Quello che sta accadendo in queste ore al Consiglio comunale di Trapani, è qualcosa di politicamente surreale. Il dibattito si sta infiammando attorno alla vicenda della decadenza di alcuni consiglieri comunali di maggioranza. La conferenza dei capigruppo riunita ieri pomeriggio per esaminare le posizioni degli eletti assenti in maniera consecutiva a più sedute dell’Assise Civica ha prodotto un esito destinato a far discutere e ad aprire un nuovo fronte di scontro all’interno dell’assemblea.
La vicenda
Degli otto consiglieri inizialmente coinvolti nella procedura, saranno 5 a dover affrontare il giudizio dell’Aula: Giovanni Parisi, Angela Grignano, Andrea Genco, Marzia Patti e Vincenzo Guaiana, tutti, appunto, esponenti della maggioranza fedele al sindaco Giacomo Tranchida. Diverso l’esito per gli altri tre casi esaminati. La richiesta di decadenza nei confronti di Totò Braschi è stata archiviata, mentre per Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera – da pochi giorni passata all’opposizione – non verrà avanzata alcuna proposta di decadenza. La conferenza dei capigruppo ha votato a maggioranza di 12 presenti, anche se in realtà ne erano richiesti 13. Il tutto sotto la guida del Presidente del Consiglio comunale, Alberto Mazzeo (passato anch’egli all’opposizione), che ha gestito la riunione e quello che ne ha prodotto. Una decisione che ha provocato la dura reazione dei consiglieri interessati e dei gruppi che li sostengono, convinti che siano stati adottati criteri differenti nella valutazione delle giustificazioni presentate.
I malumori dei consiglieri di opposizione
“Quando le stesse regole vengono interpretate in modo diverso a seconda di chi le invoca, non siamo più davanti a una questione amministrativa ma a un problema di credibilità delle istituzioni”, affermano i consiglieri di maggioranza in una nota. Nel dettaglio, viene contestato il fatto che per Carpinteri sia stata considerata valida, oltre alla motivazione politica, la circostanza di trovarsi fuori sede, mentre per La Barbera sarebbe stata ritenuta sufficiente la documentazione relativa alla scadenza della propria casella PEC.
Disparità di trattamento tra maggioranza e opposizione
Secondo i consiglieri coinvolti nella procedura, non sarebbe stato riservato lo stesso trattamento alle motivazioni presentate dagli altri colleghi. In particolare, vengono richiamate le ragioni di salute della consigliera Marzia Patti, corredate da certificazione medica e documentazione delle comunicazioni effettuate, quelle del consigliere Giovanni Parisi, affetto da patologie cardiache, le motivazioni lavorative addotte da Vincenzo Guaiana e le ragioni politiche avanzate da Angela Grignano e Andrea Genco. Quest’ultimo, inoltre, avrebbe riferito di aver subito minacce in relazione agli argomenti trattati nelle sedute consiliari oggetto della contestazione, episodi che sarebbero stati denunciati alle autorità competenti e che avrebbero generato timori per la propria incolumità personale. “La disparità di trattamento è inaccettabile – sostengono – e dimostra come questa vicenda abbia ormai assunto una dimensione politica e personale, lontana dai principi di imparzialità che dovrebbero guidare ogni decisione istituzionale”.
Il ruolo di Mazzeo
Nel mirino finisce anche il presidente del Consiglio comunale, Alberto Mazzeo. Secondo i consiglieri, il presidente avrebbe deciso di rinviare la questione all’esame dell’Aula nonostante, a loro dire, il regolamento e lo Statuto prevedessero una diversa procedura decisionale. Contestata in particolare la questione relativa al quorum necessario per assumere una decisione in sede di conferenza dei capigruppo. “Ha demandato ad altri decisioni che avrebbero dovuto essere assunte nel rigoroso rispetto delle norme”, sostengono i firmatari della nota.
Cosa accadrà?
Adesso sarà il Consiglio comunale a pronunciarsi definitivamente sui cinque casi rimasti aperti. C’è da dire che il gruppo consiliare “Trapani al Centro”, ormai smantellato dopo l’addio di La Barbera, era contrario a portare il caso all’esame dell’Aula. Ma la battaglia appare tutt’altro che conclusa. I consiglieri interessati annunciano infatti di essere pronti a tutelare le proprie ragioni in tutte le sedi competenti, compreso il Tribunale Amministrativo Regionale e difatti hanno subito fatto ricorso alla Procura della Repubblica. “Le regole valgono per tutti oppure non valgono per nessuno. Quello che si sta consumando è un sopruso politico finalizzato a meri ricollocamenti che rischia di sovvertire principi democratici e costituzionali. Simili abusi non possono trovare accoglimento né essere tollerati in un Paese democratico”, concludono. La parola passa ora all’Aula consiliare, chiamata a esprimersi su una vicenda che, oltre agli aspetti regolamentari, rischia di incidere profondamente sugli equilibri politici del Consiglio comunale.