Il tributo personale e appassionato dei Musicanti a Franco Battiato

Francesco Vinci

Il tributo personale e appassionato dei Musicanti a Franco Battiato

Condividi su:

mercoledì 25 Marzo 2026 - 07:07

Un tributo personale, febbrile e appassionato a Franco Battiato – alla sua musica e alla sua figura di eccellenza siciliana – quello che i Musicanti di Gregorio Caimi hanno realizzato sabato scorso al Teatro Sollima, prodotto dallo stesso gruppo musicale e dal Movimento Artistico Culturale, con la regia di Giada Costa. Non il solito più o meno canonico omaggio (come se ne sono visti e sentiti ormai fin troppi) all’artista e compositore isolano, ma ben due ore fittissime di musica – tra cover di repertorio, citazioni, riferimenti biografici e qualche nota a margine per introdurre alcuni pezzi – mentre sullo sfondo scorrevano, alternandosi a un collage di frammenti e video storici, le immagini del videoclip di Cancia (un brano originale del gruppo), quasi un album dei ricordi dei Musicanti stessi.

Un evento che ha ripercorso molte tappe della straordinaria e variegata parabola musicale di Battiato, grazie all’ormai collaudato organico dei Musicanti, composto da Dario Li Voti alla batteria, Gianluca Pantaleo al basso, Natale Montalto alla fisarmonica, Enzo Toscano al violoncello, Maria Luisa Pala ai flauti, Francesca Gatto alle tastiere, Gregorio Caimi alle chitarre e da Riccardo Sciacca e Debora Messina alle voci.

“E ti vengo a cercare”, il titolo scelto, suona quasi lapidario per un concerto che rende omaggio a una delle personalità più complesse e forse meno etichettabili della musica italiana.

E così, l’attraversamento di questo nuovo viaggio intorno all’inconfondibile universo musicale di Franco Battiato si è fatto, ancora una volta, piuttosto emozionante: dal piccolo melologo iniziale di Fetus agli ormai classici Cuccurucucù e Stranizza d’amuri, per poi approdare al ritmo contagioso di Voglio vederti danzare, e con la giusta dose di ironia ritornare allo “stile dionisiaco” di Sentimiento nuevo, passando per L’Era del Cinghiale Bianco e No time No space, fino a inforcare i proverbiali occhiali da sole carismatici e misteriosi di Bandiera bianca, e poi giungere naturalmente a La cura. In coincidenza con la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, non poteva poi mancare anche il Battiato più ‘impegnato’ con la cover di Povera Patria. O quello per così dire più ‘politico’ di Inneres Auge.

Prezioso, tra l’altro, il ‘recupero’ di una delle canzoni forse un po’ meno popolari del repertorio battiatesco come Veni l’autunnu, con il suo bellissimo e arcano finale in arabo che Riccardo Sciacca ha intonato in modo davvero magistrale.

Uno dei momenti più intensi di questo tributo è stata la performance, a metà serata, della corale Carpe Diem diretta da Fabio Gandolfo che – con la partecipazione del soprano Roberta Caly – ha interpretato Oceano di silenzio, tra i brani che danno più nettamente conto dei continui sconfinamenti di Battiato dal pop verso una dimensione ‘colta’ della musica, oltre che della sua incessante ricerca spirituale.

Un concerto, dunque, ricco di lingue e linguaggi musicali tendenzialmente diversi, all’insegna della contaminazione (proprio nella cifra tipica del Battiato che più ci piace) in cui ha trovato spazio anche un ulteriore piccolo omaggio a Giuni Russo, attraverso l’interpretazione di due delle sue canzoni, La sua figura e Strade parallele.

Sempre nel solco del tributo a Battiato, l’ensemble ha poi eseguito anche tre brani originali del repertorio dei Musicanti: come a voler testimoniare il grande debito di riconoscenza, se non una vera e propria impronta ereditaria, contratto da parte del gruppo nei confronti del Maestro di Riposto. Che nelle battute finali, non a caso, Gregorio Caimi ha definito letteralmente un “padre artistico”.

ph. Peppe Farina

Condividi su:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta