Ue e Coronavirus, Corrao (M5S): “Agire subito, non c’è spazio per tatticismi e negoziazioni”

Linda Ferrara

Ue e Coronavirus, Corrao (M5S): “Agire subito, non c’è spazio per tatticismi e negoziazioni”

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venerdì 27 Marzo 2020 - 17:03

Gli eurodeputati ieri hanno votato la disponibilità ai paesi membri di 37 miliardi di euro dei fondi strutturali per la lotta al coronavirus, l’estensione del Fondo di solidarietà per le emergenze sanitarie pubbliche e la sospensione temporanea delle norme europee sulle bande orarie (slot) negli aeroporti. Abbiamo contattato l’europarlamentare per una sua opinione sulle azioni di contrasto alla pandemia di Bruxelles.

Si è conclusa la votazione della plenaria straordinaria sulle tre proposte del Parlamento Europeo per far fronte alle conseguenze economiche prodotte dal Coronavirus. Un suo commento sull’esito della deliberazione.

L’esito era scontato, parliamo di azioni che devono essere intraprese nel più breve lasso temporale possibile per la salvaguardia dei nostri cittadini che hanno bisogno di risposte e risorse adesso. In particolare, si è votato e chiesto ai Paesi membri di collaborare e di mantenere aperte le frontiere interne, al fine di assicurare la consegna di attrezzature mediche e di beni. In una situazione come questa è stato inspiegabile l’ostruzionismo del gruppo della lega.

L’UE ha sospeso il patto di stabilità. Non vi è invece unanimità di posizioni sul MES. Voi avete sempre espresso contrarietà. Vi sono possibili alternative?

Per quanto concerne il MES, abbiamo sempre avuto le idee chiare sin dalla nascita del M5S. Era inadeguato alla sua nascita (che diciamo al governo Berlusconi IV, di cui facevano parte tutti quelli che si lamentano oggi), figuriamoci nel mezzo di una pandemia. Siamo tutti coscienti che abbiamo la necessità di un sistema europeo di finanziamento innovativo e comune. Naturalmente senza la presenza delle rigorose condizionalità volute da Germania, Olanda e Paesi del nord. Il premier Giuseppe Conte è stato chiarissimo a tal proposito nei suoi interventi al Parlamento italiano e negli incontri al Consiglio europeo. Adesso siamo noi a dare l’ultimatum a questo atteggiamento miope ed egoista.

Conte e alcuni rappresentanti degli Stati membri hanno firmato una lettera inviata al presidente del Consiglio dell’UE, Charles Michel, in cui si sostiene la necessità di lavorare allo strumento di un debito comune. Pensa che questa proposta verrà accolta dal resto dei paesi europei?

Come dicevo prima, non c’è spazio per tatticismi e negoziazioni, bisogna agire subito. Come al solito, l’ago della bilancia sarà la cancelliera Merkel che sarà chiamata a rivelare la sua vera natura (se vuol dare una sferzata vera ad un’Europa che di fatto non esiste oppure vuol continuare a fare il leader nazional popolare che difende gli interessi della Germania). Di fatto nella proposta di Conte e di altri 8 paesi si assiste al confronto tra due blocchi, sud vs nord. Ma probabilmente con l’aggiunta della Francia il giocoforza potrebbe favorire il blocco capitanato da Conte. Italia, Spagna, Francia sole valgono quasi 200 milioni di cittadini europei e sono i principali porti del mediterraneo, area strategica in termini di commercio. Non penso che un braccio di ferro della Germania coadiuvata dall’unico paese del Benelux, l’Olanda (Belgio e Lussemburgo hanno cofirmato la lettera) e qualche staterello del nord porterà i suoi frutti. Anche perché sempre la Merkel dovrà riflettere a cosa hanno portato anni di austerity. Non voglio sbilanciarmi ma forse questa crisi potrebbe essere l’opportunità per una nuova politica europea che vada nell’interesse di tutti i cittadini europei, anche perché a guardar ai suoi nuovi compagni di blocco (da Orban a Babis, dalla Polonia all’Austria) non vedo tanti motivi per cui essere contenti a Berlino. Se fossimo stati isolati non ci sarebbe stata storia, ma stavolta il blocco forte è il nostro, e bisogna tenere duro e andare avanti senza vedere a ricatti (che probabilmente arriveranno, soprattutto dai mercati).

