La nascita dell’associazione C.R.I.S., l’impegno della famiglia. Il marito Giorgio Tranchida: “La memoria deve diventare presenza”
Un anno senza Maria Cristina Gallo. Un anno durante il quale la sua storia non ha smesso di interrogare Mazara del Vallo e l’intero territorio trapanese. La storia di una professoressa che, mentre affrontava una malattia oncologica, si è trovata a combattere anche per ottenere una risposta fondamentale per la propria salute: il referto istologico che attese per otto mesi e che arrivò quando la malattia era ormai in fase avanzata. Una vicenda personale che ha contribuito a portare alla luce una situazione ben più ampia, quella degli oltre 3.300 referti istologici rimasti in ritardo nelle strutture sanitarie della provincia di Trapani.
Nasce l’associazione C.R.I.S.
Maria Cristina è morta nell’ottobre del 2025, ma la battaglia che aveva portato avanti non si è fermata con lei. Il primo anniversario della sua scomparsa, celebrato sabato 10 ottobre a Mazara del Vallo, è stato soprattutto un’occasione per fare il punto su ciò che è nato da quella denuncia e sulle iniziative che possono dare continuità al suo impegno. Non una semplice commemorazione, dunque, ma una giornata intitolata significativamente “Dalla memoria all’azione. Un impegno civile oltre il ricordo”. Il cambiamento più tangibile è rappresentato dalla nascita dell’associazione C.R.I.S. – Maria Cristina Gallo Odv, acronimo di Cura, Rispetto, Informazione e Solidarietà. Costituita nel 2026 e presieduta dal marito Giorgio Tranchida, l’organizzazione si propone di affiancare i cittadini che incontrano difficoltà nei rapporti con gli enti pubblici, con un’attenzione particolare alla sanità e alle persone più fragili.

L’obiettivo di C.R.I.S.
L’obiettivo è creare un punto di riferimento per chi si trova ad affrontare ritardi, disservizi o problemi nell’accesso alle prestazioni, offrendo ascolto, informazioni e sostegno per individuare possibili soluzioni. Tra i progetti indicati c’è anche uno sportello sanitario capace di fare da tramite tra cittadini e istituzioni, senza contrapposizioni pregiudiziali ma con la volontà di aiutare a superare le criticità. “Il nostro obiettivo è trasformare la memoria in presenza, il dolore in solidarietà, in azioni concrete perché nessuno dovrebbe essere lasciato solo nei momenti in cui la fragilità, la malattia o le difficoltà della vita sembrano diventare insormontabili”, ha spiegato Tranchida. E ha aggiunto: “Non possiamo cambiare ciò che è accaduto ma possiamo fare in modo che da questa esperienza nasca qualcosa che aiuti gli altri e contribuisca a evitare che simili situazioni si ripetano”. È qui che la vicenda di Cristina prova a trasformarsi in qualcosa di duraturo: un’esperienza di assistenza e cittadinanza attiva, affinché ottenere informazioni sulla propria salute non diventi una battaglia individuale combattuta senza punti di riferimento.
L’inchiesta sui 3.300 referti in ritardo
La denuncia di Maria Cristina ha contribuito a portare all’attenzione pubblica il caso dei referti istologici non consegnati tempestivamente dall’Asp di Trapani. Insieme all’iniziativa parlamentare dell’onorevole Giorgio Mulè, che ha presentato un’interrogazione sulla vicenda, la sua testimonianza ha contribuito a far emergere una situazione che ha coinvolto migliaia di pazienti. Nel giugno 2026 è stata depositata la perizia relativa all’incidente probatorio nell’inchiesta sui circa 3.300 referti in ritardo, con criticità che non riguarderebbero soltanto i servizi di anatomia patologica, ma anche i meccanismi di verifica, coordinamento e controllo. Gli atti sono destinati alle valutazioni della Procura: il caso, insomma, non è rimasto confinato alla denuncia di una famiglia, ha assunto una dimensione pubblica, istituzionale e giudiziaria. Ma l’emersione delle criticità non coincide ancora con la conclusione del percorso. Restano centrali la trasparenza, la verifica delle misure adottate e la capacità di garantire che i risultati degli esami arrivino ai pazienti in tempi compatibili con le necessità di cura.
