La festa del lavoro

vincenzofiglioli

La festa del lavoro

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venerdì 27 Aprile 2018 - 06:20

Precario e flessibile. Ma anche mobile e transitorio. E’ il lavoro del terzo millennio, che tra pochi giorni, il 1 maggio, tornerà ad essere celebrato nella festività che da fine ‘800 è stata concepita per sottolineare il valore sociale dei diritti acquisiti dalle masse operaie dopo secoli di sfruttamento. Anno dopo anno, il 1 maggio si è trasformato in un’agrodolce opportunità di riflessione sul tema del lavoro. Da una parte c’è l’orgoglio di chi rivendica le conquiste del passato, dall’altro il realismo di chi lamenta le criticità del presente. In mezzo ci sono i numeri, in tutta la loro schietta obiettività: ieri Eurostat ha diffuso i dati del 2017, che certificano come l’Italia piazzi ben quattro regioni nella top ten continentale a proposito di disoccupazione. Un primato tutt’altro che invidiabile, che riguarda interamente il Sud: Calabria, Sicilia, Campania e Puglia. Pessimo anche il dato per quanto concerne i giovani, dove fa un po’ meglio solo la Puglia, mentre le altre tre hanno una percentuale di disoccupazione superiore al 50% nella fascia compresa tra 15 e 24 anni.

Da queste colonne abbiamo ripetuto più volte che finchè non si investirà seriamente su nuove generazioni, collegamenti e innovazione tecnologica, sarà difficile invertire questo trend. Allo stesso tempo, si dovrebbe capire che l’Italia ha bisogno del Mezzogiorno per crescere. Non basta importare le intelligenze meridionali, che tutt’al più vengono utilizzate per contribuire alle fortune dell’economia del Nord. Servirebbe un approccio diverso, capace di aiutare i ragazzi del Sud “a casa propria”, senza incorrere nella tentazione di tornare all’assistenzialismo della Prima Repubblica. Qualche tentativo negli ultimi anni è stato anche fatto, con il reddito di inclusione o il programma “Resto al Sud”. Dietro l’angolo c’è anche la proposta del reddito di cittadinanza, di cui tanto si è discusso nell’ultima campagna elettorale. Tutti segnali d’attenzione che da soli non serviranno, se per far nascere un’impresa, spostarsi da una città a un’altra, navigare sul web o ricevere una risposta su una richiesta di finanziamento europeo servirà più tempo che nelle altre regioni d’Italia. Nè, tantomeno, se corruzione e clientelismo continueranno ad avere un ruolo decisivo nelle fortune di una nuova iniziativa imprenditoriale, commerciale o culturale.

E’ proprio su questi aspetti che si gioca la partita: fin quando certi meccanismi resteranno bloccati, la strada verso il riscatto e l’autoderminazione del Sud resterà in salita e le ragioni per celebrare il 1 maggio saranno sempre meno stimolanti.

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