La frattura politica è ormai evidente e rischia di aprire una nuova fase di instabilità all’interno del Consiglio comunale di Erice. Otto consiglieri comunali hanno infatti depositato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio, Ruggero Messina, dando vita a uno dei passaggi politici più delicati dell’attuale legislatura. A sottoscrivere il documento sono stati Simona Mannina, Vincenzo Maltese, Michele Cavarretta, Assunta Aiello, Piero Spina, Alberto Pollari, Sofia Mazzeo e Vincenzo Favara. Un’iniziativa che va ben oltre il semplice scontro tra maggioranza e opposizione e che, secondo molti osservatori, potrebbe avere ripercussioni significative sugli equilibri amministrativi della città. Nel testo della mozione, i consiglieri firmatari formulano accuse severe nei confronti del presidente Messina, contestandone innanzitutto la presunta mancanza di imparzialità nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali. Secondo i promotori della sfiducia, il presidente avrebbe progressivamente smarrito il ruolo di garante super partes dell’assemblea, assumendo invece atteggiamenti ritenuti troppo vicini all’amministrazione comunale.
Le motivazioni
“Sin dalla sua elezione – affermano i consiglieri – Messina si è mostrato politicamente inadeguato a ricoprire un incarico così delicato”. Una valutazione netta che si accompagna all’accusa di aver trascurato le prerogative della minoranza consiliare e di aver gestito i lavori dell’aula con un approccio giudicato non equilibrato. Ma le critiche non si fermano all’aspetto politico. Nelle motivazioni che accompagnano la mozione emergono anche rilievi relativi alla conduzione tecnica e regolamentare delle sedute consiliari. Un quadro che, secondo i firmatari, avrebbe compromesso il corretto funzionamento dell’assemblea e reso inevitabile il ricorso allo strumento della sfiducia. L’opposizione sostiene inoltre di aver tentato nei mesi scorsi la strada del confronto istituzionale. Tentativi che, a loro dire, sarebbero rimasti senza esito. “Abbiamo più volte cercato un dialogo costruttivo – spiegano – ma abbiamo trovato una chiusura costante da parte del presidente”. Da qui la richiesta di un cambio di passo e l’auspicio che il Consiglio possa presto eleggere una figura capace di garantire equilibrio, rispetto delle regole e tutela delle prerogative di tutti i consiglieri, indipendentemente dall’appartenenza politica.
La replica di Messina
Non si è fatta attendere la risposta del presidente del Consiglio comunale, Ruggero Messina, che ha respinto con decisione le contestazioni contenute nella proposta di revoca, definendole “gravemente lesive” della propria immagine personale e istituzionale. Messina ha sottolineato come il documento depositato presenti, a suo giudizio, “rilevanti criticità, sia sotto il profilo dei contenuti sia per la sua stessa impostazione”, contestando la ricostruzione dei fatti avanzata dai firmatari della mozione. “Le sedute del Consiglio Comunale sono pubbliche, verbalizzate, fono registrate e videoregistrate – afferma il presidente -. Saranno pertanto gli atti ufficiali, e non ricostruzioni di parte, a consentire una valutazione obiettiva e imparziale del mio operato”. Messina rivendica di aver esercitato il proprio mandato nel pieno rispetto delle norme e delle prerogative istituzionali, garantendo a tutti i consiglieri pari diritti di partecipazione e confronto. “Ho sempre assicurato a tutti i consiglieri, indipendentemente dall’appartenenza politica, il pieno diritto di intervenire, proporre, criticare e confrontarsi democraticamente”, sostiene. Il presidente respinge inoltre qualsiasi tentativo di politicizzare il ruolo che ricopre. “Respingo con decisione ogni tentativo di trasformare il ruolo del Presidente del Consiglio Comunale in un terreno di scontro politico o in uno strumento di delegittimazione personale. Le istituzioni meritano rispetto e il confronto democratico deve sempre svilupparsi sul piano dei fatti, non delle insinuazioni o delle valutazioni soggettive”. Infine, Messina assicura che affronterà il dibattito sulla mozione con “serenità e senso delle istituzioni”, confidando che ogni valutazione venga formulata esclusivamente sulla base degli atti ufficiali e della realtà dei fatti. La partita adesso si sposta nell’aula consiliare, dove saranno i numeri a determinare il destino della presidenza Messina.
