I Guardiani contro Pellegrino: “Zero euro per la viticoltura e Forza Italia stappa lo spumante”

redazione

I Guardiani contro Pellegrino: “Zero euro per la viticoltura e Forza Italia stappa lo spumante”

Condividi su:

lunedì 26 Ottobre 2026 - 11:23

Il Direttivo dell’associazione “I Guardiani del Territorio” scrive all’onorevole Pellegrino per contestare l’assenza di fondi destinati alla viticoltura nella recente manovra finanziaria regionale. Una lettera dai toni ironici e pungenti, che chiede interventi concreti a sostegno dei viticoltori e delle cantine sociali del territorio:

“Onorevole Pellegrino, ci perdoni se cominciamo con un brindisi. Lo facciamo in Suo onore, perché i comunicati con cui in questi giorni ha commentato le variazioni di bilancio approvate dall’ARS hanno il suono inconfondibile di un tappo che salta: «risultato politico raggiunto», «segnale concreto», «risorse concrete per difendere il lavoro e le imprese siciliane». Nunc est bibendum, cantava Orazio: ora bisogna bere. Ci consenta allora una sola domanda, da viticoltori a capogruppo: con quale vino ha brindato? Perché se era vino siciliano, sappia che chi lo ha prodotto da questa manovra non ha ricevuto nemmeno il tappo.

I numeri, che Lei stesso ha elencato con legittimo orgoglio, sono questi: una manovra da circa 1,4 miliardi; 50 milioni al comparto cerealicolo; 20 milioni per il caro carburante agricolo; 16 milioni alla pesca; 5 milioni per il maltempo; interventi straordinari per i consorzi di bonifica. E per la viticoltura? Zero euro. Non pochi, non insufficienti, non «un primo segnale»: zero. La cifra tonda per eccellenza, l’unica che non ha bisogno di arrotondamenti. Eppure il 6 ottobre, in Commissione Bilancio, sul tavolo c’erano 19 milioni per i soci conferitori delle cantine sociali. Lei, allora, parlava di «segnale concreto per un settore chiave come l’agricoltura». Poi, tra la Commissione e l’Aula, il vino è evaporato. A Marsala conosciamo bene il fenomeno: si chiama la parte degli angeli, quella quota di vino che nelle botti di invecchiamento se ne va in vapore e che si accetta come tributo al tempo. Ma gli angeli, Onorevole, si prendono qualche punto percentuale.

Qui si sono presi tutto, botte compresa. Nel Suo post Lei scrive che «sostenere questi settori significa difendere il lavoro, le imprese e il futuro economico dei nostri territori». Ne prendiamo atto, e applichiamo la logica elementare: se sostenere significa difendere, non sostenere significa abbandonare. È questo il messaggio che il capogruppo del partito del Presidente della Regione intende mandare a migliaia di famiglie della provincia più vitata d’Italia? Non vogliamo essere ingenerosi con i cerealicoltori, che di quei 50 milioni avevano bisogno e ai quali va la nostra solidarietà. Ma il quadro che ne esce ricorda irresistibilmente la battuta che Rousseau, nelle Confessioni, attribuisce a «una grande principessa» e che la vulgata ha poi messo in bocca a Maria Antonietta: il popolo non ha pane? Che mangino brioche. Versione ARS, autunno 2026: i viticoltori non hanno più reddito? Che mangino pane. Il grano, almeno, è finanziato. Lei stesso, il 7 ottobre, descriveva l’agricoltura come colpita «in tutti i suoi sotto-settori» da una crisi gravissima, tra costi di produzione in aumento e prezzi di vendita in caduta. Parole Sue: in tutti i sotto-settori. Evidentemente, per la maggioranza di cui Lei guida il primo gruppo, la vite non è un sotto-settore. È un sottinteso. Lei ha anche lamentato l’ostruzionismo delle opposizioni, che avrebbe rallentato le misure attese da molti siciliani.

Possiamo tranquillizzarLa: per lasciare il vino fuori dalla manovra non c’è stato bisogno di alcun ostruzionismo. È bastata la maggioranza. C’è poi un dettaglio che rende tutto più amaro, ed è la Sua città. Lei è marsalese. Marsala non è un comune qualsiasi della geografia vitivinicola: è la città che, dal 1773 di John Woodhouse, ha dato il proprio nome a un vino conosciuto nel mondo, quello che l’ammiraglio Nelson volle a bordo della flotta britannica; è la città di una delle prime DOC d’Italia. È anche la città dello sbarco dei Mille, e a pochi chilometri, a Calatafimi, la tradizione mette in bocca a Garibaldi la frase più celebre del Risorgimento: qui si fa l’Italia o si muore. Centosessantasei anni dopo, un deputato marsalese ha contribuito a fare la manovra. E a morire, in silenzio, è la viticoltura. Eppure non Le scriviamo soltanto per sbeffeggiarLa. Il Suo stesso cognome ci suggerisce la via d’uscita. Il pellegrino, nella tradizione, è colui che si rimette in cammino; e la strada giusta, a volte, è quella che si è appena percorsa, fatta all’indietro. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Entro il 31 dicembre l’Assemblea voterà la legge di stabilità regionale. È l’ultima occasione per riparare al torto.

La invitiamo pubblicamente a tornare sui Suoi passi e a mettersi alla testa dei viticoltori della Sua città e della Sua provincia, facendo proprie, nel Suo gruppo e in Aula, le richieste che il nostro territorio avanza da mesi: – un aiuto diretto de minimis di 1.000 euro per ettaro di vigneto (minimo 2.000, massimo 50.000 euro per azienda), per un impegno complessivo di circa 50 milioni: esattamente quanto, giustamente, è stato riconosciuto ai cerealicoltori; – 30 milioni per la capitalizzazione delle cantine sociali, senza le quali il sistema cooperativo, che ancora raccoglie la gran parte delle uve della provincia, è destinato al dissesto; – un fondo rotativo presso IRFIS per la ristrutturazione venticinquennale del debito di tutte le imprese vitivinicole e delle cantine sociali; Se lo farà, saremo i primi a riconoscerlo: con la stessa franchezza, e sugli stessi giornali, con cui oggi La critichiamo. E quel giorno, Onorevole, brinderemo davvero insieme. Con un bicchiere di Marsala. Fino ad allora, ci consenta di non unirci ai festeggiamenti“.

Condividi su:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta