Violenza donne, lo Stato c’è. E anche Mattarella (a Grosseto)

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Violenza donne, lo Stato c’è. E anche Mattarella (a Grosseto)

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giovedì 17 settembre 2026 - 18:32
Violenza donne, lo Stato c’è. E anche Mattarella (a Grosseto)

Redazione 17 Settembre 2026, 20:32 Grosseto, 17 set. (askanews) – La “stanza rosa” in realtà...

17 Settembre 2026, 20:32

Grosseto, 17 set. (askanews) – La “stanza rosa” in realtà non è rosa, ma è una stanza dove c’è tutto e da cui non è necessario uscire per ricevere delle cure (a parte la tac e la sala operatoria). Perché anche uscire, percorrere i corridoi di un ospedale, essere guardata dagli altri pazienti, per una donna che ha subito una violenza, fisica, sessuale o psicologica, aggrava lo strazio, solletica la paura. La stanza rosa dell’ospedale Misericordia di Grosseto è nata nel 2009 quando nessuno, in Italia, si faceva le domande giuste sulla violenza di genere. E’ nata da “un atto di umiltà”, ha raccontato oggi la dottoressa Vittoria Doretti – responsabile della rete regionale del Codice rosa – davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è voluto venire fin qui, in un piccolo ospedale di provincia, per dire che “è un impegno pubblico della Repubblica” non solo, doverosamente, “reprimere” ma anche “prevenire” la violenza sulle donne. Con l’educazione, la formazione, “cancellando e rimuovendo il deficit e la carenza culturale e di senso di umanità” da cui nasce questa, bestiale e continua, violenza.

Il codice rosa nasce da un atto di umiltà, dal mettere in dubbio l’apparente realtà, dal farsi qualche domanda in più senza slogan o soluzioni facili. “Avevamo procedure bellissime e perfette” contro la violenza di genere “ma c’erano due casi in tre anni segnalati dall’ospedale quando i centri antiviolenza parlavano – continua Doretti -, nella stessa provincia, di 200 donne seguite ogni anno: molte di loro erano passate dal Pronto soccorso”. Eccola dunque la domanda: “Cos’era che il nostro Ps non vedeva?” Un gap culturale, di comprensione, di parole e di umanità che l’impegno tenace ha rimosso. Così, accogliendo nel 2010 una giovane mamma, abusata dal marito, è iniziata la missione della stanza rosa, modello adottato prima dalla Regione Toscana e poi in tutta Italia.

E Mattarella, in un Paese in cui le cronache raccontano ogni giorno di violenze subite fino alla morte e in una Regione in cui è ancora forte la commozione per il femminicidio di Lorena Isceri, uccisa dall’ex fidanzato il 3 settembre, ha voluto esserci e non per caso. Sono due i motivi che l’hanno spinto a venire a Grosseto, li elenca lui stesso in un discorso a braccio: da un lato, ribadire l’impegno dello Stato su repressione e prevenzione, dire a voce alta che, dati alla mano, si tratta di un “allarme” e di una “priorità” per il Paese, dall’altro, esprimere “riconoscenza” agli operatori, a chi ci mette testa e cuore, perchè il loro lavoro è di “primaria importanza” e tutta Italia lo sa.

Infine quello – tanto – che resta da fare con “la prevenzione, l’individuazione delle condizioni di violenza, la formazione” e tutto un lavoro da approfondire “nelle scuole per trasmettere un senso dei rapporti umani che è quello che ha sempre caratterizzato, tra l’altro, il modo di crescere della civiltà”.

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  • Askanews

Fonte: QdS.it