L’emergenza invisibile degli animali

Claudia Marchetti

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L’emergenza invisibile degli animali

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giovedì 16 Aprile 2026 - 07:00

C’è un’immagine che non dovrebbe esistere. E invece esiste. È quella raccontata di un gattino ferito a Trapani: un animale indifeso, ferito, lasciato al dolore ma non all’indifferenza degli attivisti e degli animalisti. Non è solo cronaca. È un segnale. E, se non lo vogliamo vedere, è perché abbiamo deciso di non guardare. Trapani, oggi, diventa simbolo di qualcosa che va ben oltre un singolo episodio. Perché quel gattino non è un caso isolato: è il punto di rottura di un sistema che, nonostante le leggi, continua a lasciare scoperti interi territori sul fronte della tutela animale. Eppure una svolta normativa c’è stata. Con la Legge 6 giugno 2025 n. 82, entrata in vigore il 1° luglio 2025, l’Italia ha fatto un passo avanti importante: gli animali sono finalmente riconosciuti come esseri senzienti, le pene per maltrattamenti arrivano fino a due anni di reclusione e quelle per uccisione fino a quattro. È stato vietato il cane a catena su tutto il territorio nazionale. Una conquista, senza dubbio. Ma una normativa deve avere anche la sua copertura e la conseguenza pena da applicare.

La domanda quindi è: cosa accade davvero, nei comuni? Accade troppo spesso che quella legge resti lettera morta. Accade che, quando un cittadino chiama per segnalare un animale ferito, inizi un rimpallo di responsabilità estenuante: Polizia Municipale, ASP, volontari, forze dell’ordine. Tutti coinvolti, ma nessuno davvero operativo. Non per cattiva volontà, ma per una realtà che conosciamo bene: organici ridotti all’osso, emergenze continue, priorità che si accavallano. E così, un gattino ferito può aspettare. Un cane abbandonato può restare invisibile. E chi prova ad aiutare — spesso un cittadino qualunque — si ritrova solo, senza strumenti, senza risposte. È questa la vera emergenza.

Perché mentre discutiamo di norme e pene, la tutela concreta degli animali si perde nei vuoti amministrativi. E in quei vuoti si insinuano episodi che dovrebbero farci vergognare. Come la decisione, ancora oggi difesa da alcuni, di mettere in palio un vitello vivo durante la festa del Festa del SS Crocifisso di Trapani. Tradizione, si dirà. Cultura popolare. Ma a quale prezzo? Possiamo davvero continuare a considerare accettabile che un essere vivente diventi oggetto di premio? Non è più tempo di ambiguità. Se gli animali sono esseri senzienti, come la legge afferma, allora ogni livello istituzionale deve essere messo nelle condizioni di intervenire davvero. Servono risorse, coordinamento, protocolli chiari. Serve che una segnalazione non diventi un pellegrinaggio tra uffici. Serve, soprattutto, che chi chiama per chiedere aiuto non venga lasciato solo. Perché oggi il rischio più grande non è solo il maltrattamento. È l’assuefazione. È il pensare che “tanto non cambia nulla”. È il voltarsi dall’altra parte. Quel gattino ferito, a Trapani, ci sta dicendo esattamente questo: che tra ciò che la legge promette e ciò che accade nella realtà c’è ancora un abisso. E che in quell’abisso, troppo spesso, cadono gli animali. Ma anche la nostra coscienza.

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