Lunga vita a Makari

vincenzofiglioli

Lunga vita a Makari

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mercoledì 17 Marzo 2021 - 06:23
Lunga vita a Makari

Nemmeno il tempo di partire con i titoli di testa e, puntuali, sono iniziate le critiche autoctone a Makari, l’ultima fiction della Palomar ambientata in provincia di Trapani. Ad una prima occhiata, l’impressione è di essere davanti a un prodotto che appare in linea con altre serie tv trasmesse in prima serata da Rai Uno.

Al di là di una trama non particolarmente avvincente o originale, Makari si propone come un lavoro assolutamente dignitoso e comunque privo di quegli eccessi folkloristici che solitamente caratterizzano le fiction ambientate in provincia (Roma e Milano, si sa, giocano un campionato a parte). Finora, non abbiamo visto carretti siciliani, coppole, lupare o marranzani, ma un racconto tutto sommato rispettoso della contemporaneità, con un Claudio Gioè credibile nel ruolo di Saverio Lamanna, nato dalla penna del giornalista e scrittore siciliano Gaetano Savatteri. Rispetto al Commissario Maltese (girato nel trapanese e andato in onda nel 2017), guarda evidentemente più a Montalbano che alla Piovra, ma sarà dura ottenere lo stesso successo di pubblico della coppia Camilleri-Zingaretti. Ad ogni modo, la prima puntata è andata molto bene in termini di audience, segno che la Sicilia esercita sempre un certo fascino e che le valutazioni del pubblico autoctono non necessariamente coincidono con quelle del pubblico nazionale, a cui Makari naturalmente si rivolge.

Tuttavia, è innegabile che una fiction che per quattro serate mostra a oltre 6 milioni di spettatori le coste, i borghi e i monumenti della Sicilia Occidentale costituisce un autentico squarcio di luce per uno dei territori più poveri d’Italia (in termini di Pil), le cui bellezze paesaggistiche, storiche e architettoniche sono decisamente meno note, oltre lo Stretto, rispetto a quelle del versante opposto dell’isola. Liberi tutti, naturalmente, di trasformarci in novelli Aldo Grasso di quartiere per fare le pulci all’accento palermitano di alcuni interpreti o alle infradito di Piccionello, ma mi piace pensare che ci possa essere anche un’adeguata consapevolezza sul ritorno positivo che Makari può avere per il trapanese come Montalbano ha avuto per il ragusano, sia in termini turistici, sia per l’apertura di nuovi spazi per i lavoratori dello spettacolo del territorio.

In attesa, dunque, di un cineasta da Oscar che scopra la nostra terra per ambientarvi il suo capolavoro, teniamoci stretto Makari e auguriamoci di poterne vedere tante altre stagioni, senza dimenticare che si tratta pur sempre di una fiction a cui non possiamo delegare il miglioramento della realtà in cui viviamo. Per quello, naturalmente, occorre il nostro impegno quotidiano.

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Un commento

  1. Io ho trovato la fiction molto bella, e onestamente meglio dell’eccesso caricaturale degli ultimi montalbano, che oltretutto oramai hanno una lentezza d’azione che inizia a stufare.

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