Cara me, anzi mini me,
è un po’ di tempo che vorrei scriverti ma non ne ho avuto il tempo. O il coraggio.
Ho ripensato tanto a te, al tuo carattere, alle tue aspettative, ai tuoi sogni.
Se si sono avverati, mi chiedi. No, almeno non tutti. Non li ricordo quasi nemmeno più. Parlavi di due figli, un marito, un bell’appartamento. Ci sono tutti, questi. E volevi diventare una scrittrice. Questo manca.
Così come manchi tu. Ribelle, anticonformista e completamente indifferente ai giudizi della gente. Ti ricordi quando volevi scappare da casa, a sette anni, e avevi preparato uno zainetto con le brioscine, l’acqua e i biglietti da visita dei tuoi genitori? Forse pensavi di dimenticarti di loro, un giorno. E hai pensato che sarebbe stato meglio portarsi dietro un loro ricordo. Mi pare giusto.
Sai che la notte, prima di dormire, preparo con la mente uno zainetto per le emergenze? Ridicolo, lo so. Me l’ha insegnato tua nonna. Ti ricordi quando teneva sempre una borsa accanto alla porta di ingresso, già pronta se mai ci fosse stato un terremoto e si doveva scappare in fretta? Questa cosa ora ce l’ho io. Non è un’ansia. La definirei più che altro un esercizio per la mente. Essere pronti quando non c’è tempo per esserlo.
Eri così pignola. Le ciabatte dovevano stare una accanto all’altra. Ora non lo sono più. O forse lo sono solo in certe cose. In compenso, mia figlia Chiara è precisa almeno quanto lo eri tu. Ordinata nello studio e nelle discipline.
Nina no. Avrà ereditato altri aspetti del tuo carattere. Tipo il tuo nervosismo tutte quelle volte in cui ti davano fastidio gli orli delle mutandine, le etichette delle canottiere intime, le cuciture dei calzini e i jeans appena tirati fuori dalla lavatrice. O quando non ti piaceva come ti vestivano e allora, davanti allo specchio dell’ ascensore, ti spogliavi gridando come una pazza.
Ecco, Nina ti somiglia in questo.
Mi manchi, sai. Siamo così lontane che non ricordo più come eri fatta. Eri difficile, vero. Ma educata, studiosa e caparbia. Vorrei avere ancora la tua testa dura, invece la vecchiaia, la maternità, la stanchezza mi rendono più morbida, più tollerante, più permissiva. E non sempre è un bene.
Ancora ora, però, se mi fanno arrabbiare sono guai per tutti. Ero così da piccola? Non lo ricordo più.
Sarebbe bello rivederti. Chissà se deluderei le tue aspettative. Chissà se saresti orgogliosa di me. Chissà se mi guarderesti con stima. Chissà se ti piacerei come mamma e se le mie figlie sono come le avevi immaginate. Chissà se sarei una grande delusione. Volevi fare qualcosa di grande. E invece.
Ci ritroveremo, un giorno. Quando il mio corpo si incurverà, i miei capelli si assottiglieranno sempre di più, la mia pelle smetterà di sfidare le leggi gravitazionali. Quando il mio cervello tornerà ad essere elementare, a ragionare come ragionano i bambini, a comprendere solo quello che vuole comprendere e a riconoscere solo quello che vuole riconoscere.
Ci ritroveremo. Per gli altri forse sarò pazza. Malata. O semplicemente vecchia. Per me sarà come tornare alle origini, tornare da te. E magari sarò ancora ribelle, anticonformista e completamente indifferente ai giudizi della gente. E per me, magari, andrà ancora bene così. Chissà.