I fatti
I promotori della mozione rivolgono un appello anche ai consiglieri di maggioranza, invitandoli a sostenere l’iniziativa “per restituire dignità e autorevolezza al Consiglio comunale”. La vicenda si inserisce in un contesto politico già caratterizzato da un crescente fermento in vista delle elezioni amministrative del 2027. La sfiducia al presidente del Consiglio potrebbe dunque rappresentare non soltanto un passaggio istituzionale, ma anche il primo atto di una più ampia ridefinizione degli equilibri politici cittadini. Per l’amministrazione guidata dalla sindaca Daniela Toscano si apre adesso una fase particolarmente delicata. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se la maggioranza riuscirà a ricompattarsi o se la frattura emersa attorno alla figura del presidente Messina finirà per produrre effetti ancora più profondi sulla tenuta del governo cittadino.
L’intervento della maggioranza
I consiglieri di maggioranza Pietro Amodeo, Sabina Bonfiglio, Carmelo Peralta, Antonio Petrucci, Vito Riggi e Marcello Virzì intervengono con una lunga nota per esprimere “piena, convinta e incondizionata solidarietà” al presidente del Consiglio comunale Ruggero Messina, finito al centro della richiesta di revoca avanzata dall’opposizione con la mozione di sfiducia. Secondo gli esponenti della maggioranza, l’iniziativa sarebbe “infondata nel merito” e priva dei requisiti necessari previsti dallo Statuto comunale. I consiglieri sostengono infatti che l’articolo 26 individua con chiarezza i presupposti per la revoca del presidente del Consiglio, che dovrebbero riguardare esclusivamente il rapporto istituzionale e non valutazioni di carattere politico.
“Contestazioni politiche, non istituzionali”
Nella nota si evidenzia come l’atto presentato dall’opposizione non indicherebbe alcuna violazione di legge, dello Statuto o del regolamento consiliare, limitandosi invece a contestazioni di natura politica. Per questo motivo, secondo la maggioranza, mancherebbe il presupposto fondamentale per avviare una procedura di revoca. I sei consiglieri parlano apertamente di una “strategia propagandistica” portata avanti da anni per delegittimare il presidente del Consiglio, l’amministrazione comunale e la stessa maggioranza, attraverso polemiche e accuse che definiscono prive di riscontri oggettivi. Nel documento viene inoltre ribadito che Ruggero Messina avrebbe sempre svolto il proprio ruolo con imparzialità e neutralità, arrivando talvolta a mostrare particolare disponibilità nei confronti delle minoranze proprio per evitare tensioni e polemiche.
Le contestazioni su Funierice e sulla seduta del 26 marzo
La maggioranza entra poi nel merito di alcuni episodi richiamati dall’opposizione. In particolare viene affrontata la questione della richiesta di convocazione di un Consiglio comunale dedicato alla società partecipata Funierice. Secondo i consiglieri, nella richiesta formalmente presentata non sarebbe stata specificata la volontà di svolgere una seduta aperta. Di conseguenza, il presidente del Consiglio non avrebbe potuto autorizzare una modalità non espressamente richiesta dai proponenti. Per questo viene respinta ogni responsabilità attribuita a Messina. Altro punto contestato riguarda la seduta del 26 marzo. La maggioranza sostiene che i lavori avrebbero potuto proseguire regolarmente e che la successiva approvazione all’unanimità delle mozioni dimostrerebbe come non vi fossero ostacoli di natura politica. La sospensione dei lavori, si legge nella nota, sarebbe stata determinata esclusivamente dal comportamento di un componente della minoranza che avrebbe costretto il presidente a interrompere la seduta. Tra gli elementi richiamati nella mozione di revoca figurerebbe anche l’uscita di Messina da una chat WhatsApp tra consiglieri comunali, circostanza che i firmatari definiscono emblematica della debolezza delle argomentazioni avanzate.
“Fiducia piena nel presidente”
Nella parte conclusiva della nota, i consiglieri difendono anche l’operato della sindaca, affermando che non avrebbe mai rivolto attacchi personali a consiglieri comunali e che le sue dichiarazioni avrebbero riguardato esclusivamente fatti di interesse pubblico e vicende giudiziarie legate all’elezione di un consigliere. La maggioranza rinnova quindi la propria fiducia a Ruggero Messina, sottolineando la correttezza, l’equilibrio e l’imparzialità con cui avrebbe esercitato il mandato. I sei consiglieri auspicano inoltre che l’aula torni a essere il luogo del confronto democratico e dell’attività amministrativa, lontano da polemiche e scontri personali. Infine annunciano il loro voto contrario alla proposta di revoca, definita «priva dei necessari presupposti statutari e istituzionali» e giudicata addirittura «risibile, offensiva e a tratti comica».