La definizione politica arriva chiara e senza ambiguità, ma apre più interrogativi di quanti ne chiuda. A parlare di coalizioni e di Amministrative, un lettore:
Sul territorio marsalese c’è un passaggio politico che, al di là delle polemiche contingenti, merita di essere fissato con chiarezza: per la prima volta viene dichiarata apertamente la natura della coalizione che sostiene Andreana Patti. Non più ambiguità, non più formule elastiche o perimetri indefiniti. La definizione è netta: progetto progressista. Le parole dei rappresentanti regionali di Alleanza Verdi e Sinistra, Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone, segnano un punto politico preciso. Il campo viene delimitato, e dentro questo campo — per esplicita ammissione — non esisterebbero componenti di centrodestra. Una presa di posizione che, se da un lato chiarisce l’identità della coalizione, dall’altro apre una contraddizione evidente.
Perché dentro quello stesso schieramento continuano a muoversi figure e sensibilità che, per storia politica e collocazione, appartengono al centrodestra. Eppure, secondo AVS, questi soggetti non costituirebbero “parte attiva” del progetto politico. Una distinzione che appare più formale che sostanziale, e che rischia di trasformarsi in una rimozione piuttosto che in una reale sintesi politica.
Il nodo diventa ancora più evidente sul piano delle reazioni — o meglio, della loro assenza. Gli stessi esponenti che oggi siedono nella coalizione a sostegno di Patti, e che hanno sostenuto e continuano a sostenere il governo regionale di centrodestra, non hanno speso una parola rispetto agli attacchi durissimi lanciati da AVS contro esponenti di quel governo. Un silenzio che pesa, perché riguarda una contraddizione politica diretta: si condivide una coalizione locale con chi attacca frontalmente il governo che si è contribuito a eleggere e sostenere.
E poi c’è il caso più emblematico, quello che rende l’intera operazione difficilmente leggibile: la presenza, seppur ridimensionata simbolicamente, di Sud chiama Nord e del suo leader Cateno De Luca. AVS minimizza, parla di un riferimento “microscopico”, quasi irrilevante, inserito in una lista civica dal carattere prevalentemente neutro. Ma la politica non è fatta solo di grafica elettorale: è fatta di coerenza, di posizionamenti, di messaggi. Ed è proprio qui che emerge l’aspetto più sorprendente — e politicamente più rilevante. Sud chiama Nord resta completamente inerme davanti a una narrazione che di fatto ne ridimensiona il peso, ne svuota il significato politico e lo colloca ai margini di un progetto dichiaratamente progressista. Non una replica, non una presa di distanza, non una precisazione.
Un silenzio che non è neutro. È un’accettazione implicita.
Ed è forse questo il dato più incisivo dell’intera vicenda: una forza politica che accetta di stare dentro una coalizione che ne nega, o quantomeno riduce drasticamente, l’identità. Una scelta che può essere letta come pragmatismo elettorale, ma che inevitabilmente solleva interrogativi sulla coerenza politica e sulla credibilità del progetto complessivo. Alla fine, più che una coalizione “a confini chiarissimi”, quella che emerge è una costruzione politica in cui le definizioni ufficiali convivono con contraddizioni evidenti. E dove, mentre qualcuno alza la voce per rivendicare identità e purezza, altri scelgono di non parlare affatto. Anche quando avrebbero molto da spiegare. [ lettera firmata ]