Tra condanna e frustate a morte – Il poeta Ashraf Fayad

redazione

Tra condanna e frustate a morte – Il poeta Ashraf Fayad

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giovedì 20 Febbraio 2020 - 17:30
Tra condanna e frustate a morte – Il poeta Ashraf Fayad

Nel Novecento, J. P. Sartre scrisse che poesia, letteratura e arte non possono non essere che azione “imbarcata”. Stessa idea per i poeti come operai di V. V. Majakóvskij. I poeti lavorano la parola, anziché ferro o plastica. In Italia non lontana, E. Sanguineti affermava il diritto di poeta “chierico organico”. Eppure, nonostante l’evoluzione storica, c’è ancora chi è condannato per il suo lavoro di poeta. Fra questi, il palestinese Ashraf Fayad (vive in Arabia Saudita). Due le raccolte (la versione italiana è di Gassid Mohammed e Sana Darghmouni).

«Le istruzioni per l’uso, 2016», la prima. «Epicrisi, 2019» la seconda. Di questa, S. Darghmouni è sia traduttrice che postfatrice (prefazioni di Paolo Branca e Massimo Campanini). Pubblicate nel 2008, le prime poesie commentano e criticano le questioni sociali nel mondo arabo, l’esilio, l’amore, la situazione dei profughi. Nela sua postfazione a «Epicrisi», S. Darghmouni titola che la «poesia non è un reato, nemmeno una colpa». Così, però, non è stato per il poeta palestinese. Fayadh è stato condannato a morte per apostasia e blasfemia, o idee anti-profeta e anti-religione (pena poi commutata in anni di carcere e a ottocento – 800 – frustate). In realtà le sue poesie, toccano lo strapotere del potentato politico saudita, non perché pericolose e nocive per la morale e la cultura pubblica. La poesia di Fayadh non diffonde né apostasia, né ateismo, né «bestemmia Dio e il suo profeta» (Il processo nel verbale, in Le istruzioni sono all’interno, p. 85). Processato e incarcerato ne 2014, vietata è pure la circolazione delle sue poesie. Qualche poesia scandalistica (!): «Fu detto: insediatevi in essa [la terra] /Alcuni nemici di tutti / Andatevene da essa [la terra] / E dal fondo del fiume guardate a voi stessi, lassù / Che quelli più in alto concedano compassione a quelli sotto / Poiché i nullatenenti randagi / Sono come sangue non esitabile nel mercato di petrolio.»; «E innocuo il petrolio / se non fosse per la miseria che lascia / a contaminare il mondo // […] Questa è la promessa del petrolio … e il petrolio non manca alla sua [promessa. // […]».

Tuttavia un tribunale saudita (tutt’altro che disinteressato), su testimonianza di un giovane ostile e di due membri della polizia religiosa, mette sotto processo Fayadh. Accuse balorde e pretestuose! G. Mohammed (Un processo da favole, in Le istruzioni sono all’interno, p. 83) ne fa una raccolta (parla da sola!): «ritrovamento d’immagini di donne nel suo cellulare, […] influenzato dalla filosofia occidentale, l’avere scritto su Twitter: “Odio gli uomini”, “L’egoismo è il signore delle virtù”, “La storia è un uomo ipocrita”». Una bottiglia di vino che sta per finire, «a detta del Pubblico Ministero elogia l’ubriachezza». Il sole che sta a letto, perché la sua temperatura è troppo alta, si sostiene, «deride il sole che è uno dei miracoli di Dio» (Ivi). (Per inciso: il ricavato dei due libri venduti va alla famiglia del poeta per sostenete le spese legali della difesa).

Antonino Contiliano

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