Redazione 10 Settembre 2026, 11:31 Milano, 10 set. (askanews) – La Champagne ha chiuso una...
Milano, 10 set. (askanews) – La Champagne ha chiuso una vendemmia senza precedenti per precocità, con una resa media di circa 7.000 kg/ha contro i 9.900 del 2025 e uve arrivate in cantina molto mature, con concentrazioni zuccherine insolitamente elevate per la regione. Le prime raccolte sono iniziate il 6 agosto a Montgueux, nell’Aube, mentre dal 17 agosto la vendemmia ha interessato gran parte del vigneto, quasi due settimane prima dell’anno precedente. Gelate primaverili, siccità e cinque ondate di calore hanno ridotto i volumi senza compromettere lo stato sanitario delle uve.
Per trovare nelle cronache francesi una raccolta già avviata il 12 agosto bisogna risalire al 1893. Il confronto, tuttavia, non è perfettamente sovrapponibile, perché allora tra le uve raccolte figurava anche l’Auxerrois, vitigno oggi estraneo al vigneto champenois. Il Comité Champagne considera quindi il 2026 il nuovo riferimento di precocità dell’epoca contemporanea. La rapidità con cui procedeva la maturazione ha imposto di modificare più volte le previsioni fino alla pubblicazione, il 12 agosto, dei calendari ufficiali differenziati per Comune e vitigno.
I segnali erano comparsi già in primavera. Il germogliamento è stato osservato il 23 marzo per lo Chardonnay, il 27 per il Pinot Nero e il 2 aprile per il Meunier, circa sedici giorni prima della media. La fioritura è iniziata intorno al 30 maggio, con undici giorni di anticipo, e tra questa fase e la raccolta sono trascorsi soltanto 68 giorni, contro una media di 86.
Una partenza così anticipata ha reso le viti particolarmente vulnerabili alle gelate. Secondo le stime del Comité Champagne, il fenomeno ha interessato il 38% delle gemme dell’intero vigneto, il secondo dato più alto dopo il 45% del 2003. Le differenze tra le zone sono state molto ampie: nell’Aisne le perdite sono state valutate tra il 65 e l’85%, nella Vallée de l’Ardre intorno al 65%, nella Cote des Bar tra il 55 e il 65% e nella Vallée de la Marne attorno al 50%. Trépail, Perthois e Petit Morin hanno invece registrato danni compresi tra il 20 e il 30%.
Dopo il gelo è arrivata un’estate molto asciutta. In aprile sono caduti circa 10 millimetri di pioggia contro i 40 abituali, in giugno 40 rispetto a una media di 78 e in luglio meno di 20 contro 62. Tra giugno e luglio l’evapotraspirazione ha raggiunto 321 millimetri, superando anche i valori elevati del 2006 e del 2018.
La vite ha comunque mantenuto a lungo il fogliame verde e attivo. Lo stress idrico si è manifestato soprattutto nelle dimensioni degli acini e nei vigneti più giovani, mentre le piante vecchie hanno potuto contare più spesso su apparati radicali capaci di raggiungere riserve d’acqua profonde.
‘La campagna viticola 2026 resterà come un’annata atipica, che ha profondamente modificato i nostri riferimenti. I viticoltori hanno dovuto adattare le loro attività. La loro reattività e capacità di adattamento sono state determinanti per raccogliere la sfida di questa vendemmia fuori dal comune’ ha dichiarato Maxime Toubart, presidente del Syndicat Général des Vignerons de la Champagne e co-presidente del Comité Champagne.
Il peso dei grappoli dà la misura concreta della siccità. Alla fine di luglio la media regionale era scesa a 66 grammi, circa il 30% in meno rispetto al 2025 e il valore più basso degli ultimi vent’anni. Questo dato, sommato alle perdite provocate dal gelo, spiega perché la produzione effettiva si sia fermata ben al di sotto degli 8.800 kg/ha che vigneron e Maison avevano stabilito a luglio come quantità massima commercializzabile.
La resa agronomica si è attestata infatti intorno ai 7.000 kg/ha, tra i livelli più bassi registrati dagli anni Ottanta. Nel 2021 la Champagne aveva raccolto mediamente 7.274 kg/ha, mentre nel 1985, segnato dal grande gelo invernale, la produzione era scesa a 6.821.
Alla scarsità dei volumi si è accompagnata una maturazione eccezionalmente veloce. Il Réseau Matu, che monitora l’andamento delle uve in centinaia di parcelle, indicava all’inizio di agosto un grado alcolico potenziale medio di 8,2% vol. Il 10 agosto era già salito a 10,1, con lo Chardonnay a 10,4, il Pinot Nero a 10,2 e il Meunier a 9,8. Il Sézannais aveva raggiunto 11,1 e il Vitryat 11.
Secondo Sébastien Debuisson, direttore dei servizi tecnici del Comité Champagne, in una sola settimana le uve hanno percorso l’equivalente di circa tre settimane di maturazione. Il 17 agosto, su una sessantina di cuvée analizzate, il grado potenziale medio aveva raggiunto 12,1% vol e quasi un campione su tre superava 12,5. Durante la raccolta sono stati osservati anche mosti oltre 13% vol, soprattutto da Chardonnay.
