Candidatura Unesco saline trapanesi, gli operatori portuali alzano lo scontro: “Così progetto non sostenibile”

redazione

Candidatura Unesco saline trapanesi, gli operatori portuali alzano lo scontro: “Così progetto non sostenibile”

Condividi su:

venerdì 01 Maggio 2026 - 07:00

Il dibattito sulla candidatura delle Saline a Riserva della Biosfera MaB UNESCO entra in una fase decisamente più tecnica. A segnare il cambio di passo è la presa di posizione del cluster portuale, che abbandona il piano delle richieste di chiarimento e passa a una contestazione nel merito, supportata da un documento tecnico. Al centro delle critiche c’è uno dei pilastri su cui si è costruita la candidatura: l’assenza di vincoli per il porto. Secondo gli operatori, queste rassicurazioni “non risultano supportate da norme e da atti giuridicamente vincolanti”. Un’affermazione che sposta il confronto dal piano politico a quello giuridico. “Non possiamo basarci su dichiarazioni prive di valore normativo – afferma Gaspare Panfalone, presidente di Riccardo Sanges & C. –. Qui parliamo di scelte che incidono su investimenti, lavoro e competitività. Servono certezze, non interpretazioni“.

Il nodo dei vincoli e l’impatto sugli investimenti

Il documento individua un punto fermo: il programma MaB, pur non introducendo sempre vincoli diretti, produce effetti indiretti significativi. Ed è proprio su questi che si concentra la preoccupazione del cluster. Le linee guida nazionali prevedono infatti che ogni intervento debba confrontarsi con criteri di compatibilità ambientale legati al riconoscimento Unesco, con possibili ripercussioni su tempi, costi e iter autorizzativi.

Le possibili ricadute su porto e infrastrutture

Tra le criticità evidenziate: procedure più complesse per i dragaggi, valutazioni più stringenti per nuove banchine e waterfront, e iter più lunghi per infrastrutture strategiche come la stazione marittima. “Per un porto – continua Panfalone – anche un rallentamento delle procedure può fare la differenza tra sviluppo e stagnazione”. Il documento richiama anche precedenti concreti, in particolare il caso di Venezia, dove – pur in assenza di vincoli diretti – le esigenze di tutela legate al riconoscimento Unesco hanno progressivamente inciso sulle scelte amministrative e sull’operatività portuale. Il timore è che Trapani possa seguire una traiettoria analoga. Non solo infrastrutture. Il cluster segnala possibili impatti anche sui progetti energetici, in particolare sull’eolico offshore, considerato strategico per il territorio ma potenzialmente esposto a rallentamenti o incertezze autorizzative. Le conseguenze, secondo gli operatori, sarebbero rilevanti: perdita di competitività, riduzione dei traffici e ricadute sull’occupazione. “Non è un tema ideologico – sottolinea Panfalone –. È un tema economico. E chi oggi minimizza questi effetti si assume una responsabilità precisa”.

Impatti economici e confronto istituzionale

Altro punto critico è il metodo. Il cluster denuncia un percorso ritenuto poco trasparente e ribadisce la necessità di un coinvolgimento reale di tutti gli stakeholder, come previsto dalla normativa. “Non si può costruire una candidatura di questo livello senza un confronto con chi nel porto lavora ogni giorno”. La posizione degli operatori è netta: richiesta agli enti competenti di esprimere una valutazione negativa sulla candidatura, alla luce dell’impatto “reale e concreto” evidenziato nel documento. Intanto, un primo effetto si registra già sul piano istituzionale. L’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale ha convocato una riunione per il 15 maggio a Palermo, con la partecipazione degli assessorati regionali all’Ambiente e alle Attività produttive. Sarà il primo vero banco di prova. “Finalmente si discuterà nel merito – conclude Panfalone –. Numeri, norme, effetti concreti. È lì che si capirà se questo progetto è compatibile con il porto. La risposta è un no assoluto”.

Condividi su:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta