Una città spenta

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Una città spenta

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sabato 07 Febbraio 2026 - 07:30

Nelle nostre città non funziona niente. Ce lo diciamo tutti spesso. O meglio: le cose funzionano a tratti, come l’illuminazione pubblica quando decide, ogni tanto, di ricordarsi di esistere. Non è un’eccezione italiana, anzi: Marsala è lo specchio fedele di un Paese in cui un’Amministrazione comunale sta cambiando, e non in meglio. I Comuni perdono operai, tecnici, manutentori. Perdono le braccia e le competenze pratiche. In compenso restano – e spesso si moltiplicano – funzionari e dirigenti. Utili, certo, ma incapaci di tappare una buca, riparare un cavo, sistemare un lampione o potare dei rami. E così si vive di bandi, affidamenti esterni, proroghe e attese infinite. Le strade si dissestano, il verde pubblico viene “curato” da ditte esterne con risultati spesso discutibili. Ad esempio, una legge del 2010 obbliga i Comuni ad avere un agronomo interno per evitare potature selvagge. Ma questo ancora oggi non avviene e il risultato? Alberi mutilati e tempi che si allungano. E’ una costante alquanto snervante. Poi c’è il buio vero. Intere vie del centro, come la zona della Mergellina, sono senza luce dalla scorsa estate: cavi deteriorati, l’Ufficio Lavori Pubblici è in emergenza per la scarsità di personale, e chi abita in queste vie vive in sicurezza ridotta e disagio quotidiano.

Fa paura anche solo parcheggiare la propria auto o tornare a casa la sera. Non è cattiva volontà: è un sistema che non regge più. Forse è il momento di fermarsi e riflettere sulla città che vogliamo. Prenderci cura dei luoghi in cui viviamo, pretendere attenzione e decoro, chiedere amministratori seri e competenti. Uno dei pochi strumenti ancora efficaci resta il voto: andare alle urne non è un obbligo civico astratto, è un atto concreto per dire basta all’indifferenza. La credibilità è in crisi, ma il cambiamento comincia da noi: anche solo accendendo la luce su ciò che ci circonda. Forse è il momento di fermarsi e riflettere sulla città che vogliamo davvero vivere. Prenderci cura dei luoghi che abitiamo, pretendere maggiore attenzione e decoro, chiedere amministratori seri, competenti e responsabili, che non si perdano solo in poco credibili giochi politici a cui i cittadini non credono più, anche se poi vanno a votare l’amico o il parente perchè “non ne possono fare a meno”. Recarsi alle urne non è un obbligo civico astratto ma un atto concreto per dire basta all’indifferenza e ai compromessi che hanno ridotto le nostre città a sopravvivere giorno per giorno.

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