Si è chiuso senza alcuna decisione il Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana del dopo Cuffaro – vista l’inchiesta giudiziaria su corruzione e giro di nomine che hanno portato all’arresto del leader della DC – durato oltre sei ore e segnato da un confronto acceso. Nessun quorum raggiunto, nessuna elezione del nuovo segretario nazionale e una nuova convocazione fissata tra circa quindici giorni. Un rinvio che non stempera le tensioni, ma anzi le congela in un clima sempre più simile a una resa dei conti interna. In gioco non c’è soltanto la leadership del partito, ma la sua stessa identità futura. A rendere ancora più esplosivo il confronto è stato il caso di Stefano Cirillo, sospeso tre giorni fa dalle funzioni di segretario regionale della Dc in Sicilia dal vice segretario nazionale facente funzioni Gianpiero Samorì. Un provvedimento che Cirillo contesta apertamente e che ha trasformato il Consiglio in un terreno di scontro politico e giuridico.
Ipotesi guida Cirillo
Durante la riunione romana, un gruppo di dirigenti siciliani vicini a Cirillo avrebbe avanzato una proposta per la guida nazionale del partito. Tuttavia, l’assenza del numero legale – con appena 33 presenti su 102 consiglieri – ha reso impossibile qualsiasi votazione. A pesare sul fallimento della seduta anche l’assenza dei sette deputati regionali siciliani all’Ars, un vuoto politico significativo che riflette la profondità della frattura interna. Cirillo ha tentato di spostare il baricentro del dibattito dal piano personale a quello politico generale. “La Dc è un patrimonio politico, umano ed elettorale e va tutelata da tentativi di manipolazione delle regole”, ha dichiarato, parlando apertamente di una strategia di delegittimazione messa in atto alla vigilia del Consiglio. Sulla sospensione, l’ex segretario regionale è stato netto: “Sono state già avviate diverse impugnative e ho promosso azioni legali a tutela della mia persona e del mio ruolo“. Rispetto alle accuse sulla gestione dei conti del partito, Cirillo ha ribadito di non aver mai avuto responsabilità amministrative né accesso alle risorse economiche della Dc, precisando che tale circostanza sarebbe stata confermata anche dal presidente del collegio dei revisori nel corso della riunione.
Il caso dei due vice segretari per Samorì
Nel tentativo di superare lo stallo, sul tavolo è emersa anche una soluzione transitoria: la nomina di due vice segretari con pari poteri da affiancare a Samorì. Una proposta che, secondo fonti interne, non ha convinto il gruppo dirigente siciliano presente a Roma, contrario ad assetti temporanei considerati incapaci di risolvere il nodo politico di fondo. A chiudere la seduta è stato il presidente Gaetano Grassi, senza alcuna intesa. Un epilogo che certifica una crisi ancora aperta e un partito che fatica a superare definitivamente la stagione di Totò Cuffaro. Il prossimo Consiglio nazionale si annuncia così come un passaggio decisivo, più che un semplice aggiornamento, in un percorso carico di tensioni e incognite.