Non è un paese per giovani, la Sicilia. Lo dicono i dati, lo dice la storia, anche quella recente, che ha visto per decenni partire migliaia di giovani in cerca di opportunità lavorative. Laureati, sviluppatori, esperti di marketing, designer e professionisti del digitale hanno spesso trovato all’estero le occasioni che il territorio non riusciva a offrire.
Eppure, proprio la trasformazione dell’economia digitale apre oggi una prospettiva diversa: fare della Sicilia un hub dell’innovazione e dell’industria dei servizi digitali, seguendo modelli che hanno già dimostrato di funzionare. Anche particolarmente vicino a noi. “Il caso più evidente è quello di Malta, – ci raccontano Silvia Urso e Natalia Chiaravalloti, della redazione di Giochi di Slots, – che nel giro di pochi anni è diventata uno dei principali poli europei per le imprese digitali e i servizi online”. Una regolamentazione chiara, infrastrutture tecnologiche, fiscalità competitiva e una forte capacità di attrarre investimenti hanno favorito l’insediamento di centinaia di aziende internazionali. Attorno a queste imprese si è sviluppato un ecosistema fatto di consulenza, tecnologia, servizi legali, marketing digitale, cybersecurity e innovazione.
“Non si tratta soltanto di ospitare operatori del settore, ma di creare un ambiente favorevole alla nascita di nuove imprese e startup, – continuano le esperte -, esempi europei, come Gibilterra, l’Isola di Man o città come Tallinn, in Estonia, dimostrano come i servizi digitali possano diventare un motore di crescita economica se accompagnati da politiche pubbliche lungimiranti e da una forte collaborazione tra istituzioni, università e imprese”.
Un’occasione per creare lavoro qualificato e fermare la fuga dei giovani
E le basi, per questo cambiamento, ci sono tutte. Le università siciliane formano ogni anno professionisti nei settori dell’informatica, dell’ingegneria, dell’economia e della comunicazione, mentre il costo della vita rimane inferiore rispetto a molte altre realtà europee. A questo si aggiungono una posizione geografica strategica e una qualità della vita che potrebbe rappresentare un elemento di forte attrazione anche per lavoratori internazionali. E uno stop a numeri sempre più critici: dal 2019, secondo CGIL Sicilia
E l’industria dei servizi digitali può fermare tutto questo, grazie alla sua richiesta di personale diversificato. Accanto agli sviluppatori software lavorano data analyst, esperti di intelligenza artificiale, matematici, grafici, specialisti UX/UI, professionisti del digital marketing, customer care multilingue, legali, esperti di compliance e cybersecurity. Si tratta di occupazioni altamente qualificate, spesso ben retribuite e con concrete prospettive di crescita.
“La presenza di aziende del settore potrebbe inoltre favorire la nascita di nuove imprese locali, – ragionano Silvia Urso e Natalia Chiaravalloti di Giochi di Slots -, alimentando un circolo virtuoso di innovazione e occupazione. Incubatori, acceleratori e centri di ricerca potrebbero collaborare con le università siciliane, offrendo ai giovani percorsi professionali senza costringerli a trasferirsi all’estero o nel Nord Italia”.
L’obiettivo non sarebbe semplicemente creare nuovi posti di lavoro, ma costruire una filiera tecnologica capace di generare competenze esportabili anche in altri comparti dell’economia digitale. Per innescare un circolo virtuoso che potrebbe cambiare la storia della nostra isola. E che potrebbe riscrivere, grazie all’industria dei servizi digitali e alla sua filiera tecnologica, un futuro che sembra già scritto.