“Voi siete noi, noi siamo voi. Il Comune deve aprire le porte ai cittadini e risvegliare la partecipazione. I cittadini devono tornare ad avere voce”. È con queste parole che Gioacchina Catanzaro ha ufficializzato la propria candidatura a sindaco di Campobello di Mazara, presentando il progetto civico progressista che punta a costruire un’alternativa nel prossimo confronto elettorale. Un messaggio identitario, che mette al centro il rapporto tra istituzioni e comunità e che richiama con forza il tema della partecipazione come leva per una nuova fase amministrativa. Alla base della scelta di scendere in campo c’è un percorso personale e professionale che la candidata ha deciso di rimettere a disposizione della propria città. “Mano da tanto tempo da Campobello, ma resta il mio paese – spiega –. Ho visto lo sconforto di vivere in un territorio che ha bisogno di essere risvegliato e della partecipazione dei cittadini. Ho pensato di poter mettere a disposizione le mie competenze per dare una discontinuità”.
Il progetto si colloca nell’area civica progressista e si propone come un percorso aperto, fondato su legalità, pianificazione e sviluppo del territorio. “La legalità è il primo punto, intesa come rispetto delle regole. Poi serve pianificazione: un territorio senza conoscenza e programmazione non può svilupparsi”. Particolare attenzione viene riservata alle frazioni di Tre Fontane e Torretta Granitola, considerate strategiche per il rilancio turistico e sociale, ma anche al cuore urbano di Campobello, che – nelle parole della candidata – “va rimesso in moto, con servizi adeguati anche in ambito sanitario e con opportunità per tutte le fasce della popolazione”. Accanto alla candidatura di Catanzaro, il sostegno politico si struttura attorno a un fronte che punta sul radicamento territoriale e su un’idea di cambiamento. “Questa candidatura nasce dal territorio – sottolinea l’onorevole Cristina Ciminnisi – non è una scelta maturata nei palazzi. È una proposta alternativa per chi vuole davvero un cambiamento per Campobello. È l’inizio di un nuovo percorso per la città”.
Sulla stessa linea l’intervento dell’onorevole Dario Safina, che ha posto l’accento sulla necessità di superare dinamiche politiche consolidate. “La volontà è quella di fare una Campobello libera, lontana dai meccanismi di potere che l’hanno gestita sino a ieri – afferma – e di costruire una comunità capace di creare rete, servizi e sviluppo”. Safina parla apertamente di una nuova impostazione politica, fondata su un rapporto diretto con i cittadini: “Abbiamo scelto di fare un’alleanza non con il ceto politico, ma con i cittadini. Questa è la vera novità del progetto”. E guarda anche al dato politico emerso dal recente referendum come segnale di un cambiamento possibile: “C’è un pezzo di società che chiede discontinuità. Dobbiamo partire da lì, parlare a quella parte di cittadini e costruire un linguaggio nuovo”. Poi l’affondo finale, che fotografa con una metafora lo stato attuale della macchina amministrativa:
“Se sapremo intercettare questa domanda di cambiamento, potremo scrostare il Comune da qualche ragnatela”. Un passaggio che sintetizza il senso politico dell’iniziativa: superare assetti considerati statici e aprire una fase amministrativa che rappresenti un cambiamento sostanziale.