Filosofia è figo

Gianvito Pipitone

La Corda Pazza

Filosofia è figo

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venerdì 17 Luglio 2026 - 11:16

Da qualche tempo avverto l’urgenza di riprendere saldamente in mano il percorso intellettuale che avevo solo abbozzato distrattamente per buona parte degli ultimi anni. No, niente di minaccioso, per carità: lo dico a borse chiuse, per non rischiare il tracollo. Ebbene! erano gli inizi del 2021, durante la pandemia del Covid-19 – non sarà un caso, immagino – quando ho cominciato a flirtare con una mia vecchia passione, la filosofia, per troppo tempo seppellita insieme ai bellissimi ricordi del liceo classico. Certo – visto che il tempo è sempre tiranno – non poteva diventare uno studio matto e disperato: per quanto io mi ci fionderei pure a capofitto, a dire il vero. Ma un lavoro già ce l’ho. Mentre con le Lettere, figurarsi, non si è mai a proprio agio come dicono i vecchi amici latini: carmina non dant panem (o come replicano i miei amici palermitani: “senza sojdi ‘un si nni canta missa”).

Eppure, battute a parte, in questi lunghi anni qualche mattoncino l’ho ripreso e rimesso al suo posto. Ma si trattava più spesso di letture disordinate, passando di palo in frasca: dalla cicuta di Socrate al Capitale di Marx, senza a volte passare dal via: da Platone e Aristotele. E ovviamente, come per tutte le cose che si lasciano parcheggiate un po’ troppo a lungo all’addiaccio, i meccanismi si arrugginiscono e le intuizioni – o se si vuole per chi crede nel potere curativo della filosofia – i benefici ritornano a zero.

Io invece, come mi capita spesso con tutte le miei passioni intellettuali, all’inizio mi ci butto dentro “anema e core” per poi, per eccesso di passione, finirne quasi strozzato dalle mie stesse mani. E così, per contraccolpo, costretto a darmi una regolata, finisco per lasciarle parcheggiate all’incuria, prendendomi quella famosa pausa di riflessione, più o meno lunga. Esattamente quanto accaduto in questi ultimi lunghi mesi.

Senonché, l’occasione fa l’uomo ladro. Ed eccolo il frontale con il nuovo libro che promette di cambiare la vita. Arriva sempre senza preavviso, spesso preceduto da una lunga serie di delusioni. E così il manuale di Pierre Hadot del 1983 (Esercizi spirituali e filosofia antica) – pubblicato quando io avevo, niente popò di meno che otto anni, e scoperto da me solo un mesetto fa – è già nel mio hype, almeno per il momento, riproducendo su di me tutti i suoi benefici effetti taumaturgici. Oserei parlare – esagerando ovviamente – di rifondazione del mio pensiero, se la situazione non imponesse una certa cautela. E al netto dell’ironia, che qui ben ci sta, una cosa è sicura: è sempre bellissimo ricominciare daccapo con quell’entusiasmo lì. Se c’è uno a cui piace ricominciare i progetti, inquadrarli nella prospettiva più ampia, quasi totalizzante, beh, quello sono io. Il rischio, in questo tipo di operazioni, è sempre lo stesso: al primo calo di motivazione ci si ritrova con una massima di Musonio Rufo, un pensiero elaborato quasi duemila anni fa, senza sapere bene cosa farsene. Mentre – per dire – tu sei qui, ora, in questo momento, impegnato nel caos di questi tempi leggermente complicati: nel bel mezzo di un report vendite in picchiata rispetto allo scorso anno, immerso a calibrare i tuoi sforzi per evitare l’emorragia di un mercato che sfugge come una saponetta, oppure a meditare sugli incomprensibili ghiribizzi di una geopolitica e di un mondo ormai completamente fuori controllo. Beh, vecchio metodo infallibile: facciamoci una domanda e diamoci una risposta. E’ forse proprio per questo che – molto probabilmente – si sfugge al presente? e ci si rifugia in qualcosa di diverso? Probabilmente. Qualcuno si rifugia nella religione, o nella meditazione, altri -i più giovani ? – nelle donne o nel fumo, altri come me, i boomer forse … nella filosofia. Ad ognuno il suo.

Così da qualche settimana ho ripescato – riunendoli tutti insieme – i vecchi classici nascosti in libreria, quelli che un tempo mi facevano battere il cuore: l’Enchiridion di Epitteto, le Lettere a Lucilio di Seneca, e naturalmente i Pensieri di Marco Aurelio, che non ho smesso mai, a dire la verità, di spizzicare, digerendoli a piccoli bocconi. Si torna sempre sul luogo de delitto, non è forse così? Massì, esageriamo con i luoghi comuni: abundantis abundan… (cit)

E tornando seri: l’esigenza che avverto è quella di riappropriarmi di quel filo che avevo iniziato a stendere più di qualche anno fa. Non ricordo dove l’ho letto – forse in qualche scritto di Massimo Pigliucci, qualche giorno fa – anche lui racconta che, arrivato al giro di boa del mezzo secolo, ha sentito la necessità di ancorare la sua esperienza di scienziato a una pratica filosofica. E, avendo già una solida infarinatura, ha deciso di diventare stoico. Scrive – fra le altre cose – che lo stoicismo è l’unica filosofia che ti prepara davvero al momento topico della vita di ciascuno: l’incontro con la morte.

Allora, per quanto mi riguarda, non so se sia esattamente così. Anzi: direi che la paura della morte non è certo la molla che mi spingerebbe ad avvicinarmi alla filosofia. Certo, lo stoicismo la contempla, ma non è questo il punto. Nel momento in cui mi trovo, e ci troviamo tutti, in una congiuntura storica difficilmente interpretabile – volendo usare un eufemismo – credo che avvicinarsi alla filosofia possa più che altro servire da sicuro ancoraggio ad una realtà che francamente fa un pò schifo. Dove tutto sembra ormai poter succedere e niente è più escluso. Penso pertanto che la filosofia possa aiutare a meglio stabilizzare la propria personalità, a mettere a frutto un metodo per avvicinarsi a qualcosa di più vicino possibile alla “saggezza”. Non ad una parola vuota però, quanto ad avere un atteggiamento più distaccato e, per questo, più efficiente per affrontare la realtà in modo più organico, meno disordinato, meno schiavo di questa o quella passione. Certo tanta roba, non certo paragonabile a Temptation Island, o il Grande Fratello, me ne rendo conto… Ma sognare in grande non costa nulla. E penso di non sbagliarmi, su questo almeno.

In questo modo, chi come me prova a fare questa scelta, sottraendo molto spazio e tempo libero ad altre situazioni – al lavoro, in primis, e alla famiglia, e poi alle tante e troppe passioni, non ultima quelle di curare questo blog Fuori Asse – deve necessariamente trovare la forza della motivazione. Vuol dire – forse – che desidera cambiare qualcosa nella propria vita, proprio mentre il mondo esterno brucia e lavoro e stress, invece di diminuire, aumentano. Quando tutto diventa sempre più incomprensibile, specialmente per chi ha la responsabilità di tirare su i propri marmocchi. E avverte l’esigenza improrogabile di aumentare la qualità della propria vita e di chi gli sta accanto. O almeno di provarci.

E allora, per concludere, quale antidoto migliore della filosofia per sfuggire al logorio della vita moderna? È gratuita, disponibile ovunque, funziona davvero – molto più di uno scroll compulsivo che non porta da nessuna parte – ed è – diciamocelo – pure figa.

Basta poco infatti per far breccia anche nel cuore dei più scettici: come citare Socrate a memoria, con nonchalance, lasciando cadere lì che “l’unica cosa che so è di non sapere”. E poi certo: ritornare a scrollare senza che ci sia un domani …

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