Marsala continua a inseguire vetrine internazionali, ma spesso dimentica di guardare dentro casa. L’ultimo esempio, ironico e istruttivo, arriva da Napoli: mentre la città siciliana impegna energie nel Premio Internazionale Mozia – ambiziosa operazione di marketing culturale sull’Isola di Mozia – un figlio di Marsala, il poeta Antonino Contiliano, viene celebrato nel capoluogo campano con il premio “Poesia a Napoli” (VI edizione), nella categoria “Una vita per la poesia”.
Non si tratta di mettere arbitrariamente a confronto due eventi eterogenei. Il Premio Mozia ha infatti una legittima vocazione multidisciplinare e turistico-archeologica; il riconoscimento napoletano è invece un premio letterario. Ma è proprio questa diversità a rendere più stridente il paradosso: Marsala organizza un grande contenitore di premi (per lo più a personalità esterne) e non riesce – o non vuole – allestire un altrettanto visibile riconoscimento interno per i propri talenti. Nessuno chiede di trasformare Mozia in un premio provinciale. Si chiede, piuttosto, di affiancarvi uno sguardo sistematico sulle eccellenze locali, che altrove – a Napoli, appunto – vengono individuate e onorate senza alcun complesso.
Il caso Contiliano è esemplare. Poeta politico di rilievo nazionale, tradotto e studiato, nel 2022, a pari merito, con Ivan Arguellis (Stati Uniti) e Rosa Jamali (Iran) ha ricevuto il primo premio “K. M. ANTHRU INTERNATIONAL PRIZE 2022- For Redefining Literature” (India) per il suo “contributo nella ridefinizione della letteratura mondiale”, Marsala lo ha sinora trattato come un illustre sconosciuto. Nessuna iniziativa pubblica stabile lo ha ricordato, nessun premio cittadino gli è stato intestato, nessuna biblioteca ne conserva una sezione dedicata. A Napoli, invece, la Fondazione Guida – realtà editrice centenaria – lo ha premiato con una motivazione densa e consapevole: «Antonino Contiliano naviga nel mare della lingua per trasformare la bonaccia del senso comune nel fortunale di una significazione nuova. La chiglia tagliente dei suoi versi rimescola le acque, abissa la lirica e suscita onde di pura sovversione poetica. Il risultato è una poesia politica». È poesia, sì, ma è anche intelligenza civile (ora, le poesie Horlieu, Sbornia al confine e Tolleranza zero sono anche pubblicate nell’antologia curata dallo stesso editore, la cui copertina è nella foto, a corredo di questo articolo, accanto al trofeo del Premio Internazionale Mozia).
Certo, si può obiettare che un Comune non ha l’obbligo di premiare i propri poeti. Ma allora non si lamenti se i suoi figli migliori vengono adottati da altri, e non si stupisca se il presunto rilancio culturale resta privo di autentico radicamento. Il Premio Mozia, con il suo comitato scientifico presieduto da Gianni Letta, potrà pure attirare riflettori sulla laguna dello Stagnone e sostenere la candidatura UNESCO. Ma la cultura non è solo cartello internazionale e retorica delle grandi firme. È anche, e forse soprattutto, la capacità di restituire dignità pubblica a chi quella cultura la produce, giorno dopo giorno, nel silenzio di una città che non lo riconosce. Finché Marsala continuerà a organizzare premi per il territorio invece di premiare il territorio – le sue intelligenze, le sue voci, le sue scomode poesie politiche – ci sarà sempre una Napoli pronta a fare la sua parte. Con rispetto e lungimiranza. E senza chiedere il permesso.
[ Giacomo Cuttone ]