Per una volta non sono state le polemiche, i ritardi o le incompiute a far parlare del porto di Trapani. A portarlo nelle case degli italiani è stata una telecamera, quella di Linea Blu – Porti d’Italia, che su Rai 1 ha raccontato uno scalo che guarda al futuro tra logistica, turismo, traffici commerciali ed energia. Una vetrina importante, che adesso rischia però di spegnersi se non sarà accompagnata da scelte concrete.
Un grande evento per il futuro dello scalo
È da questa convinzione che prende forma la proposta lanciata dall’imprenditore Gaspare Panfalone: trasformare l’attenzione mediatica in un momento di confronto nazionale capace di riunire istituzioni, imprese, università e operatori del settore per costruire una strategia condivisa sul futuro dello scalo trapanese. L’idea è semplice quanto ambiziosa: organizzare già dal prossimo autunno un grande evento dedicato al porto di Trapani, non come passerella, ma come luogo in cui definire priorità, investimenti e obiettivi. Perché, sostengono gli operatori portuali, il tempo delle analisi è finito e quello delle decisioni non può più essere rinviato. La convinzione nasce da una constatazione sempre più evidente.
Le infrastrutture come chiave della competitività
Il Canale di Sicilia sta tornando al centro degli equilibri economici e geopolitici del Mediterraneo e Trapani, per posizione geografica, potrebbe diventare uno degli snodi più importanti della nuova rete dei traffici marittimi. Container, crociere, project cargo, logistica energetica, eolico offshore: sono questi i settori sui quali lo scalo punta per ritagliarsi un ruolo da protagonista. Le potenzialità, però, da sole non bastano. Servono infrastrutture adeguate. Le nuove banchine, l’approfondimento dei fondali e l’aumento del pescaggio vengono indicati come interventi indispensabili per consentire l’arrivo delle navi di nuova generazione e rendere Trapani competitiva rispetto agli altri porti del Mediterraneo. Opere considerate non semplici lavori pubblici, ma investimenti strategici per l’intera economia della Sicilia occidentale. Accanto al cemento, c’è però un altro capitale sul quale costruire il futuro: quello umano.
Il capitale umano e la cabina di regia
Le imprese del comparto rivendicano gli investimenti effettuati negli ultimi anni in formazione, innovazione, sicurezza e valorizzazione dei giovani professionisti, nella convinzione che la crescita dello scalo passi anche dalla qualità delle competenze che ogni giorno operano sulle banchine. L’appello non è rimasto senza risposta. A raccoglierlo è stato il presidente del Libero Consorzio Comunale, Salvatore Quinci, che ha accolto con favore la proposta di un grande evento nazionale, assicurando il sostegno dell’ente e rilanciando con un progetto destinato ad andare oltre il singolo appuntamento. Per Quinci, infatti, il territorio ha bisogno di una cabina di regia permanente che accompagni nel tempo il Piano Strategico in fase di elaborazione con il supporto di KPMG. Un organismo capace di coordinare le iniziative, individuare le priorità, favorire il dialogo tra istituzioni e imprese e, soprattutto, rafforzare la capacità del territorio di competere nell’accesso ai finanziamenti pubblici. “Le infrastrutture sono le fondamenta dello sviluppo”, osserva il presidente del Libero Consorzio, sottolineando come il porto abbia bisogno non soltanto di nuove opere, ma soprattutto di una visione capace di leggere i profondi cambiamenti che stanno interessando il Mediterraneo.
Dalle opportunità ai fatti
Le tensioni internazionali, la ridefinizione delle rotte commerciali e la crescente centralità delle filiere energetiche, secondo Quinci, stanno riportando questo mare al centro dell’economia globale e Trapani può ritagliarsi un ruolo di primo piano. La sensazione è che qualcosa stia cambiando. Per anni il porto è stato raccontato soprattutto attraverso ciò che mancava; oggi il dibattito prova a spostarsi sulle opportunità. La sfida, naturalmente, resta aperta. Perché tra una trasmissione televisiva e un’infrastruttura capace di cambiare il destino di un territorio c’è di mezzo la politica, la capacità di programmare e la volontà di fare sistema. La proposta lanciata dagli imprenditori e subito raccolta dalle istituzioni va proprio in questa direzione: sedersi allo stesso tavolo, condividere una strategia e provare a fare del porto di Trapani non soltanto una porta sul mare, ma una delle principali leve di sviluppo economico della Sicilia occidentale. La vera partita, adesso, comincia lontano dalle telecamere.