Processo Hesperia, confermate cinque condanne tra Marsala e Castelvetrano

redazione

Processo Hesperia, confermate cinque condanne tra Marsala e Castelvetrano

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venerdì 10 Luglio 2026 - 08:03

La Corte d’Appello di Palermo ha confermato gran parte delle condanne pronunciate in primo grado nell’ambito del processo con rito ordinario scaturito dall’operazione antimafia “Hesperia”, l’inchiesta dei carabinieri che nel settembre 2022 portò all’arresto di presunti appartenenti e fiancheggiatori di Cosa Nostra tra Marsala, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Paceco e Partinico. La quarta sezione della Corte ha confermato cinque delle sette condanne emesse dal Tribunale di Marsala il 23 luglio 2024. Nel corso del procedimento alcune contestazioni erano già state riqualificate in reati meno gravi e, in alcuni casi, era stata esclusa l’aggravante del metodo mafioso, ma le pene inflitte sono state confermate anche in secondo grado.

Tra gli imputati figura Stefano Putaggio, 53 anni, agente immobiliare ed ex attivista del Movimento 5 Stelle, al quale è stata confermata la condanna a sette anni di reclusione. L’uomo era accusato di estorsione ai danni di un imprenditore che si era aggiudicato all’asta giudiziaria un immobile del valore di circa 400 mila euro. Confermata anche la condanna a sei anni di reclusione per Vito De Vita, 48 anni, imputato per la cessione di una partita di sostanza stupefacente del valore di 1.300 euro e nel frattempo tornato in libertà. Restano inoltre confermate le condanne a cinque anni per Riccardo Di Girolamo e Filippo Aiello, mentre Lorenzo Catarinicchia dovrà scontare una pena di tre anni e sei mesi.

Diversa la decisione per Nicolò e Bartolomeo Macaddino, imprenditori del settore ittico di Mazara del Vallo, assolti dalla Corte d’Appello. In primo grado erano stati condannati a un anno e tre mesi di reclusione, con pena sospesa, dopo che l’originaria accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso era stata riqualificata nell’ipotesi di esercizio arbitrario aggravato delle proprie ragioni. I giudici di secondo grado hanno disposto l’assoluzione per mancanza di querela da parte delle presunte persone offese, in linea con la richiesta formulata dalla Procura generale nel corso della requisitoria.

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