Non una semplice recensione, ma una riflessione che prende spunto da un saggio dedicato al Medio Oriente per interrogarsi sul presente e sulle prospettive di un’area cruciale del mondo. L’avvocato marsalese Vito Mannone propone una lettura che, pur partendo dalle tensioni e dai conflitti attuali, invita a guardare oltre la cronaca, immaginando un futuro fondato su dialogo, pluralismo e pace:
L’attuale scenario mediorientale è tra i peggiori che si ricordi. Le ragioni, come sempre in questi casi, appaiono complesse. Una complessità che, al di là dei fatti, purtroppo, rende ogni considerazione relativa, opinabile, controversa. Una complessità che non dovrebbe comunque indurre ad abbandonare la ricerca di una linea di senso a ciò che purtroppo un senso – da tempo – più non ha.
Di recente, in occasione dell’evento annuale I Cantieri del Diritto, organizzato dal C.O.A. Marsala, ho avuto modo di acquistare e di leggere un libro-opuscolo, dal titolo ‘Il nuovo Medio Oriente, potere, diplomazia e realismo’, Edizioni NAMEPES, scritto e curato dal Professor Pejman Abdolmohammadi Bijan, ordinario di Relazioni Internazionali all’Università di Trento. Un testo non giuridico in senso proprio ma che, inaspettatamente, nonostante i foschi scenari internazionali, offre al lettore una prospettiva politica che induce a ritenere che non tutto è sempre già scritto, immutabile, perpetuo.
Alla ricostruzione del complesso scenario medio-orientale, il lettore sicuramente potrà giovare la considerazione di alcuni concetti espressi nella parte finale del libro che certamente veicolano un messaggio positivo, che fa ben sperare. Non si tratta di convincere il lettore di una tesi di parte ma di introdurre elementi di riflessione, che lo possano indurre a pensare in maniera diversa da come siamo abituati a fare. E farlo oltre le contrapposizioni, l’odio, le armi, i pregiudizi (che spesso sono peggiori delle armi).
I concetti di fondo, espressi dal Professore Pejman, nelle sue considerazioni conclusive, richiamano parole-chiave come progresso, pluralismo, libertà, tolleranza che risaltano dalla lettura di alcuni passi – che non riporto per intero ma riadattate per comprensibili ragioni di sintesi – e che qui di seguito, a tratti, cerco di riportare, secondo un ordine complessivo che mi auguro non travisi il pensiero originale dell’autore. In particolare mi soffermerò su alcune considerazioni espresse nei capitoli 5 e 6 del libro. Ogni nuovo paradigma internazionale porta con sé una diversa geografia del potere e una diversa estetica delle relazioni internazionali. Se il periodo 1976-2017 è stato segnato dall’ascesa dell’Islam politico, autoritarismi, ideologie, crisi, da un Medio Oriente spesso teatro di crisi permanente, il nuovo ciclo storico, dopo il 2017, mostra tendenze differenti … il Medio Oriente non è più soltanto teatro di conflitti ideologici e religiosi ma può diventare il cardine della sicurezza e del sistema economico internazionale.
In tale scenario, gli Accordi di Abramo integrano gradualmente Israele nello spazio arabo sunnita, trasformando un conflitto storico in un mosaico di normalizzazione, cooperazione e convergenze economiche. Si fa strada parallelamente un concetto di Indo Mediterraneo, una rete di infrastrutture che trasformerebbero il Medio Oriente da periferia instabile a piattaforma di transito e di collegamento con paesi come l’india… Con l’apertura di nuove rotte commerciali, il Medio Oriente muta assetto … la regione si muove, passo dopo passo, da una estetica del disordine a una estetica della modernizzazione che guarda a un ritorno della Grande Asia come perno del nuovo equilibrio mondiale, in una ottica di società nuova e pluralista.

In questa prospettiva, una Grande Asia contenderebbe la leadership al gigante cinese, mentre la stessa economia mediorientale trarrebbe vantaggio da un assetto che privilegi la logica industriale, aperta al mondo e alle principali vie del commercio, del progresso economico e sociale. La prospettiva ultima sarebbe quella di un nuovo Medio Oriente, pluralista, moderno, industriale e pacificato, libero dal fanatismo, dal nazionalismo, ovvero da quelle forze regressive e degenerative, aperto a una società più pluralista. In questo contesto, un ruolo centrale potranno averlo le nuove generazioni che vorranno finalmente rompere con i vecchi schemi di un Islam politico radicale, chiuso dentro una società bloccata. Si tratterebbe insomma di costruire un grande spazio asiatico, pronto a competere con Pechino sul piano tecnologico, industriale e dei valori politici.
Un ruolo centrale è svolto dalla knowledge economy. E se il XX secolo è stato dominato dalla monarchie petrolifere, con modelli economici basati su rendite energetiche (rentier states), il XXI secolo vede l’emergere di quelle che potremmo chiamare A.I. Monarchies: regimi che investono nel digitale che trasformano il capitale cognitivo in strumento di potere … In questo passaggio, l’intelligenza artificiale diventa lo snodo della conoscenza, in grado di orientare economia e sicurezza … il processo di sviluppo tecnologico nell’attuale era digitale, insomma, è inevitabile ed investirà sempre più le nuove generazioni.
In questo scenario, il Medio Oriente può essere non più teatro di conflitti ma cardine della pace, della produzione economica mondiale, logistica, tecnologia, del pluralismo… da periferia instabile e contesa ad area che avvicina Europa ed Asia…un nuovo ordine etico e politico che non trascura l’importanza del Vaticano e del nuovo Papa come figura in grado di parlare a culture e sensibilità differenti… Tutto ciò entro un più ampio paradigma di relazioni da costruire insieme e che non vogliono uno scontro di civiltà, né ideologico ma semmai una nuova identità, una nuova immagine dell’Oriente e del Medo Oriente che ritorni a un incontro di valori, di civiltà, di culture che dialogano entro un nuovo spazio di pace e libertà. In sintesi, questi sono i passaggi-chiave del libro che evidentemente, rispetto ad una realtà odierna così drammatica, tendono ad una visione differente, più ottimista verso una possibile evoluzione delle cose. Un progresso, una fiducia nelle capacità delle nuove generazioni di costruire un avvenire che, finalmente, rompa con schemi arcaici del passato, aprendosi a nuove visioni del mondo.
Ecco, al di là di tutto, nonostante una realtà quotidiana delle cose che affligge gli animi e deprime le speranze, vale la pena, ancora, provare. Provare a cercare risposte, a cercare un senso, a credere che anche la notte più buia può vedere la luce del giorno avvenire.