Egregio direttore, a proposito dei tempi d’attesa per visite specialistiche, accertamenti diagnostici e ricoveri programmati. Tutti sappiamo che i tempi sono ancora troppo lunghi, anche oltre un anno, nonostante le varie promesse. Non sono tempi di un paese civile. Chi ha soldi e la possibilità di essere accompagnato, si rivolge al privato per visite e accertamenti, e emigra fuori provincia o regione per il ricovero. Purtroppo il maggior numero di persone è costretto ad aspettare e quando arriva l’appuntamento fissato mesi prima, spesso è “troppo tardi per una cura efficace”. Si continua a dire che il ritardo è dovuto alla carenza di medici. Oggi è diventato “un alibi” e una “fake news”. Chi governa la sanità si dovrebbe chiedere perché tanti giovani medici non vogliono lavorare nei nostri ospedali. Rispetto ad alcuni anni fa oggi i medici si presentano ai concorsi, quando questi vengono banditi, ma spesso non prendono servizio o vanno via dopo pochi mesi, soprattutto dagli ospedali piccoli che in provincia di Trapani sono quattro su cinque. Nelle regioni del centro nord dove la sanità pubblica funziona molto meglio che da noi, da decenni li hanno chiusi o trasformati in altro: poliambulatori, residenze sanitarie assistite, centri di riabilitazione, sostituendoli con nuovi ospedali di 3-400 posti letto o ampliandone alcuni. Tutto questo per “evitare rischi ai pazienti, agli operatori sanitari e sprechi”. Il problema dei tempi d’attesa, della riduzione della migrazione sanitaria e di nuovi medici, si può risolvere se si hanno chiari i problemi, le motivazioni e le soluzioni. Oggi i medici ci sono, la carenza c’è per il pronto soccorso e per qualche altra specialità. Un medico che si specializza dopo almeno undici anni di studi universitari, sei per il corso di laurea e cinque per la specializzazione, si pone degli obiettivi un po’ diversi rispetto ad alcuni decenni addietro, anche perché negli ultimi anni sono più le donne che gli uomini che si laureano in medicina, con una maggiore sensibilità nell’assistenza ma anche al tempo libero da dedicare alla propria vita privata, e fanno benissimo. Il maggior numero di giovani medici cerca di lavorare in un reparto, dove si curano molti pazienti che abbiano anche patologie complesse e vi sia un organico numeroso. Solo così puo’ fare esperienza, crescere professionalmente, avere tempo per aggiornarsi e da dedicare alla propria vita extralavorativa. Oggi nello stesso reparto si possono creare sub specializzazioni a cui i medici, se sono tanti, si possono dedicare. Non esiste un medico che sappia fare tutto e bene. Un esempio può’ essere un reparto di cardiologia, dove per diagnosticare e curare bene tutte le patologie è necessario che ci sia: una terapia intensiva cardiologica, una degenza per pazienti gravi, ma non gravissimi, una sala operatoria per impiantare pacemaker e defibrillatori e una di Emodinamica per eseguire coronarografie , angioplastiche , posizionamento di stent più altro. Tutto questo con personale medico e tecnico- infermieristico dedicato. Ma anche ambulatori ultraspecialistici sia per la diagnostica che per seguire pazienti con patologie gravi, come lo scompenso cardiaco avanzato, o in pre o post trapianto e patologie tare. Tutto questo si può fare se l’organico dei medici e degli infermieri è abbastanza numeroso. Questa organizzazione vale anche per tante altre unità operative . Oltre al reparto, cercano anche un ospedale medio- grande, dove ci siano molti altri reparti specialistici, che possono essere di ausilio per i pazienti complessi, che sono il maggior numero. Un altra motivazione non secondaria è la richiesta di tempo libero. In un reparto con un organico di pochi medici, questi fra turni di guardia e di reperibilità spesso sono impegnati in modo continuativo per 12-24 ore al giorno e per oltre 15-20 gg al mese, oltre i turni di servizio. Oggi più di prima e’ “inaccettabile” un tale impegno lavorativo. Si può porre rimedio a queste problematiche? Assolutamente SI. In questa provincia per poter curare bene in ospedale la maggior parte dei cittadini, per ridurre la fuga dei pazienti, i tempi della liste d’attesa e avere più medici che scelgono di lavorare nei nostri ospedali, c’è bisogno che ci siano molti più posti letto, il doppio di quelli esistenti, almeno altri 6-700, molti altri reparti con un adeguato organico di medici e infermieri, che alcuni siano almeno ad attrazione provinciale, come la cardiologia di Trapani e che gli ospedali abbiano un’anima, un orientamento specialistico ben riconoscibile per la qualità e quantità di prestazioni. Cardiovascolare, oncologico, altro. Non si possono continuare ad avere 5 ospedali di cui 4 piccoli o molto piccoli per numero di posti letto e di reparti. Ci vuole una buona e sana programmazione regionale, che tenga conto dei bisogni dei cittadini e non dei politici e l’Asp dovrebbe avere una dirigenza almeno stabile, cosa che non ha da alcuni anni. Solo così si può risolvere il problema della emigrazione dei pazienti, della qualità delle prestazioni, della carenza dei medici ospedalieri e dei tempi d’attesa.
Dott. Alberto di Girolamo