Mulè: “Una battaglia di civiltà”
Alla giornata commemorativa ha partecipato anche Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati, che ha seguito la vicenda fin dalle prime fasi. Il suo ricordo restituisce il senso della battaglia intrapresa da Cristina: “Maria Cristina Gallo, per tutti Cristina, era una professoressa di Mazara del Vallo. L’Italia l’ha conosciuta per aver combattuto una battaglia di civiltà mentre lottava contro un tumore: insieme denunciammo lo scandalo del ritardo della consegna dei referti istologici in provincia di Trapani”. Mulè ha ricordato quegli otto mesi di attesa e la portata della denuncia, che ha portato all’attenzione pubblica migliaia di referti rimasti senza una tempestiva consegna. E ha rivolto a Tranchida un invito a proseguire il percorso avviato: “Ho chiesto a Giorgio di proseguire quella battaglia di civiltà che oggi porta avanti con l’associazione intitolata a Cristina occupandosi accanto a me dell’assistenza ai malati”. Anche il sindaco Salvatore Quinci ha richiamato la responsabilità della comunità e delle istituzioni. “La sua storia ha superato i confini della nostra città portando all’attenzione dell’opinione pubblica una vicenda dolorosa che non può e non deve essere dimenticata”, ha dichiarato, sottolineando come il messaggio di Cristina vada oltre la sanità e riguardi il modo in cui si costruisce la società. Il primo cittadino ha assicurato che l’amministrazione comunale sarà al fianco della nuova associazione C.R.I.S. nelle sue iniziative, con particolare attenzione alla prevenzione e alla necessità di ottenere risposte concrete dal sistema sanitario.
Una sala lettura intitolata a Cristina
La giornata ha avuto anche un significato simbolico: la Sala Lettura della Biblioteca comunale è stata intitolata a Maria Cristina Gallo, che aveva lavorato per vent’anni al Seminario vescovile e credeva profondamente nella cultura come strumento di crescita, soprattutto per le nuove generazioni. L’omaggio è stato completato dall’illuminazione in rosa dell’Arco Normanno, dal 9 ottobre fino all’alba del 12 ottobre, e dalla celebrazione della messa in Cattedrale, officiata dal vescovo Angelo Giurdanella. La tavola rotonda “Nessuno deve essere lasciato solo” ha riunito, insieme alla famiglia e all’associazione, rappresentanti istituzionali e figure impegnate nel mondo sanitario e del volontariato. Tra i messaggi emersi dall’iniziativa c’è soprattutto quello della prevenzione, insieme alla necessità di rafforzare gli screening e la capacità del sistema sanitario di accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso diagnostico e terapeutico. Il diritto alla salute, infatti, non si esaurisce nell’accesso a una visita o a un esame: comprende anche il diritto a conoscere tempestivamente il proprio stato di salute e a ricevere informazioni indispensabili per affrontare le cure.
L’eredità di una battaglia che continua
A un anno dalla morte di Maria Cristina Gallo, il ricordo si misura quindi con una domanda concreta: quanto del suo sacrificio potrà tradursi in un cambiamento reale? La nascita di C.R.I.S., l’attenzione pubblica sul caso dei referti e le iniziative avviate rappresentano una continuità con la sua battaglia. Il percorso, tuttavia, richiede ancora impegno, ascolto e verifiche. La sua eredità non è soltanto il ricordo di una donna che ha trovato la forza di denunciare una situazione mentre combatteva contro la malattia. È anche la responsabilità di non lasciare soli gli altri cittadini quando incontrano difficoltà, di rendere più accessibili le informazioni e di chiedere alle istituzioni risposte verificabili. Un anno dopo, la memoria di Cristina continua a vivere non soltanto nei gesti commemorativi, ma nel tentativo di trasformare una storia dolorosa in uno strumento di aiuto per gli altri. Perché il significato più profondo della sua battaglia è che nessuno debba essere costretto a lottare, oltre che contro una malattia, anche per ottenere il diritto di sapere.