Pomodori, prezzi alle stelle: “La grande distribuzione chiarisca quanto guadagna”

redazione

Pomodori, prezzi alle stelle: “La grande distribuzione chiarisca quanto guadagna”

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martedì 20 Ottobre 2026 - 07:00

Anche in Sicilia e in Provincia di Trapani i pomodori arrivano a costare fino a 4 euro al chilo nei supermercati, mentre il prezzo riconosciuto alla produzione è di 2,10 euro. Un divario che accende i riflettori sui rincari lungo la filiera alimentare e sul ruolo della grande distribuzione organizzata (GDO). A chiedere chiarezza è l’associazione Codici, che sollecita il Governo a verificare gli eventuali superprofitti delle grandi catene commerciali e a fare luce sui margini applicati tra il campo e gli scaffali.

Prezzi in aumento: i dati di ottobre

Secondo i dati ISMEA, nella seconda settimana di ottobre 2026 i pomodori tondi rossi a grappolo hanno raggiunto un prezzo medio all’origine di 2,10 euro al chilogrammo, con un incremento del 121,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei supermercati, invece, i prezzi si attestavano intorno ai 3,50-4 euro al chilo. La differenza tra il prezzo agricolo e quello al dettaglio arriva così a sfiorare il 100%. Un divario che deve tenere conto dei costi di trasporto, logistica, distribuzione e degli oneri fiscali, ma che, secondo Codici, impone una verifica sulla composizione del prezzo finale e sulla quota che si trasforma in margine commerciale.

Codici: “Il Governo accenda i riflettori sulla GDO”

“Non solo banche ed energia. È arrivato il momento di verificare anche gli eventuali superprofitti della grande distribuzione”, dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici, che chiede di fare chiarezza su quanto viene riconosciuto agli agricoltori, sull’incidenza effettiva dei costi di trasporto e distribuzione e sui guadagni delle grandi catene commerciali. “Non possiamo continuare a scaricare ogni rincaro sui consumatori senza verificare chi guadagna lungo la filiera”, sottolinea sollecitando il Governo a intervenire per accertare se anche nel settore alimentare si stiano realizzando profitti eccessivi a discapito delle famiglie. L’associazione precisa che l’obiettivo non è penalizzare le imprese, ma impedire che il potere economico della grande distribuzione si traduca in aumenti ingiustificati. Da qui la richiesta di trasparenza sui prezzi pagati ai produttori e sui ricavi ottenuti dalla vendita al dettaglio. “Il cibo è un bene essenziale e non può diventare terreno di rendita a spese dei consumatori”, conclude Giacomelli, chiedendo controlli su una filiera in cui il costo finale dei prodotti rischia di pesare sempre di più sui bilanci familiari.

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