Raciti e Miceli nel trapanese per ascoltare le voci dei territori su beni culturali, sanità, rifiuti e immigrazione

redazione

Raciti e Miceli nel trapanese per ascoltare le voci dei territori su beni culturali, sanità, rifiuti e immigrazione

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domenica 12 Gennaio 2020 - 17:14
Raciti e Miceli nel trapanese per ascoltare le voci dei territori su beni culturali, sanità, rifiuti e immigrazione

Fine settimana ricco di incontri per due deputati nazionali Fausto Raciti e Carmelo Miceli della Commissione parlamentare Antimafia. I parlamentari del Pd hanno partecipato a una serie di iniziative nel territorio trapanese, accompagnati da Marco Campagna e Valentina Villabuona. Una testimonianza di attenzione per la provincia, con particolare riguardo ad alcune questioni che stanno tenendo banco in queste settimane, grazie soprattutto alla mobilitazione delle comunità locali.

La prima tappa a Calatafimi Segesta, dove Raciti e Miceli sono stati accolti  dalla direttrice del Parco archeologico Rossella Giglio, che ha messo in luce le prospettive del parco e la complessità dell’azione che oggi è chiamata a mettere in campo.
A Pianto Romano i due deputati hanno incontrato i rappresentanti dell’associazione “Segesta nel sogno” che gestisce il sito che ha  messo in luce la progettazione in itinere e le difficoltà quotidiane che ne intralciano il decollo di questo luogo ricco di storia. Nel centro storico, poi, nella Chiesa del Ss. Crocifisso  l’incontro con l’arciprete Mucaria, il quale oltre a metterne in luce l’indiscussa bellezza ha spostato il discorso  sulla necessità di fare dei lavori di manutenzione che ne garantiscano la sicurezza e la conservazione.
Infine, la partecipazione al dibattito organizzato dal movimento “Ideeazioni” sull’impianto di rifiuti di Gallitello, nei pressi di Calatafimi. Un confronto diretto che ha visto il contributo di Francesco Adragna esponente dell’associazione “Bosco di Angimbè” e di due altre realtà, l’associazione “Punto Dritto” di Trapani e il comitato “No Marine resort” di San Vito lo Capo.
I due deputati hanno dato garanzia di accendere i fari sulla  “questione” nelle aule del parlamento nazionale, con l’obiettivo di dare fine a questa speculazione che vede il connubio di interessi economici privati con il supporto di “certa” politica.
La seconda tappa del mini tour trapanese di Raciti e Miceli si è tenuta a Castelvetrano, per partecipare all’assemblea cittadina organizzata dai consiglieri comunali e dai sindaci del Belice, a proposito del futuro dell’ospedale di Castelvetrano. “L’assessore Razza – afferma Miceli – deve ritornare sui suoi passi e rivedere la rete ospedaliera, dotando l’ospedale di Castelvetrano di un numero di posti letto adeguato e di reparti – in particolare quello di rianimazione – assolutamente necessari per un presidio sanitario importante come questo, in un luogo ad alta densità sismica. Per quanto mi compete ho dichiarato la mia totale disponibilità ad intervenire a livello normativo affinché, a partire dal “mille proroghe”, sia tenuta in debita considerazione la peculiarità sismica del territorio. La politica deve fare uno sforzo di serietà, senza divisioni e scaricabarile. Sul diritto alla salute non si scherza e, nella città di Matteo Messina Denaro, lo Stato non può permettersi il lusso di dimostrarsi inefficiente e lontano dalle esigenze dei cittadini”.
Infine la visita al Cpr di Trapani. “Gli effetti dei #decretisicurezza – ha scritto a riguardo Raciti – non fanno vittime solo in mare. Anche in terra, fino a colpire oltre che la dignità dei migranti, anche la serenità di intere comunità locali che da sole provano a fare integrazione. Ieri sono stato in visita ispettiva al Cpr di #Trapani, il centro di permanenza e di rimpatri, che ospita 45 persone. Nei giorni scorsi un gruppo di loro ha incendiato coperte e materassi provando a fuggire. La vita in questi centri non è propriamente una permanenza in un hotel di lusso a differenza di quello che la propaganda salviniana vuole far credere. C’è una carenza di personale che accompagni i migranti nel loro percorso. Spesso restano “prigionieri” per un tempo molto superiore a quello previsto. Le strutture non sempre sono agibili. Quello che a mio avviso serve però è un intervento legislativo di carattere nazionale, non certo una colpevolizzazione di chi gestisce le strutture. Ma nonostante i capitolati d’appalto prevedano già operatori legali, traduttori e mediatori culturali i parametri normativi vanno a mio avviso modificati prevedendo un numero maggiore di personale. Perché quelli sanciti dalla norma sono insufficienti ad assicurare sia un percorso reale di integrazione, sia adeguate condizioni di lavoro agli operatori. Con tutti gli effetti che conosciamo e su cui quella stessa propaganda lucra”.

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