Qual è il suo pensiero sui corona bond? Saranno efficaci per fronteggiare la crisi?

In economia la risposta esatta è sempre “dipende”. Penso che sia uno strumento che potrebbe aiutare il nostro sistema industriale, il nostro tessuto produttivo ed economico. Poi naturalmente dipende da come vengono ideati e a che condizioni. La loro funzione dovrebbe assolvere non solo ad assicurare risorse per investimenti statali e privati, ma dovrebbero anche assicurare la sostenibilità del debito, accumulato in passato e quello che si accumulerà necessariamente da adesso, per le generazioni future. Non possiamo caricare sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti il debito di altre generazioni. Bisognerà coadiuvarlo con altri strumenti e azioni coraggiose che, da quello che sto osservando Commissione europea e BCE, stanno già mettendo in campo per sostenere i cittadini europei. La BCE potrebbe attivare la strategia dell’Helicpter money che già è prevista, ad esempio la FED negli USA ha già annunciato di attivarla. Far arrivare liquidità direttamente ai cittadini per sostenere liquidità e circolazione del denaro. In conclusione, abbiamo bisogno di assicurare ai cittadini e alle aziende un livello di liquidità adeguato alla situazione; a tutti i commercianti, imprenditori ed artigiani deve essere concesso immediatamente (ma già ci sono alcuni istituti di credito che lo fanno) un fido adeguato per far fronte al pagamento delle scadenze pregresse e future; infine bisogna garantire mutui e finanziamenti a tasso zero e sufficientemente lunghi per far ripartire PMI e Partite Iva, oltre che l’occupazione.

Le opposizioni, nel corso del dibattito parlamentare di mercoledì, hanno chiesto più coinvolgimento al governo nella gestione dell’emergenza. È stato un errore politico non farlo all’inizio?

Io invito tutti noi a guardare le opposizioni all’estero. Avete mai sentito un capo dell’opposizione (olandese, spagnolo, francese) denigrare il proprio governo nel pieno di una crisi su un giornale straniero che da lì a poco avrebbe toccato con mano il problema (Spagna, El Pais)? Oppure attaccare qualsiasi decisione, giusta o sbagliata, con toni da Rivoluzione francese, attraverso processi mediatici giocati nei salotti televisivi? Da quasi due mesi continuano ad aizzare con toni aggressivi per puro calcolo elettorale dicendo tutto e il contrario di tutto a seconda della convenienza di giornata. Atteggiamento da sciacalli mentre il Paese è piegato e conta i morti. Eppure l’Italia è l’unico paese occidentale che è riuscito a prendere delle decisioni preventive prima di altri, che adesso stanno seguendo la strada tracciata da noi. Possiamo criticare i continui decreti o modifiche per cercare di fronteggiare e tutelare tutte le classi lavorative affette dalla crisi, ma questo richiede tempo, è un costante tagli e cuci per apportare migliorie all’emergenza. Si stanno facendo cose in tempo a cui nessuno era preparato, per cui ci volevano anni, lo vogliamo capire? Qui si combatte per sopravvivere e non per “accalappiarsi” 3 voti. I cittadini lo stanno capendo e alcuni stanno facendo sacrifici enormi. A noi il compito di ascoltare i vari lavoratori, cittadini e prendere le misure per difenderne gli interessi e la salute. Le opposizioni, se volessero collaborare realmente, dovrebbero andare in parlamento (che è sempre stato aperto) e confrontarsi con l’economia reale, evitando scene imbarazzanti, come l’ultimo discorso di Salvini sul PIL. Parlare alla pancia quando c’è una situazione ignota e senza soluzioni semplici rischia di essere molto dannoso, e si vedono i risultati in UK con Johnson e in US con Trump.

