Le spiagge in Italia coprono un totale di 123.765.883 m², di queste, abbiamo identificato 5.271 spiagge. Gli stabilimenti privati occupano un totale di 5.294.228 m², mentre gli stabilimenti pubblici coprono una superficie di 12.900.070 m². Questi numeri rappresentano una parte significativa dell’occupazione delle spiagge italiane.
La situazione in Sicilia
E in Sicilia? Quali sono i dati? Quali spiagge sono libere e quali affidate alla gestione di lidi balneari? Consideriamo intanto, che nel Belpaese, gli stabilimenti coprono circa il 15% delle spiagge totali e se aggiungiamo le concessioni ad uso “Turistico Ricreativo“, la percentuale totale di copertura aumenta a circa il 23%. In Sicilia ci sono 1,883,962.36 m² di area richiesta dal concessionario, ovvero la superficie del bene demaniale oggetto della concessione balneare (2.06%). Di questi, le concessioni posso essere le più svariate: stabilimenti, punti di ormeggio, porti turistici, approdi, complessi turistici, circoli, campeggi, ecc. Di questa area, nell’isola 3,506,632.36 euro sono i canoni demaniali (2.95%).
In Provincia di Trapani: i dati
In Provincia di Trapani, l’area richiesta per concessioni, è di 219,923.18 m² (11.67%), dietro Palermo, Agrigento, Siracusa, Messina. Nelle spiagge trapanesi i canoni demaniali sono 524,228.89 euro, ovvero l’11.59%. Nel trapanese però, solo 5 comuni e 6 spiagge, hanno spiagge accessibili. Ovvero Pantelleria, Campobello, Mazara, Erice, San Vito (2).
Il dato invisibile che sorprende la Provincia di Trapani
Se guardiano al litorale di Marsala o a quello di Mazara, Trapani, sembra che sia difficile trovare una spiaggia libera. Ma in realtà, dati alla mano, le spiagge libere nel trapanese rappresentano circa l’80% del litorale sabbioso balneabile. La provincia trapanese, con ben 196 spiagge censite, vanta uno dei tassi di privatizzazione più bassi dell’intera isola e d’Italia. Il tasso di occupazione delle concessioni demaniali (stabilimenti balneari, campeggi e strutture turistiche) si attesta mediamente sul 18%-20% della costa bassa, lasciando la stragrande maggioranza del territorio alla libera e gratuita fruizione dei bagnanti, secondo i dati raccolti da IlSole24Ore. La gestione esatta delle quote spetta ai singoli Comuni. Ad esempio, nel comune capoluogo di Trapani, i regolamenti comunali e il Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime vincolano la quota massima di spiagge attrezzate private al 16,5% del totale, blindando oltre l’83% come spiaggia.
Il reportage di Legambiente svela altro
Il governo stima che solo il 33% delle coste italiane sia oggetto di concessioni. In realtà, spiega Legambiente nel Rapporto Spiagge, il dato è sottostimato: il calcolo è stato effettuato sul totale della costa italiana e non sulle sole aree balneabili e di costa bassa, includendo quindi anche i tratti di costa rocciosa, quelli non accessibili, le spiagge non appetibili per motivi oggettivi o quelle che non possono essere date in concessione perché sono presenti infrastrutture e manufatti. In pratica, i lidi occupano il 70% dei litorali. In Sicilia, circa il 78% della costa rimane liberamente accessibile, con i lidi che occupano solo il restante 22,4%. Tuttavia, a causa dell’aumento delle concessioni, trovare aree libere e attrezzate è diventato complesso. Per mappare e riqualificare queste aree, la Regione Siciliana ha stanziato fondi specifici, come i 5 milioni di euro destinati a 81 Comuni per migliorare i servizi, la pulizia e la sicurezza sulle spiagge libere. A ciò va aggiunto il fatto che le coste siciliane – e italiane in generale – stanno vivendo dei cambiamenti climatici che li condiziona. In Sicilia sono 170 gli eventi meteo-idrico che stanno cambiando l’assetto geologico delle coste che subiscono l’erosione.