Ci sono sedute consiliari che si limitano ad assolvere agli adempimenti istituzionali e altre che finiscono per raccontare, più di ogni documento ufficiale, lo stato di salute della politica cittadina. Quella andata in scena lunedì sera a Palazzo Cavarretta appartiene senza dubbio alla seconda categoria. La relazione annuale del sindaco Giacomo Tranchida, attesa dopo i rinvii delle scorse settimane, si è trasformata in un confronto lungo, acceso e spesso dai toni aspri, fotografando una distanza sempre più marcata tra maggioranza e opposizione. Prima ancora che il sindaco prendesse la parola, l’aula aveva già assunto i contorni dello scontro. I consiglieri di opposizione Maurizio Miceli, Nicola Lamia, Salvatore Daidone, Giuseppe Guaiana, Salvatore Fileccia e Gaspare Gianformaggio hanno incalzato l’amministrazione su quelli che ritengono i principali nodi irrisolti della città, dalla gestione politico-amministrativa ai rapporti sempre più complicati all’interno del Consiglio comunale. Tra gli interventi più duri quello di Gaspare Gianformaggio, che ha definito Tranchida “il male assoluto”, provocando l’immediata replica del primo cittadino, che ha richiamato l’inchiesta “Aspide”. Uno scambio che ha contribuito ad alzare ulteriormente la temperatura di una seduta già particolarmente tesa.
Le scintille non si sono però fermate al confronto con l’opposizione. Nel corso dei lavori è arrivato anche un duro attacco del capogruppo di Fratelli d’Italia Maurizio Miceli nei confronti dell’assessora Rosalia D’Alì. Miceli l’ha indicata come la possibile candidata del centrosinistra alle prossime elezioni comunali, accusandola di essere già impegnata in una campagna elettorale permanente piuttosto che nell’attività amministrativa. Un passaggio che ha inevitabilmente spostato il dibattito anche sulle prospettive politiche future, lasciando intravedere come la competizione per Palazzo d’Alì sia già iniziata, seppur con largo anticipo. Esaurita la fase delle interrogazioni, il confronto si è spostato sul piano istituzionale. A monopolizzare la scena è stato il botta e risposta tra il sindaco e il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, protagonisti ormai da mesi di un rapporto sempre più difficile. Tranchida ha liquidato le ripetute dichiarazioni sulla possibile mozione di sfiducia con una frase destinata a far discutere: «Le minacce di Mazzeo non mi fanno né caldo né freddo».
Un’affermazione che richiama una vicenda ormai al centro del dibattito politico cittadino. Da settimane il presidente del Consiglio comunale annuncia l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco entro la fine di luglio, ma il documento non è stato ancora depositato. Sullo sfondo rimangono anche le polemiche sulle presunte decadenze di alcuni consiglieri comunali, un’altra questione che negli ultimi mesi ha contribuito ad alimentare il clima di forte contrapposizione all’interno dell’aula. Quando è finalmente intervenuto, Tranchida ha scelto di concentrare il proprio intervento soprattutto sul lavoro svolto dall’amministrazione. Ha definito quello appena trascorso “un anno difficile”, segnato da un clima politico sempre più esasperato e da intimidazioni e minacce. Il sindaco non ha evitato neppure il tema del consenso. Pur riconoscendo che Trapani occupa le ultime posizioni nelle classifiche nazionali sul gradimento dei sindaci, ha sostenuto che il giudizio sull’operato dell’amministrazione non possa essere affidato esclusivamente ai sondaggi. Ha ribadito, invece, la volontà di proseguire lungo il percorso avviato nel 2018, rivendicando coerenza nelle scelte e continuità nell’azione amministrativa. Tra gli interventi indicati come simbolo di questa impostazione ha richiamato il rilancio del porto e soprattutto il progetto PinQuA destinato al quartiere Cappuccinelli, definito un intervento destinato a cambiare profondamente una delle aree più delicate della città. Investimenti che, secondo il primo cittadino, rappresentano la dimostrazione concreta di un’amministrazione che continua a programmare e a realizzare opere nonostante le difficoltà politiche.
L’immagine restituita dall’aula, tuttavia, raccontava una realtà diversa. Ad assistere alla seduta erano presenti appena tre cittadini, mentre con il trascorrere delle ore anche i banchi del Consiglio si sono progressivamente svuotati. Il dibattito è proseguito fino a oltre l’una di notte. Dopo la replica conclusiva di Maurizio Miceli, i consiglieri di opposizione hanno chiesto la verifica del numero legale e hanno successivamente abbandonato l’aula. Una richiesta che, di fatto, non avrebbe avuto alcuna conseguenza pratica, dal momento che non erano previsti atti da sottoporre a votazione. A quel punto è intervenuta la consigliera del Partito Democratico Marzia Patti, ma ormai nell’aula erano rimasti soltanto il sindaco, gli assessori e una ridotta rappresentanza della maggioranza. La relazione annuale si è così conclusa senza ricomporre una frattura politica che appare sempre più profonda. Da una parte il sindaco continua a rivendicare investimenti, opere pubbliche e la coerenza del progetto amministrativo avviato otto anni fa; dall’altra un’opposizione che contesta non soltanto i risultati raggiunti, ma soprattutto il metodo con cui l’amministrazione governa la città. Con la mozione di sfiducia ancora sullo sfondo e un confronto politico sempre più acceso, tutto lascia pensare che Palazzo Cavarretta continuerà a essere, anche nei prossimi mesi, il principale teatro dello scontro politico trapanese.