Barelle nei corridoi, pazienti in attesa per ore, personale insufficiente e turni massacranti. I Pronto Soccorso siciliani vivono da tempo una condizione di sovraffollamento cronico che, nelle ultime settimane, è esplosa con maggiore evidenza sotto la spinta dei picchi influenzali stagionali. Una situazione che non riguarda singoli episodi o singole strutture, ma che fotografa una crisi strutturale ormai radicata nel sistema sanitario regionale, soprattutto nelle province più fragili come Trapani e Agrigento, dove il collasso è quotidiano e ignorato da anni.

Carmina: “Emergenza permanente”
A tracciare un quadro durissimo è Ida Carmina, deputata siciliana del Movimento 5 Stelle, che in una nota parla senza mezzi termini di una sanità regionale “precipitata in uno stato di emergenza permanente”. “Ospedali allo stremo, pronto soccorso paralizzati, pazienti ammassati sulle barelle per ore e ore, personale insufficiente e allo stremo. In Sicilia anche una normale influenza è ormai sufficiente a far saltare un sistema sanitario inerme, fragile e mal gestito”, denuncia la parlamentare. Secondo Carmina, quanto sta emergendo oggi a Palermo, finita al centro dell’attenzione nazionale, non rappresenta un’eccezione ma “la prova definitiva del fallimento della sanità regionale”. Una crisi che, sottolinea, è da tempo la regola in tutta l’Isola. Per questo la deputata ha depositato un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute, denunciando una situazione ormai “gravissima e fuori controllo”.
“Luoghi senza posti letto”
“I Pronto Soccorso siciliani non sono più presidi di emergenza – afferma – ma luoghi di abbandono, trasformati in reparti improvvisati senza posti letto, senza personale e senza risposte”. Una condizione che Carmina attribuisce a una programmazione sanitaria regionale «assente, irresponsabile e fallimentare”, chiamando in causa direttamente l’amministrazione guidata da Renato Schifani. “Non si tratta di fatalità – aggiunge – ma del frutto di scelte politiche sbagliate e colpevoli”. Nel mirino anche il governo nazionale. “A questo disastro si aggiunge la responsabilità del governo Meloni, che continua a tollerare una sanità a due velocità, accettando che in Sicilia i diritti valgano meno che altrove”, accusa la deputata, parlando di cittadini trattati come “di serie B”. Se il sistema non è già collassato del tutto, conclude Carmina, lo si deve solo allo “straordinario senso del dovere del personale medico, infermieristico e sanitario”, costretto a lavorare in condizioni definite indegne. A loro va il ringraziamento e la solidarietà, ma “il sacrificio degli operatori non può più coprire l’incapacità della politica”.
Interviene il sindacato UGL Salute
Il quadro siciliano si inserisce in una difficoltà più ampia che, in queste settimane, interessa l’intero Paese. Il sovraffollamento dei pronto soccorso, da Nord a Sud, rappresenta un segnale chiaro delle fragilità strutturali e organizzative del sistema sanitario, messe ulteriormente sotto pressione dall’aumento dei casi influenzali. Situazioni critiche segnalate in Sicilia, Sardegna e nei principali ospedali pediatrici confermano che non si tratta di un’emergenza episodica, ma di una criticità ricorrente. Su questo tema interviene il segretario nazionale della UGL Salute, Gianluca Giuliano, che definisce i Pronto Soccorso “… il punto di raccolta di tutte le fragilità del sistema sanitario”. “L’aumento degli accessi legati all’influenza – afferma – evidenzia la necessità di rafforzare l’organizzazione complessiva, senza scaricare responsabilità ma lavorando insieme per soluzioni concrete e duratura”. Secondo Giuliano, la chiave è il potenziamento della sanità territoriale, ancora lontana dall’essere pienamente operativa. “Servono servizi di prossimità realmente funzionanti, medici di base messi nelle condizioni di rispondere ai bisogni dei cittadini, continuità assistenziale e strutture territoriali capaci di intercettare i casi non urgenti”, spiega. Solo così sarà possibile alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso e garantire risposte tempestive ai casi più gravi. Tuttavia, i numeri evidenziano un ritardo significativo: secondo Agenas, delle 1.723 Case di Comunità programmate, quelle effettivamente attive e in grado di offrire almeno un servizio sono meno del 40 per cento.
Uso improprio dei Pronto Soccorso
Un altro nodo centrale riguarda l’uso appropriato dei Pronto Soccorso. “È necessaria una grande campagna di sensibilizzazione – sottolinea Giuliano – perché troppe persone vi si rivolgono per problemi che potrebbero essere gestiti sul territorio, contribuendo involontariamente al sovraffollamento e all’allungamento dei tempi di attesa”. Il segretario nazionale della UGL Salute conclude ribadendo la disponibilità del sindacato al confronto: “Siamo pronti a collaborare con istituzioni e aziende sanitarie per individuare soluzioni pragmatiche che migliorino l’efficienza del sistema e tutelino sia i cittadini sia gli operatori sanitari, che continuano a garantire assistenza nonostante condizioni di lavoro sempre più complesse”.