Si accende il confronto attorno alla candidatura UNESCO “Saline di Sicilia” e, ancora una volta, al centro del dibattito finisce il metodo. A sollevare il caso è Gaspare Panfalone, delegato Assiterminal e presidente della Riccardo Sanges & C., che con due note ufficiali indirizzate alla Camera di Commercio di Trapani contesta modalità e tempistiche della convocazione del tavolo istituzionale fissato per il 17 aprile. Una presa di posizione netta, senza aperture. Panfalone parla apertamente di “ulteriore prova di disinteresse” verso il porto e i suoi operatori, sottolineando come lo scalo rappresenti “l’anima del territorio”. Ignorare il sistema economico che ruota attorno al porto, aggiunge, significa impoverire la storia e l’identità di Trapani e del suo hinterland.
I tempi, il punto critico
Nel mirino finiscono innanzitutto i tempi: appena quattro giorni tra la convocazione e l’incontro. Un intervallo ritenuto insufficiente, soprattutto alla luce del fatto che l’indisponibilità a partecipare era già stata comunicata durante il precedente confronto dell’11 aprile. Nonostante ciò, la riunione è stata confermata. Una scelta che, secondo Panfalone, “non rispetta i principi di correttezza e leale collaborazione”. Ma la critica va oltre. La convocazione viene interpretata come un atto unilaterale, capace di marginalizzare chi opera quotidianamente nel contesto portuale. Un tema che si inserisce in un quadro più ampio di preoccupazioni già emerse nel dibattito pubblico: il rischio di decisioni calate dall’alto, senza un reale coinvolgimento del sistema porto.
Autorità di Sistema Portuale del Mare assente
A rendere ancora più delicata la situazione è l’assenza annunciata dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, definita un vuoto istituzionale significativo. Per Panfalone, senza questo attore fondamentale, l’incontro perde credibilità ed efficacia, non garantendo la tutela degli interessi portuali. Da qui la richiesta: rinviare il tavolo e ripartire da basi condivise. Sul tavolo c’è già una possibile alternativa, il 23 aprile, data che sarebbe stata concordata con il sindaco di Trapani. L’obiettivo dichiarato è chiaro: costruire un percorso partecipato, che rispetti ruoli, competenze e decoro istituzionale. Il messaggio finale è diretto: il porto non può restare ai margini. Deve essere parte attiva nelle scelte strategiche. Perché, in gioco, non c’è soltanto una candidatura UNESCO, ma il futuro economico e occupazionale dell’intero territorio.