A pochi giorni da Ferragosto, nel pieno della stagione turistica e con le isole minori siciliane al centro di un intenso flusso di visitatori, arriva un nuovo rincaro che rischia di pesare su residenti, turisti e imprese. Dal 10 agosto le tariffe dei collegamenti marittimi gestiti nell’ambito della convenzione statale Siremar SNS aumenteranno infatti del 18%. L’incremento riguarderà tutte le categorie di utenza: passeggeri, veicoli, residenti e mezzi commerciali. Una decisione che ha già sollevato dure reazioni politiche.
Aumenti contro il turismo
“Pochi giorni da Ferragosto, mentre c’è il picco di turisti, l’aumento del 18% del costo dei biglietti dei traghetti per raggiungere le Isole minori siciliane ha dell’incredibile”, attacca Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd Sicilia e capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera. Per Barbagallo si tratta di “una vera e propria mazzata per l’economia che gira attorno al turismo”, che colpisce anche chi nelle isole vive tutto l’anno ed è costretto a fare i conti con “inefficienze, disservizi e mezzi vetusti” a fronte di costi sempre più elevati. Il motivo indicato dalla società di navigazione è il perdurare dell’aumento dei costi operativi, in particolare del carburante, insieme all’assenza di specifiche misure pubbliche di sostegno. Ma il problema, soprattutto per le comunità insulari, è che il rincaro non si fermerà al costo del biglietto. L’aumento dei trasporti commerciali rischia infatti di riflettersi sui prezzi delle merci, sugli approvvigionamenti e sulle attività economiche. A pagare di più, alla fine, potrebbero essere anche le famiglie che vivono nelle isole. “Schifani intervenga subito – chiede Barbagallo – non con le solite promesse. Eviti mance e mancette e pretenda il blocco dei prezzi dei biglietti per le isole minori, se del caso anche stanziando apposite somme per garantire un servizio a costi civili”. L’appello è rivolto anche al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, chiamato a intervenire sulla questione.
Il paradosso: si paga di più, ma il servizio non cambia
La questione non riguarda soltanto l’aumento in sé, ma anche ciò che viene offerto in cambio. Il rincaro del 18% non coincide con un contestuale miglioramento dei collegamenti: non arrivano nuove navi, non vengono annunciati tempi di percorrenza più brevi né un potenziamento strutturale del servizio. Una parte della flotta utilizzata per i collegamenti con le isole minori è composta da unità costruite diversi decenni fa. Un’imbarcazione datata non significa automaticamente un mezzo insicuro, perché sicurezza e affidabilità dipendono anche da manutenzione, controlli e certificazioni. Ma il tema resta quello di una mobilità insulare che sembra ancora troppo spesso affidata a un sistema che avrebbe bisogno di un deciso rinnovamento. Per le isole, la continuità territoriale non può essere ridotta alla semplice disponibilità di un collegamento. Significa poter contare su navi moderne, efficienti e meno inquinanti, corse regolari durante tutto l’anno e tariffe sostenibili.
Pantelleria, il problema non è solo il mare
Il caso di Pantelleria rende ancora più evidente il problema. Per un’isola che non dispone di autostrade né ferrovie, mare e cielo rappresentano le uniche vie di collegamento con il resto del Paese. Anche sul fronte aeroportuale restano interrogativi sul futuro. Il nuovo Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 conferma Pantelleria tra gli aeroporti di interesse nazionale, ma questo riconoscimento, da solo, non garantisce nuovi investimenti, collegamenti più frequenti o una vera strategia di destagionalizzazione. Il rischio è quello di avere un aeroporto formalmente inserito nei documenti strategici nazionali, ma senza una programmazione concreta capace di migliorare realmente la mobilità dell’isola. E così il problema diventa uno solo: la continuità territoriale. Chi vive a Pantelleria, così come nelle altre isole minori, deve poter lavorare, studiare, curarsi, spostare merci e raggiungere la terraferma senza sostenere costi sproporzionati.
In quattro anni il costo dei traghetti può raddoppiare
Il dato più preoccupante riguarda l’effetto cumulativo dei rincari. Secondo i dati diffusi dalle organizzazioni rappresentative delle isole minori, negli ultimi anni le tariffe marittime erano già aumentate di circa il 72% rispetto ai livelli del 2022. Applicando ora un ulteriore 18% a tariffe già cresciute del 72%, l’aumento complessivo arriverebbe a circa il 103%. In poco più di quattro anni, dunque, il costo dei collegamenti marittimi rischia di essere più che raddoppiato. Non sarebbe più soltanto un adeguamento tariffario, ma un aumento strutturale del costo dell’insularità, con conseguenze sul turismo, sulle imprese, sul prezzo delle merci e sulla possibilità stessa di vivere stabilmente nelle isole minori.
L’Europa indica una strada diversa
Il tema assume ulteriore peso alla luce della nuova Strategia dell’Unione europea per le isole, adottata il 10 giugno 2026. Il documento riconosce gli svantaggi strutturali legati all’insularità, dai maggiori costi di trasporto alla minore accessibilità ai servizi, fino al costo della vita più elevato. La direzione indicata dall’Europa è quella di garantire collegamenti affidabili e accessibili durante tutto l’anno, anche attraverso obblighi di servizio pubblico, compensazioni alle compagnie e misure a sostegno degli abitanti delle isole. È proprio qui che emerge il paradosso: mentre l’Europa invita a ridurre il peso dell’insularità, in Sicilia i costi dei collegamenti marittimi continuano a crescere.
“Non basta essere sulle mappe”
Per The Dammuso Circle, la soluzione passa da un vero Piano integrato della mobilità e della continuità territoriale di Pantelleria, capace di mettere insieme trasporto marittimo e aereo. Tra le richieste ci sono il contenimento dell’aumento delle tariffe, una particolare tutela per i residenti, misure specifiche per il trasporto delle merci, un programma di rinnovamento della flotta e una strategia chiara per lo sviluppo dell’aeroporto. L’obiettivo, in sostanza, è superare una gestione frammentata delle emergenze e costruire una politica strutturale per le isole minori. Perché essere un’isola non può significare avere meno possibilità di muoversi e, allo stesso tempo, pagare sempre di più per farlo. Pantelleria può comparire nei piani nazionali e le isole possono essere al centro delle strategie europee, ma la vera sfida sarà trasformare quei documenti in collegamenti migliori, navi più moderne, voli adeguati e costi sostenibili. Altrimenti il rischio è che le isole siano sempre più presenti nelle mappe istituzionali e sempre più lontane nella vita quotidiana di chi ci vive.