Trapani prova a cambiare approccio alla gestione del rischio idraulico. Non più interventi isolati nei punti della città che finiscono sott’acqua durante le piogge più intense, ma un unico sistema di difesa capace di governare il percorso delle acque dai versanti del Monte Erice fino al mare.
È questa la filosofia alla base del progetto di “Interventi di difesa idraulica della città di Trapani”, un programma complessivo che vale circa 58,6 milioni di euro e che l’amministrazione comunale ha messo a punto alla luce dei cambiamenti climatici e della sempre maggiore intensità degli eventi meteorici.
Il primo passaggio concreto è già stato compiuto: il 6 agosto la giunta Tranchida ha preso atto della progettualità e, nella stessa giornata, è stata presentata all’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia una richiesta di finanziamento da 736.691,94 euro per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, attraverso la procedura ReNDiS.
La novità più importante sta nella lettura del problema. Il progetto parte dalla considerazione che gli allagamenti di Trapani non possano essere affrontati semplicemente aumentando la capacità della rete fognaria.
L’obiettivo è infatti intervenire sull’intero sistema delle acque meteoriche, coinvolgendo il centro urbano, l’area dell’ex Salina Collegio, i principali assi viari, i canali di drenaggio e le aree pedemontane collegate ai versanti del Monte Erice.
La stessa documentazione parla esplicitamente di un problema che “non è più fognario, ma fluviale”: l’acqua deve essere intercettata, rallentata, raccolta e indirizzata prima che raggiunga le zone urbane più vulnerabili.
Il progetto prevede quindi opere di laminazione delle portate meteoriche, il potenziamento del drenaggio urbano, la riqualificazione dei canali esistenti, nuovi collettori idraulici, il recupero dell’area umida dell’ex Salina Collegio e interventi di rinaturalizzazione.
La strategia è articolata in quattro grandi ambiti.
Il primo riguarda la raccolta e la laminazione delle acque meteoriche, con un ruolo centrale assegnato all’ex Salina Collegio, destinata a diventare un’area di regolazione e accumulo temporaneo delle portate.
Il secondo riguarda il drenaggio urbano, con il potenziamento dei collettori e delle infrastrutture idrauliche cittadine, coordinato con gli interventi sulla viabilità.
Il terzo interessa canali e bacini a monte della città, che dovranno intercettare le acque provenienti dai versanti del Monte Erice.
Infine, il quarto sistema riguarda il recapito finale e la componente ambientale, con opere di rinaturalizzazione e riqualificazione.
L’idea è fare funzionare tutte queste componenti come un unico organismo: dalle aree montane alla rete urbana, dalle zone di laminazione fino al mare.
Il precedente del 26 settembre 2022
A spingere verso questo nuovo modello progettuale è stata anche l’alluvione del 26 settembre 2022, assunta come scenario di riferimento per verificare il comportamento del territorio e calibrare il modello idrologico-idraulico.
Quell’evento ha evidenziato una serie di criticità che non potevano essere risolte semplicemente intervenendo sulla rete fognaria: dalla saturazione dei collettori al rigurgito delle condotte, dall’insufficienza delle opere di attraversamento alla discontinuità del reticolo idrografico, fino all’elevata impermeabilizzazione del territorio urbano e alla mancanza di adeguati volumi di laminazione.
Da qui la scelta di intervenire anche a monte dell’abitato, cercando di intercettare e regolare le acque prima che arrivino in città.
Nel frattempo è arrivato anche l’aggiornamento del Piano per l’Assetto Idrogeologico. Con il decreto del Segretario generale dell’Autorità di Bacino numero 501 del 24 giugno 2026 è stato adottato il progetto di aggiornamento del PAI per gli aspetti idraulici relativi all’area compresa tra i bacini del Torrente Forgia e del Fiume Lenzi e al bacino del Fiume Lenzi, interessando i territori di Trapani, Erice e Paceco.
Il provvedimento introduce nuove perimetrazioni delle aree a rischio e pericolosità idraulica e le relative cartografie. Le nuove condizioni dovranno essere recepite nel successivo PFTE, verificando la compatibilità delle opere e aggiornando, dove necessario, le analisi idrauliche già effettuate.
In sostanza, l’alluvione del 2022, gli studi effettuati, l’aggiornamento del PAI e il nuovo progetto di difesa idraulica vengono considerati dall’amministrazione come parti di un unico percorso di conoscenza e programmazione.
Oltre 28 mila persone direttamente esposte
La dimensione dell’intervento emerge anche dalla popolazione interessata.
La documentazione collegata alla richiesta di finanziamento stima in 28-32 mila le persone direttamente esposte al rischio idraulico nell’area interessata dal progetto. A queste si aggiungono altre 45-55 mila persone esposte indirettamente, tra automobilisti e utenti della viabilità, attività economiche, scuole, pendolari e cittadini che potrebbero essere coinvolti dalle interruzioni dei servizi.
La stima progettuale indica inoltre una possibile riduzione del rischio del 75% per gli elementi della popolazione considerati esposti dopo la realizzazione degli interventi.
Il finanziamento per la progettazione rappresenta il primo tassello di un percorso molto più ambizioso. Il PFTE dovrà trasformare il quadro programmatico in un progetto tecnico compiutamente sviluppato.
L’intervento è stato pensato come un sistema integrato, articolato in quattro ambiti attuativi che potranno essere realizzati progressivamente. Una scelta che dovrebbe consentire di intercettare diverse opportunità di finanziamento senza perdere la visione complessiva dell’opera.
La cifra finale, però, resta imponente: 58,6 milioni di euro.
È questa la vera partita che si apre per Trapani. Dai circa 737 mila euro necessari per la progettazione ai 58,6 milioni richiesti per realizzare l’intero sistema di difesa idraulica. L’obiettivo dichiarato è trasformare una città storicamente vulnerabile agli eventi meteorici intensi in un territorio più resiliente rispetto agli effetti della tropicalizzazione del clima.
Un progetto che, se finanziato e realizzato, potrebbe modificare radicalmente il rapporto della città con l’acqua: non più soltanto rincorrere l’emergenza quando le strade si trasformano in fiumi, ma governare il percorso dell’acqua prima che raggiunga Trapani.
È questa, adesso, la sfida che attende amministrazione e istituzioni: trovare le risorse, trasformare il progetto in cantieri e dare finalmente alla città un sistema organico di difesa dagli allagamenti.