La domanda che arriva da Mazara va ben oltre i tre giorni di “Tesori dal Blu”: quale futuro vuole costruire l’Europa per la pesca e, soprattutto, per le comunità che di pesca vivono? Questo il tema che ha attraversato la terza edizione dell’evento, trasformando la città in un luogo di confronto tra istituzioni europee, governo, rappresentanti del settore e pescatori. Un confronto che ha avuto come ospite anche il commissario europeo per la Pesca e gli Oceani Costas Kadis, arrivato a Mazara anche per ascoltare direttamente le istanze della marineria.
Mazara e la necessità di tornare protagonista
Per il sindaco Salvatore Quinci, il significato dell’appuntamento parte anche dalla necessità di restituire reputazione a una città che per decenni ha rappresentato uno dei simboli della pesca mediterranea. “Se non hai una reputazione, chi ti ascolta?”, ha sottolineato il primo cittadino, rivendicando il percorso intrapreso per riportare Mazara al centro del dibattito. C’è la consapevolezza di attraversare “un periodo complicato” e che impone, secondo Quinci, di mettere mano alle regole che governano un settore diventato sempre più difficile da gestire. “Le regole che ci siamo dati per governare un mondo così complesso non bastano più”, ha detto il sindaco, indicando nella capacità di rinnovarle e nell’introduzione di una maggiore flessibilità una delle esigenze del momento. A rendere ancora più incerto lo scenario c’è poi il cambiamento climatico, che rischia di colpire forte proprio la pesca. Il problema non è solo locale.
L’appello dell’Italia all’Europa
La dimensione europea della crisi è stata messa sul tavolo dal sottosegretario al MASAF Patrizio Giacomo La Pietra, che ha chiesto a Kadis di portare a Bruxelles le esigenze delle marinerie italiane. “Occorre un cambio di passo reale nelle politiche europee”, ha spiegato. La Pietra ha citato un dato particolarmente significativo: negli ultimi trent’anni l’Europa avrebbe perso il 28% della propria flotta da pesca, mentre l’Italia avrebbe registrato una riduzione superiore al 40%. Una contrazione che, secondo il sottosegretario, non avrebbe prodotto un risultato equivalente sul fronte della tutela ambientale, traducendosi invece in una “enorme perdita economica e occupazionale”.
Il nodo del gambero rosso e delle regole uguali per tutti
È qui che si inserisce anche il caso mazarese del gambero rosso. La richiesta avanzata dal Governo è quella di politiche capaci di dare una prospettiva alle marinerie, controlli efficaci, regole certe e uguali per tutti, ma anche una diversa gestione della risorsa. Tra le ipotesi emerse dal confronto con i pescatori c’è la valorizzazione della quota di gambero per singola imbarcazione, insieme alla necessità di garantire che le stesse regole vengano effettivamente rispettate da tutti gli operatori. Il punto, dunque, non è mettere in contrapposizione ambiente e pesca. È trovare un equilibrio che finora, secondo le istanze emerse a Mazara, non sarebbe stato raggiunto. La Pietra ha poi prospettato il rischio di una progressiva scomparsa dei pescatori italiani ed europei e di una conseguente maggiore dipendenza dagli approvvigionamenti provenienti da Paesi che non necessariamente rispettano gli stessi standard. Dal confronto con Mazara, però, Kadis ha indicato una prospettiva che guarda oltre l’emergenza.
La visione europea al 2040
La Commissione europea sta lavorando a una visione per la pesca e l’acquacoltura al 2040, che dovrebbe essere presentata entro la fine dell’anno. Tra gli obiettivi annunciati dal commissario “il ricambio generazionale, per un settore più attrattivo per i giovani, l’ammodernamento e la modernizzazione dei pescherecci, una maggiore sostenibilità delle imbarcazioni e la semplificazione delle procedure per chi lavora in mare”. E proprio la necessità di garantire condizioni di parità e regole uniformi per tutti i pescatori è stata indicata da Kadis come uno degli aspetti più importanti, soprattutto per una realtà come quella siciliana. Un tema che si intreccia inevitabilmente con quello dei controlli, condizione necessaria per evitare che gli sforzi richiesti alle marinerie europee finiscano per tradursi in uno svantaggio competitivo. La sensazione che emerge da “Tesori dal Blu” è quella di un settore che non chiede semplicemente di essere protetto, ma di poter tornare a programmare il proprio futuro. Mazara, con la propria reputazione, prova a farsi ascoltare partendo dalle proprie difficoltà, ma con l’ambizione di riportare al centro una questione che riguarda l’intero Mediterraneo. La sfida, adesso, sarà capire se le aperture emerse dal confronto riusciranno a trasformarsi in scelte concrete. “Quando c’è la volontà politica, gli ostacoli si superano”, ha detto Kadis. Il futuro della pesca europea, almeno a Mazara, ha già cominciato a essere discusso.