Il tetto ai prezzi di benzina e gasolio introdotto da Eni e seguito dall’iniziativa annunciata anche da IP rappresenta un primo tentativo di arginare l’emergenza carburanti che da mesi mette in difficoltà famiglie e imprese. Da oggi, 28 settembre, infatti, Eni ha fissato un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio, con una durata iniziale di 30 giorni e la possibilità di proroga fino a fine anno. Una misura che dovrebbe garantire un risparmio medio di circa 17 centesimi al litro rispetto ai prezzi correnti. L’intervento arriva in un momento particolarmente delicato, segnato dall’aumento dei costi energetici e dalla riduzione degli sconti sulle accise del diesel, con ripercussioni pesanti soprattutto sui comparti produttivi che basano la propria attività sul trasporto e sul consumo di carburante.
Parla il Presidente del Libero Consorzio di Trapani
Sul tema interviene il presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, che pur giudicando positivamente il price cap deciso da Eni, ritiene che si tratti di una risposta insufficiente rispetto alla gravità della situazione. “Ci sono settori fondamentali per l’economia del territorio, con dimensioni regionali e nazionali, che da mesi pongono il problema della loro sopravvivenza. Autotrasportatori, logistica e marineria sono ad un passo dall’abisso”, afferma Quinci. Secondo il presidente del Libero Consorzio, le misure adottate finora dalle istituzioni hanno avuto soprattutto una funzione tampone. “Il contributo regionale di 15 milioni di euro rispetto alla richiesta di 100 milioni avanzata dalle organizzazioni di categoria dimostra quanto la risposta sia ancora insufficiente. Il rischio concreto di uno stop degli autotrasportatori e della marineria, oggi in stato di agitazione, è reale”.
Le richieste al Parlamento nazionale
Quinci sottolinea come il problema non sia soltanto legato al caro carburanti, ma a costi strutturali che penalizzano le imprese siciliane. “Non stanno chiedendo di più, stanno dicendo che non ce la fanno più. Il trasporto è diventato proibitivo e la pesca rischia di non avere futuro con gli attuali costi di gestione. Gli armatori sono pronti a mettere le proprie imbarcazioni in disarmo”. Da qui la richiesta di avviare una strategia di lungo periodo che coinvolga il Parlamento regionale e nazionale. “Servono sicuramente provvedimenti eccezionali, come il tetto ai prezzi dei carburanti deciso dall’Eni, ma è arrivato il momento di pensare a nuove vie d’uscita condivise e durature. Dobbiamo aprire una riflessione sulle accise e sugli strumenti che il nostro Statuto speciale mette a disposizione”.
Un fondo di compensazione ambientale
Tra le proposte indicate dal presidente del Libero Consorzio figurano l’istituzione di un fondo di compensazione ambientale e una revisione delle dinamiche delle accise, temi che, secondo Quinci, dovrebbero essere affrontati in modo unitario dalle forze politiche siciliane. “Da coordinatore dei presidenti dei Liberi Consorzi Comunali siciliani inviterò i colleghi a definire una piattaforma comune di iniziative e proposte da portare in tutte le sedi istituzionali. Il Libero Consorzio Comunale di Trapani conferma la propria disponibilità al dialogo e al confronto per fare sentire la voce di questo territorio”. L’allarme lanciato da Quinci si inserisce in un quadro che vede autotrasportatori, operatori della logistica e marineria alle prese con costi sempre più elevati. Un’emergenza che, secondo le categorie interessate, richiede risposte strutturali per evitare pesanti conseguenze sull’economia siciliana.