Festa dell’Unità a Trapani, Villabuona attacca il PD: “L’unità non esiste nei fatti”

redazione

Festa dell’Unità a Trapani, Villabuona attacca il PD: “L’unità non esiste nei fatti”

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venerdì 16 Ottobre 2026 - 08:16

Due giorni di incontri su sanità, emergenza idrica, scuola, infrastrutture e sviluppo del territorio, ma anche una polemica interna che mette in discussione il metodo di gestione del Partito Democratico provinciale. La Festa dell’Unità di Trapani, in programma sabato 17 e domenica 18 ottobre al Complesso San Domenico, si apre con le critiche di Valentina Villabuona, presidente dell’Assemblea provinciale del PD, che ha annunciato di non voler partecipare all’iniziativa e di stare valutando le dimissioni. Al centro della manifestazione, promossa dall’Unione provinciale del partito, il tema “Fragilità e comunità: prendersi cura delle persone e dei territori”.

Il programma della Festa

Il programma prevede dibattiti e approfondimenti sulle principali questioni che interessano la provincia e la Sicilia, dalle difficoltà dei centri storici alle politiche educative, dall’emergenza idrica all’urbanistica, dalla sanità alle dipendenze, fino alla gestione dei rifiuti e alle infrastrutture. Sabato, dopo l’apertura affidata alla segretaria provinciale Valeria Battaglia, è previsto il confronto sulle prospettive politiche della Sicilia in vista del 2027, con il segretario regionale del PD Anthony Barbagallo, il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola e il coordinatore regionale di Italia Viva Davide Faraone. Domenica si discuterà, tra gli altri temi, di emergenza idrica, bilancio del governo regionale di centrodestra, sviluppo infrastrutturale e riduzione della Tari. Le conclusioni sono previste alle 19.30.

Villabuona: “Una Festa organizzata da pochi”

La polemica è stata sollevata da Villabuona, che contesta il metodo organizzativo e la mancata condivisione delle scelte con gli organismi del partito. La presidente dell’Assemblea provinciale afferma di aver già comunicato la propria decisione di non partecipare, non condividendo metodo e contenuti, e critica il fatto di essere stata comunque inserita nel comunicato ufficiale con il compito di presentare il programma. “Non intendo, ancora una volta, prestare il mio volto alla rappresentazione di un’unità che non esiste nei fatti”, dichiara, denunciando una gestione nella quale le decisioni sarebbero assunte da una cerchia ristretta, lasciando agli altri soltanto il compito di condividerle o rappresentarle. Villabuona contesta inoltre l’assenza di spazi dedicati ai Giovani Democratici e all’agenda femminista, sottolineando che una Festa dell’Unità dovrebbe affrontare anche questioni come il caro vita, la sanità pubblica, il lavoro precario, l’emergenza abitativa e la fuga dei giovani dalla Sicilia.

L’ultimo congresso e difficoltà del partito

La presidente rivendica il percorso unitario intrapreso durante l’ultimo congresso e respinge l’idea che il PD provinciale abbia recuperato dignità soltanto nell’ultimo anno. Le difficoltà del partito, a suo giudizio, richiedono una riflessione anche sulla capacità di rappresentare le comunità, nonostante la vittoria elettorale a Marsala. Infine, Villabuona rivela di interrogarsi seriamente sulla possibilità di dimettersi dalla presidenza dell’Assemblea provinciale, denunciando lo svuotamento del ruolo degli organismi collegiali. “La responsabilità di tenere unito un partito non può trasformarsi nell’obbligo di legittimare un metodo che ne mortifica la vita democratica”, afferma. E conclude: “L’unità non si proclama, non si esibisce e non si scrive sul manifesto di una Festa. L’unità si pratica, dentro il partito e soprattutto nel rapporto con la società”.

L’assenza dei giovan dem

Villabuona continua: “Colpisce l’assenza dei Giovani Democratici, nonostante l’impegno dimostrato durante l’estate con la campagna ‘Dove nasci conta’, così come la mancanza di uno spazio dedicato alle Democratiche e all’agenda femminista lanciata durante la Festa dell’Unità nazionale, proprio mentre rischiano di restringersi ulteriormente gli spazi di rappresentanza delle donne. Non è una questione di correnti o di posti da occupare, ma di idea di partito. Non si può invocare la partecipazione dei cittadini e negarla alle proprie iscritte e ai propri iscritti. Non si può parlare di un partito aperto alla società e poi gestirlo come uno spazio riservato a pochi“.

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