Omotransfobia, a chi fa paura?

Claudia Marchetti

Omotransfobia, a chi fa paura?

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sabato 01 Agosto 2020 - 07:30
Omotransfobia, a chi fa paura?

Il tempo per stupirsi pare non finisca mai. D’altronde era pure impensabile una pandemia nel 2020. Eppure. Eppure accade che oggi in Piazza Loggia a Marsala – ed in altre piazze italiane – il movimento #restiamoliberi manifesti contro la “Zan”, ovvero la legge che prevede una tutela specifica per chi subisce atti omofobi e misogini.

Il testo del ddl è stato approvato dalla Commissione Giustizia della Camera, presentato da PD e 5 Stelle, in vista dell’ulteriore passaggio in Parlamento prima dell’attuazione. Le tutele già in vigore, con questo provvedimento, verranno estese anche all’orientamento sessuale, ovvero la punizione col carcere della propaganda e dell’istigazione a delinquere per motivi discriminatori in base al sesso. Prevede altresì la condizione di particolare vulnerabilità delle vittime di violenza fondata “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”, l’istituzione di una Giornata di sensibilizzazione e una serie di fondi. Ma… c’è chi scende in piazza contro questi diritti costituzionalmente garantiti. In primis la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana. E qui scatta un campanello di allarme: qualcuno manifesta – facoltà sacrosanta, s’intende – contro dei diritti già riconosciuti dalla legge fondamentale dello Stato. E questo mi preoccupa un po’ di più.

Tra i sostenitori del movimento #restiamoliberi (ma poi liberi di che visto che si tratta di una legge che garantisce proprio le libertà individuali), c’è il giovane padre Bruno De Cristofaro dell’Opera Fatima di Birgi che ha scritto una lettera ad hoc. Padre Bruno sostiene di essere contro la legge Zan che, a suo dire, “mette in serio pericolo” la libertà. Dice anche che ci sono già leggi italiane che tutelano “queste cose” (chiamiamole col loro nome ‘diritto di esercitare liberamente la propria sessualità’). Dice pure che introdurre una tutela per specifiche “categorie di persone” (io pensavo si chiamassero semplicemente persone) non è ugualitario, parlando di un non ben specificato (neanche dalla legge in questione) “reato di opinione”. Padre Bruno sostiene che la legge anzi, porti a casi di “ricatti”.

Non volendo commentare quanto già fatto tra parentesi, pure perplessità e libere opinioni – visto che il termine libero è tanto ‘caro’ – voglio ricordare che l’Ordinamento Italiano è pieno di leggi, sotto-leggi, decreti, testi unici e sentenze che trattano una determinata materia e richiamano articoli della Costituzione e dei Codici, civile e penale, già in vigore. Ad esempio, per la tutela dei minori esiste il dl n. 154 del 2013 in attuazione della legge delega n. 219 del 2012; mentre i giornalisti per tutelare i diritti dell’infanzia sono tenuti a rispettare la Carta di Treviso che non fa altro che richiamare le leggi italiane già preesistenti. Altro esempio: la legge n. 66 del 15 febbraio ’96 che punisce la violenza sessuale richiamando l’articolo 609 bis del C.p.; o ancora la legge n. 482 del 15 dicembre del ’99 che richiama l’articolo 6 della Costituzione in merito alla salvaguardia delle minoranze linguistiche. Quindi non vedo perchè non ci debba essere una legge che punisca l’omotransfobia.

Più che altro non vorrei che fosse una scusa quella di sostenere che esista già una più generale tutela e che invece si nasconda un atteggiamento volto a respingere i diritti della comunità LGBTQ, visto che la Chiesa non è mai stata aperta su questo fronte, considerando “le pratiche omosessuali” (così le chiamano) un peccato. Di fatto, nonostante sia un tema ancora molto dibattuto per la religione cattolica, di omosessualità si parla nella Congregazione per la dottrina della fede del ’76 e dell’86: nel primo caso si parla di punizioni per chi ha questo “istinto innato… o costituzione patologica giudicata incurabile”; nel secondo caso il non ancora Papa Ratzinger ne fece una riedizione più edulcorata, eliminando il termine “patologia” ed aggiungendo “comportamento intrinsecamente cattivo”.

E pensare che era il 2013 quando Don Gallo affermava che “un prete può essere omosessuale e deve essere libero di esprimere la propria identità” in quanto la repressione porta a tragiche conseguenze. Aggiungendo ironicamente “a me piacciono le donne”. Alla “Zanzara” su Radio24 si spinse a “un papa gay sarebbe magnifico”. Ma lui non ha mai abbandonato i suoi “cani in Chiesa”. Invece noi siamo sempre più soli in un mondo strano, incattivito.

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