La vicenda torna a far discutere e riaccende i riflettori su uno dei paesaggi più identitari del Trapanese: la Riserva delle Saline tra Trapani, Paceco e Misiliscemi. A riportarla al centro del dibattito pubblico è un esposto formale che solleva interrogativi articolati e tutt’altro che marginali, toccando aspetti amministrativi, ambientali e contabili della gestione dell’area protetta. L’iniziativa porta la firma di Stefano Ruggirello, già vicesindaco e consigliere comunale di Paceco, che lo scorso 26 marzo ha trasmesso il documento a un ampio ventaglio di destinatari istituzionali. Non solo enti locali e regionali, ma anche la magistratura, la Prefettura e la Corte dei Conti sono stati chiamati in causa, insieme all’assessorato regionale all’Ambiente e agli ordini professionali competenti. Coinvolte, inoltre, alcune tra le principali associazioni ambientaliste nazionali, da Legambiente al FAI, passando per LIPU e Italia Nostra, a conferma della rilevanza e della delicatezza delle questioni sollevate.
L’esposto: cosa prevede
Il cuore dell’esposto è rappresentato da una richiesta di verifiche approfondite sulla legittimità degli atti e sul funzionamento complessivo dell’ente gestore della Riserva. Tra i punti più sensibili emerge quello relativo alla direzione: si chiede di accertare se il direttore sia in possesso dei requisiti previsti dalla normativa regionale, in particolare titoli di studio coerenti con l’ambito ambientale o naturalistico. In assenza di tali requisiti, viene prospettata l’ipotesi – tutta da verificare – di una possibile invalidità degli atti adottati. A questo si aggiunge un rilievo sulla trasparenza amministrativa, con riferimento alla mancata pubblicazione dei curricula sui portali istituzionali.
La gestione delle risorse pubbliche: il nodo
Altrettanto rilevante è il capitolo dedicato alla gestione delle risorse pubbliche. L’esposto invita a fare chiarezza sulla consistenza reale del personale impiegato dall’ente nel corso degli anni, a partire dal 1994, e sulla corrispondenza tra i dati dichiarati e quelli utilizzati per l’accesso ai finanziamenti. Eventuali incongruenze, si sottolinea, potrebbero incidere sul rispetto dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione. Non meno controversa appare la questione legata all’affidamento della gestione della Riserva. Secondo quanto segnalato, l’attuale assetto sarebbe privo di una scadenza definita, configurando una proroga di fatto “sine die” che potrebbe risultare incompatibile con la normativa sugli appalti. Un aspetto che si inserisce in un quadro più ampio, mentre a livello regionale si discute una possibile riforma del sistema di gestione delle aree protette, ritenuto da alcuni ormai superato.
I rapporti tra enti e il ruolo dei comuni
Il documento entra poi nel merito della convenzione che regola i rapporti tra enti, evidenziando quella che viene descritta come una mancata attuazione di alcuni strumenti fondamentali, a partire dal tavolo tecnico permanente. Viene inoltre segnalata l’assenza di procedure per il riconoscimento degli indennizzi ai cittadini soggetti ai vincoli ambientali, una questione che incide direttamente sull’equilibrio tra tutela del territorio e diritti delle comunità locali. Nel mirino anche il ruolo dei Comuni, accusati, seppur in via ipotetica e subordinata a verifiche, di aver recepito in più occasioni i pareri dell’ente gestore senza un’autonoma valutazione da parte delle commissioni competenti. Una prassi che, qualora confermata, potrebbe esporre le amministrazioni a profili di responsabilità. Non manca infine un focus sugli aspetti ambientali più concreti. L’esposto chiede di verificare la regolarità degli scarichi reflui in due strutture operative interne alla Riserva, il centro visite “Mulino Maria Stella” e la sede di Nubia, entrambe situate in aree di particolare sensibilità ecologica.
Malcontento diffuso
Accanto ai rilievi tecnici, emerge anche un malcontento diffuso sul territorio. Si parla di cittadini penalizzati da vincoli percepiti come non accompagnati da adeguate compensazioni e di una gestione ritenuta non uniforme tra le diverse aree della Riserva. Una situazione che avrebbe alimentato tensioni con operatori economici e residenti, contribuendo a un clima di conflitto ormai radicato. Nelle conclusioni, l’esposto assume anche un tono interrogativo e politico, lasciando aperta una questione significativa: quante richieste di indennizzo o risarcimento sono state effettivamente avviate in oltre trent’anni di gestione? Da qui la richiesta di verifiche ispettive, audizioni e interventi urgenti, con il coinvolgimento anche degli organi regionali e del Prefetto. Ora la parola passa alle istituzioni, chiamate a fare chiarezza su una vicenda che riguarda non solo la correttezza amministrativa, ma anche il futuro di uno dei patrimoni ambientali più preziosi del territorio trapanese. Una partita complessa, destinata con ogni probabilità a svilupparsi ulteriormente nelle prossime settimane.