Sanità trapanese, rivoluzione obbligatoria: senza adeguamento si rischia la revoca dell’accredito

redazione

Sanità trapanese, rivoluzione obbligatoria: senza adeguamento si rischia la revoca dell’accredito

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domenica 19 Aprile 2026 - 07:00

Dal 16 marzo 2026 il sistema sanitario italiano entra in una nuova fase: è infatti pienamente operativo il Decreto Interministeriale n. 232 del 15 dicembre 2023, attuativo della Legge Gelli-Bianco (24/2017), che introduce una disciplina organica su coperture assicurative e gestione del rischio sanitario. Un passaggio definito cruciale da CIFA Italia – sezione provinciale di Trapani – e dall’Unione Nazionale Professionisti Italiani (UNPI) Sicilia, che lanciano un chiaro allarme alle strutture del territorio. Il provvedimento segna un cambio radicale anche nella sanità trapanese: non sarà più sufficiente trasferire il rischio alle compagnie assicurative, ma ogni struttura sanitaria e sociosanitaria, pubblica o privata, dovrà dotarsi di un sistema interno strutturato di risk management.

La gestione del rischio

“È un vero cambio di paradigma – spiega Francesco Cusenza, dirigente sindacale ed esperto del comparto – che impone nuove competenze, investimenti e una diversa cultura organizzativa”. Tra le novità principali, l’obbligo di istituire funzioni dedicate alla gestione del rischio e alla valutazione dei sinistri, coinvolgendo figure multidisciplinari: esperti medico-legali, giuristi e tecnici attuariali. L’obiettivo è duplice: ridurre il contenzioso e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie. Non meno rilevante è l’aspetto contabile. Le strutture che scelgono di gestire direttamente il rischio dovranno istituire due strumenti fondamentali: il fondo rischi, per i sinistri potenziali non ancora denunciati, e il fondo riserva sinistri, per quelli già aperti ma non ancora liquidati. Fondi che dovranno essere costantemente aggiornati e certificati da un revisore legale, introducendo nei bilanci sanitari criteri tipici del settore assicurativo.

Le criticità del sistema sanitario

“Questa è una delle criticità più rilevanti, soprattutto per le realtà meno strutturate – sottolinea Cusenza –. La corretta gestione di questi fondi è un presidio di legalità e trasparenza, oltre che un obbligo tecnico”. Il decreto rafforza anche gli obblighi di trasparenza: le strutture saranno tenute a pubblicare i dati sui risarcimenti liquidati negli ultimi cinque anni, con inevitabili ripercussioni anche sul piano reputazionale. Terminato il periodo transitorio, tutte le strutture avrebbero già dovuto adeguarsi entro il 16 marzo 2026. In caso contrario, le conseguenze possono essere pesanti: dal rischio di perdita dell’accreditamento istituzionale fino alla sua revoca, oltre alla configurazione di gravi carenze organizzative. “Il rischio è concreto – avverte Cusenza –. Senza un sistema efficace di gestione del rischio, anche gli amministratori possono essere chiamati a rispondere direttamente”.

L’appello di Cifa e Unpi

Non solo: modelli organizzativi inadeguati possono risultare inefficaci anche ai sensi del D.Lgs. 231/2001, esponendo le strutture a sanzioni sul piano della responsabilità amministrativa. Da qui l’appello di CIFA Trapani e UNPI Sicilia: è necessario un adeguamento immediato e consapevole. “Non si tratta solo di rispettare una norma – conclude Cusenza – ma di migliorare la governance sanitaria, tutelare i pazienti e garantire la sostenibilità del sistema. Il tempo delle proroghe è finito”. Le due organizzazioni si dichiarano disponibili a supportare strutture e operatori in questo delicato percorso di adeguamento, per una corretta applicazione della normativa e una gestione più efficiente e sicura del sistema sanitario.

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