Parallelamente sono diminuite le acidità. I pH rilevati durante la vendemmia si collocavano generalmente tra 3,15 e 3,30, con alcuni settori ancora sotto 3,10, mentre l’acido malico risultava basso. La questione per le vinificazioni non sarà dunque raggiungere la maturità, ma conservarne l’equilibrio partendo da basi naturalmente più ricche rispetto ai riferimenti abituali della Champagne.
Anche i tre vitigni principali hanno reagito in modo differente. Lo Chardonnay ha concentrato rapidamente gli zuccheri ed è stato molto penalizzato dal gelo in alcune zone. Il Pinot Nero, soprattutto nell’Aube, ha spesso conservato una buona quantità di succo nonostante bacche piccole e bucce più spesse. Il Meunier ha mostrato in diversi settori valori zuccherini più contenuti e una maturazione meno rapida.
Nella Cote des Bar queste differenze sono emerse con particolare evidenza. Alla cooperativa Chassenay d’Arce di Ville-sur-Arce il grado medio ha raggiunto 12,2% vol, con punte di 14, mentre l’indice di maturità è salito a 45 contro 26 nel 2025. Il Pinot Nero ha mantenuto succosità nonostante le dimensioni ridotte degli acini, mentre il Pinot Blanc ha conservato una componente acida più marcata. Sono dati riferiti a una singola realtà produttiva, ma mostrano con chiarezza quanto siano cambiati i parametri rispetto all’anno precedente.
Situazioni molto diverse si sono osservate nella Cote des Blancs. A Grauves, Domaine Vincey ha raccolto in alcune parcelle appena tra 500 e 3.000 kg/ha. Non sono valori rappresentativi dell’intera zona, ma documentano quanto la combinazione tra gelo e siccità abbia inciso in modo diseguale anche all’interno dello stesso territorio.
Nella Vallée de la Marne è emerso invece il comportamento del Meunier. A Fleury-la-Rivière alcune parcelle di Pinot Nero avevano raggiunto prima la maturità zuccherina, mentre i Meunier conservavano valori più contenuti. Nelle basi di Champagne Demière i pH erano compresi tra 3,08 e 3,17, un’altra indicazione della forte variabilità incontrata nel corso della raccolta.
Alcune parti della Montagne de Reims hanno subito danni più contenuti. Nell’area di Trépail le perdite da gelo sono state stimate tra il 20 e il 30%. Champagne Barons de Rothschild ha iniziato la raccolta il 13 agosto ad Ambonnay e Trépail, è passata tra il 17 e il 20 agli Chardonnay Grand Cru della Cote des Blancs e successivamente ai Pinot Nero della Montagne e della Petite Montagne. Per la prima volta nella storia della Maison l’intera vendemmia si è conclusa entro agosto, il 27, con una resa media di circa 6.000 kg/ha nei propri vigneti.
La maturità raggiunta nel 2026 ha prodotto anche una conseguenza insolita sul piano normativo. Il Disciplinare stabilisce che i vini sottoposti ad arricchimento non superino il 13% vol dopo la presa di spuma. Con alcune basi già naturalmente molto alcoliche, la seconda fermentazione in bottiglia rischierebbe però di oltrepassare quella soglia.
Il Syndicat Général des Vignerons ha quindi chiesto una deroga temporanea, autorizzata dall’Inao. Per una parte dei vini della vendemmia 2026 destinati alla presa di spuma nel 2027 sarà possibile superare il 13% vol, entro il limite europeo del 15%. La misura riguarda soprattutto gli assemblaggi nei quali convivono vini arricchiti e non arricchiti e, secondo il Comité Champagne, dovrebbe interessare soltanto una parte dei produttori.
L’accelerazione della maturazione ha avuto conseguenze anche sull’organizzazione della vendemmia. Diverse aziende hanno dovuto richiamare in anticipo le squadre e rivedere quasi quotidianamente il calendario. Il piano ‘Insieme per la vendemmia in Champagne’, coordinato con gli enti pubblici, coinvolge ogni anno quasi 100.000 persone. Nei giorni più caldi sono stati modificati gli orari di lavoro e rafforzate le misure di prevenzione.
‘Grazie alla mobilitazione dell’intera filiera, siamo riusciti a portare a termine questa vendemmia eccezionalmente precoce in ottime condizioni, con una qualità straordinaria’ ha affermato David Chatillon, presidente dell’Union des Maisons de Champagne e co-presidente del Comité Champagne, precisando che ‘la materia prima è molto bella, sana e matura’.
Il lavoro passa ora agli ‘chef de cave’, chiamati a gestire basi più ricche in alcol, meno acide e disponibili in quantità ridotte. A loro disposizione ci sono però anche vini di riserva provenienti da due annate molto differenti: il 2024, umido e più fresco, e il 2025, caldo ma meno estremo. Il loro impiego avrà un peso particolare nella costruzione delle cuvée e nella continuità stilistica delle Maison. Il 2026 apre però una prospettiva che va oltre il giudizio sul singolo millesimo. Maxime Toubart, presidente del SGV Champagne e co-presidente del Comité Champagne, ritiene che condizioni oggi considerate eccezionali possano presentarsi con maggiore frequenza nei prossimi dieci o quindici anni. La Champagne sta quindi già ripensando alcuni dei propri riferimenti, dalle pratiche agronomiche alle densità d’impianto, fino alla ricerca su varietà più resistenti e all’organizzazione della vendemmia nelle fasi di caldo intenso.