Le principali nazioni intervenute in soccorso dell’Italia per fronteggiare l’epidemia sono state la Cina, la Russia e Cuba. Le relazioni diplomatiche da voi perseguite con paesi fuori dalla Nato hanno portato ad un risultato sperato?

Sono stati i primi paesi a mostrare quella solidarietà che da europeo ti aspetteresti dagli altri Paesi Ue o Nato. L’Italia è stata sempre un esempio per la sua solidarietà che non ha confini. La Cina, come più volte ricordato, non ha dimenticato cosa l’Italia ha fatto in passato. Certo, bisogna sempre stare vigili e non scambiare la solidarietà con interesse, ma non mi sembra questo il caso. In Europa, comunque, dopo qualche ritardo bisogna riconoscere che anche Germania e Francia (senza neanche troppa pubblicità) hanno cominciato ad inviare materiale medico e la Germania stessa ha dato disponibilità a prendersi carico di qualche nostro malato (questa sarebbe un ottima idea di come dovrebbe funzionare una vera sanità europea, una proposta per il futuro).

Le misure restrittive di queste settimane, adottate da diversi stati, potrebbero costituire un rischio in quelle nazioni già con un deficit di libertà fondamentali?

In certe zone d’Europa, soprattutto Polonia e Ungheria, tali misure non mi sorprendono. Ormai da 5 anni in certi paesi assistiamo al non rispetto delle fondamentali libertà democratiche a cui l’Europa si è ormai abituata. Sentire Orban dichiarare lo stato d’emergenza con misure draconiane lontane da quelle prese da altri paesi europei, fa riflettere dell’idea di certi leader europei, esempi da idolatrare anche per una certa classe dirigente nostrana. Una volta finita questa crisi, si dovrà anche rivedere come certi paesi (in UE o in processo di adesione), che crescono grazie ai fondi europei, rispettino gli standard minimi democratici. Ma per questo bisognerebbe modificare qualche trattato, quindi accontentiamoci per ora del bisogno primario di cambiare la politica monetaria ed economica di una Europa che ha una struttura novecentesca non in grado di rispondere alle esigenze reali e odierne.

In settimana, durante una diretta social, lei ha discusso, insieme ad altri rappresentanti pentastellati, dell’opportunità della democrazia diretta in alcuni comuni, come Bologna ed Alcamo. Sono modelli che intendete proporre in altre realtà?

Abbiamo detto che in situazioni come questa bisogna fare di necessità virtù, alcuni strumenti esistono da tanti anni ma non sono mai stati utilizzati, ad esempio stiamo scoprendo come molte cose potevano essere fatte in modalità Smart working e da casa. Quante auto e aerei abbiamo lasciato inquinare per spostamenti che non erano necessari e lavori che si potevano fare in rete? Sicuramente alla fine di questo incubo ci saranno molte cose da ripensare sul funzionamento della società ante-covid19, stiamo vivendo una sorta di punto di non ritorno dell’umanità da tantissimi punti di vista.

A marzo dovevano tenersi gli “stati generali” del Movimento 5 Stelle, un’opportunità per riorganizzarvi. Evento annullato a causa della pandemia. State pensando ad un’alternativa per poter discutere del vostro futuro?

Stiamo pensando a salvare vite umane e al futuro dell’Italia e degli italiani. È un tema rinviato, il M5S ha chiaramente bisogno di rivedere molte cose a livello interno, organizzativo e di posizioni politiche, ma non è questo il momento. Ci sarà tempo per parlare di come organizzare e rilanciare il movimento, adesso ci sono cose infinitamente più importanti a cui dedicarsi dalla mattina alla sera.

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