Un’interrogazione parlamentare accende i riflettori sull’Arcipelago delle Egadi e, in particolare, su Favignana, dove secondo i firmatari sarebbe in atto una pressione autorizzativa “massiccia e indiscriminata” che rischia di compromettere in modo irreversibile il delicato equilibrio ambientale e paesaggistico delle isole. L’interrogazione è stata depositata il 19 marzo scorso e porta le firme dei deputati Ciminnisi, Adorno, Cambiano, Campo, De Luca, Di Paola, Gilistro, Marano, Schillaci e Sunseri. L’atto ispettivo, presentato all’Assemblea regionale siciliana e rivolto al Presidente della Regione, all’assessore al Territorio e Ambiente e all’assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana, punta il dito contro un numero ritenuto allarmante di pratiche: circa 500 istanze, tra concluse e ancora in corso, relative a concessioni demaniali marittime, autorizzazioni per opere in prossimità del demanio marittimo e progetti per la realizzazione di strutture ricettive in aree particolarmente sensibili.
Sotto accusa Cala Rotonda, Pirreca e Previto
Tra i casi citati nell’interrogazione figurano località come Cala Rotonda, Pirreca e Previto, aree che ricadono in un contesto di tutela particolarmente rigoroso. L’intero arcipelago, infatti, è quasi integralmente compreso nei siti della Rete Natura 2000 ed è sottoposto anche alle prescrizioni del Piano Paesaggistico Regionale. Secondo i parlamentari firmatari, però, nonostante questi vincoli si starebbe consolidando una prassi amministrativa considerata molto pericolosa: la chiusura positiva delle Conferenze di servizi semplificate attraverso il meccanismo del silenzio-assenso endo-procedimentale, dovuto — si legge nell’atto — alla mancata espressione di pareri da parte di uffici chiave come la Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani, l’Asp di Trapani e lo stesso Assessorato regionale al Territorio e Ambiente.
“Strutture stagionali che diventano permanenti”
Uno dei punti centrali dell’interrogazione riguarda il fenomeno delle strutture nate come stagionali, ma che, attraverso il ricorso alla richiesta di mantenimento anche nel periodo invernale, finirebbero per trasformarsi di fatto in insediamenti permanenti. Una dinamica che, secondo i firmatari, produce effetti pesanti: da un lato impedisce il ripristino naturale dei luoghi, dall’altro altera il paesaggio costiero e sottrae il litorale alla fruizione collettiva per tutto l’anno, aumentando in modo costante la pressione antropica su un territorio fragile.
Allarme sanitario e rischio per le falde
Nell’atto si evidenziano anche forti criticità sul piano igienico-sanitario e ambientale. Le isole, infatti, scontano l’assenza di adeguate reti idriche e fognarie pubbliche, circostanza che renderebbe potenzialmente molto impattanti nuovi insediamenti turistici o stagionali. Tra le principali preoccupazioni figurano l’utilizzo di serbatoi idrici e di fosse settiche tipo Imhoff, spesso da collocare fuori terra e, in alcuni casi, in aree difficilmente raggiungibili dai mezzi di spurgo. A questo si aggiunge il sospetto, oggetto di diverse segnalazioni, del possibile scavo di pozzi per l’attingimento alle falde sotterranee, una pratica ritenuta estremamente delicata in un territorio che soffre già di una cronica scarsità di risorse idriche.
La richiesta: moratoria immediata
Per i firmatari, il nodo politico e amministrativo è chiaro: autorizzare oggi senza una cornice di pianificazione compiuta rischia di rendere inutile ogni futuro strumento di governo del territorio. In particolare, si richiama il ritardo nell’approvazione dei Piani di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime (PUDM), la cui assenza — sostengono i deputati — starebbe aprendo la strada a una “lottizzazione” di fatto del territorio. Da qui la richiesta alla Regione di valutare una moratoria immediata per le nuove concessioni e per le autorizzazioni di opere in prossimità del demanio marittimo, almeno fino alla piena operatività del PUDM.
Il nodo del silenzio-assenso
Particolarmente duro il passaggio sull’uso del silenzio-assenso in aree protette e ad alta sensibilità ambientale. Nell’interrogazione si sostiene che questo meccanismo, sebbene formalmente previsto, rischierebbe di svuotare di significato il ruolo di enti chiamati a tutelare salute, ambiente e paesaggio. I firmatari richiamano anche orientamenti della Corte di Giustizia europea, del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale, sottolineando come, in materia ambientale e sanitaria, sia spesso necessaria una valutazione espressa, chiara e motivata da parte delle amministrazioni competenti.
Le verifiche chieste alla Regione
Con l’interrogazione si chiede infine al governo regionale di chiarire se intenda:
- contrastare il fenomeno del mantenimento invernale delle strutture stagionali;
- verificare la compatibilità delle autorizzazioni con gli strumenti urbanistici e con il Piano di Gestione “Isole Egadi”;
- accertare il rispetto delle prescrizioni paesaggistiche e ambientali;
- monitorare il reale impatto di impianti privi di allacci fognari e idrici;
- riesaminare in autotutela i titoli rilasciati senza pareri espressi;
- valutare la compatibilità del silenzio-assenso con la normativa europea e con il principio di tutela effettiva sancito dall’articolo 9 della Costituzione.
Ciminnisi: “Il silenzio-assenso rischia di lasciare la costa senza controlli”
«Il boom di richieste di concessioni demaniali lungo le coste siciliane mette in luce un problema generale: la legge prevede il silenzio-assenso, e così centinaia di chilometri di costa rischiano di essere trasformati senza controlli reali». Lo afferma la deputata regionale trapanese del M5S Cristina Ciminnisi, che ha presentato un’interrogazione sul caso delle Egadi. «A Favignana – spiega Ciminnisi – sono arrivate centinaia di richieste per concessioni marittime e interventi in aree di grande pregio naturale. Il silenzio-assenso, pensato per semplificare le procedure, può diventare un automatismo (rpt corretta) pericoloso: senza pareri espliciti degli enti competenti, si rischia di autorizzare lavori anche in zone delicate». «Non è un no allo sviluppo – sottolinea – ma è necessario capire che il problema nasce dalla legge e dalla inerzia degli enti competenti, non dai cittadini o dalle imprese che chiedono di investire. Serve che la Regione verifichi ogni concessione, valuti l’impatto ambientale e si attivi per evitare che la normativa attuale si trasformi in un liberi tutti (rpt corretta)». «Le Egadi sono solo un esempio: lo stesso rischio riguarda tutte le coste siciliane, dalle Eolie alle Pelagie, fino a Ustica e Pantelleria. Senza interventi chiari e controlli rigorosi, procedure pensate per velocizzare lo sviluppo rischiano di diventare scorciatoie che mettono a rischio il nostro patrimonio naturale» conclude la deputata.