Mazara e il caso Faccetta nera, Bianco (Giovani Democratici): “Atto ingiustificabile”

Luca Di Noto

Mazara e il caso Faccetta nera, Bianco (Giovani Democratici): “Atto ingiustificabile”

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giovedì 10 Settembre 2026 - 07:41

Una serata in discoteca, le note di Faccetta nera e alcuni giovani che accompagnano la musica con il braccio teso. È il video, diffuso nelle ultime ore, che ha riportato al centro del dibattito il tema della presenza e della banalizzazione di simboli e riferimenti legati al fascismo. Le immagini, realizzate durante una serata in un locale di Mazara del Vallo, mostrano parte del pubblico cantare sulle note del brano e assumere gesti riconducibili al saluto romano. Un episodio che ha suscitato reazioni e che, al di là delle intenzioni di chi si trovava in pista, apre una riflessione sul modo in cui determinati simboli vengono percepiti, utilizzati e riproposti. Faccetta nera, infatti, è un brano strettamente legato alla propaganda coloniale del regime fascista, divenuto nel tempo anche uno dei riferimenti della cultura della destra nostalgica.

La condanna dei Giovani Democratici

A intervenire sulla vicenda è Benedetta Bianco, segretaria cittadina dei Giovani Democratici di Mazara del Vallo, che invita innanzitutto a non derubricare quanto accaduto a semplice goliardia. “Non so se si possa parlare effettivamente di un riavvicinamento in sé e per sé all’ideologia, ma qualsiasi inneggiamento rappresenta un rimando all’ideologia fascista e quindi di per sé va condannato. Non so se i ragazzi presenti fossero tutti dichiaratamente fascisti, ma quando si inneggia al fascismo non si può fare altro che condannare”. La questione, secondo la rappresentante dei Giovani Democratici, va inserita in un clima più generale che a suo giudizio merita attenzione. “L’aria che si respira non è per niente buona – afferma –. A noi stessi come Giovani Democratici è capitato più volte di essere attaccati per la nostra ideologia di centrosinistra. Non si respira una bella aria democratica in città”.

Antifascismo e percezione pubblica

Una delle riflessioni sollevate da Bianco riguarda proprio il rapporto tra il termine “antifascista” e la sua percezione nel dibattito pubblico, perché negli ultimi anni si sarebbe diffusa una sorta di repulsione verso la stessa definizione di antifascismo, spesso associata impropriamente al comunismo. “Non ci si dichiara antifascisti – osserva – perché sicuramente si collega l’antifascismo all’essere comunisti, una cosa ben diversa. Non tutti gli antifascisti sono comunisti, non tutti i partigiani erano comunisti. Essere antifascista significa semplicemente essere contrari al fascismo, una dittatura che ha segnato la storia del nostro Paese e di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze”.

La preoccupazione per la normalizzazione di certi comportamenti

Ed è proprio la progressiva normalizzazione di determinati linguaggi e comportamenti a preoccupare maggiormente Bianco. “Basta pensare che in molte manifestazioni pubbliche si sono utilizzati termini forti che poi vanno a giustificare questi atteggiamenti, che tutto vanno tranne che giustificati”, sostiene. Sul caso specifico di Mazara, la posizione è netta: “Qualsiasi sia stato il motivo per cui questi ragazzi hanno cantato effettivamente Faccetta nera, qualsiasi siano le motivazioni rimane un atto ingiustificabile”. Bianco fa anche un riferimento a un clima d’odio, richiamando la natura violenta del fascismo e sottolineando il valore che assumono, ancora oggi, determinati gesti e parole. “Nel momento in cui decidiamo di cantare e di pronunciare determinate parole stiamo prendendo posizione – dice –. La posizione che si prende è chiara, perché si canta una canzone che è fascista e che inneggia al fascismo”. E aggiunge: “Voglio anche dire che è illegale oggi farlo, quindi proprio non è giusto”.

I giovani e il clima sociale in città

Ma il quadro che emerge dall’osservazione della realtà giovanile, secondo la segretaria dei GD, non è necessariamente quello di un ritorno generalizzato alle ideologie estremiste. Anzi, Bianco traccia una distinzione piuttosto netta tra le diverse fasce d’età. “Tra i giovani c’è una forte repulsione nei confronti di certi atteggiamenti – racconta –. Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma vedo una forte repulsione a qualsiasi clima violento, alla violenza in generale”. La percezione cambia, invece, quando si guarda a una fascia anagrafica più adulta. “Registriamo tantissime critiche, tantissimi commenti, spesso violenti nei nostri confronti, proprio per la nostra ideologia”, racconta, riferendosi anche agli attacchi rivolti sui social ai Giovani Democratici. “Questa è una cosa che assolutamente condanniamo e abbiamo condannato più volte”. La vicenda di Faccetta nera diventa dunque l’occasione per interrogarsi sul clima complessivo nel quale maturano determinati comportamenti. Non necessariamente una prova di una nuova adesione ideologica al fascismo, ma certamente, nella sua lettura, un segnale che non deve essere ignorato.

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