Scuola, immagine di repertorio da Imagoeconomicascuola classe alunni (foto Imagoeconomica) Giulia Biazzo 18 Settembre 2026,...
ROMA – L’istruzione salva la vita. Vale in molti casi, quando si parla di devianza giovanile per esempio, ma vale anche nel caso in cui servono strumenti per sentirsi più sicure e difendersi. Specie quando il primo nido “sicuro” (la famiglia, la casa) è proprio lo stesso luogo che si trasforma in una gabbia.
Istruzione e violenza sulle donne, il ruolo della scuola
Tra le donne con un titolo post secondario, secondo l’indagine Istat, il numero di quelle che riferiscono di aver subito una violenza fisica o sessuale è pari al 10,3%, mentre scende della metà tra quelle che non hanno nessun titolo di studio o solo il diploma elementare.
Questo evidenzia, almeno in parte, come la predisposizione a riconoscere e denunciare una molestia, una violenza, un trauma in famiglia sia spesso anche frutto degli strumenti culturali acquisiti e che risultano necessari per mettere insieme i pezzi e trovare il coraggio di parlarne.
Educazione al consenso e alle relazioni a scuola
In questo senso, diventa fondamentale la direzione che la scuola prende nell’insegnamento del consenso, dell’educazione alle relazioni e alla sfera affettiva e sessuale. Ma anche la sfera di fiducia che si crea tra istituzione e minore. E su questo, specie tra le nuove generazioni, c’è ancora molta strada da fare.
La scuola, infatti, non è ancora percepita da chi subisce violenze come uno dei primi appigli a cui rivolgersi dopo aver subito il trauma. Tra la minoranza di donne che ha parlato di ciò che ha vissuto, quasi il 30% si è rivolto a un membro della famiglia o a un parente; quasi l’11% a compagni di scuola o amici. Ma solo il 2,6% si è rivolto a un insegnante o una figura adulta a scuola. Mentre è praticamente nulla la quota di chi ha denunciato in Polizia (0,2%).
Legge Valditara ed educazione sessuale nelle scuole
Non è un caso che, proprio in questi giorni, ci sia un acceso dibattito politico sulla legge Valditara che vieta di trattare temi legati alla sessualità nella scuola dell’infanzia e primaria e impone agli istituti superiori di richiedere autorizzazioni scritte alle famiglie con sette giorni di preavviso per ogni attività. La normativa ha raccolto numerose critiche, tanto che una parte di società civile, associazioni e sindacati ha lanciato un referendum per l’abrogazione, che proprio due giorni fa ha superato le 500 mila firme.
“L’obiettivo – si legge nel testo della proposta referendaria – è superare le attuali restrizioni normative. Eliminando queste norme, l’educazione sessuale e affettiva tornerà a essere un’attività scolastica inclusiva, equiparata alle altre scelte extracurriculari approvate da genitori, docenti e studenti. Didattica adeguata all’età, inclusione scolastica e maggiore autonomia”.
è chiaro che occorre trovare un giusto equilibro tra istituzione scolastica e famiglia per poter arrivare all’urgente obiettivo: stroncare sul nascere, sin dai banchi di scuola, un modello relazione e affettivo violento. Rieducando i giovanissimi alla parità di genere, al rispetto dei confini personali e al consenso.
