Delos bed. Architectura-GDelos bed. Architectura-G Luigi Patitucci 23 Ottobre 2026, 06:43 “Può darsi che il...
“Può darsi che il Paradiso sia un’isola”, scriveva Schalansky e, mai come in questo inizio di secolo in terra di Sicilia sembrano apparsi come dal nulla numerosi luoghi sorprendenti, luoghi carichi di malìa, certamente luoghi dell’anima. E, il giro del destino, visto che parliamo di isola e del mio peregrinare alla ricerca di elementi ed eventi ubicati nel nostro straordinario contesto ambientale da poter porre in visione per voi, miei cari lettori curiosi e design addicted, mi ha condotto in uno scenario magico alle pendici dell’Etna che prende il nome di Restivo Wine. E potrebbe finire qui il mio racconto per poter produrre in me un’onda di appagamento che muove dalla rievocazione, se non fosse che devo, e voglio, farvi partecipi dei miei entusiasmi ed allora che il prezioso strumento della narrazione diviene legante indispensabile tra le nostre esistenze. Cercherò dunque di poter essere più incisivo.
Restivo Wine, il design contemporaneo alle pendici dell’Etna
Siamo in Contrada Arcurìa, nel territorio del Comune di Passopisciaro, sul versante nord-ovest dell’Etna e, la tenuta Restivo Wine nasce con l’intento di poter rappresentare un piccolo borgo immerso nei vigneti di proprietà di famiglia e, come dicevo, in un contesto ambientale di grande fascino dovuto allo scenario con cui ci si trova a dialogare, contrassegnato in ogni sua componente da elementi provenienti da una matrice identitaria fortemente caratterizzante e, capace di poterci parlare di secoli e secoli di costante impegno da parte delle comunità antiche che ci hanno preceduto, nell’opera di ardua modellazione di uno scenario di per sé estremamente duro. E tale opera, costante e puntuale, continua ancora oggi. Di recente è stato infatti recuperato l’antico casale esistente, mediante un’accurata opera capace di poter mettere insieme la dovizia di un restauro conservativo con l’ottenimento di altissimi standard di comfort e piacevolezza per gli avventori, propri della nostra contemporaneità.
Ne sono venuti fuori degli ambienti di grande pregio architettonico, immersi in uno scenario fatto tutto da pietra lavica, silenzio e natura, capaci di poter accogliere e praticare un’ospitalità che volge la sua offerta a tutti coloro che vengono attratti dalla ricerca di un luogo pregno di riservatezza e di alti gradienti di elementi valoriali elargiti in ogni contesto all’interno dello scenario in cui ci si muove. Ma voglio dirlo subito e con sfrontatezza, a portarmi in tale scenario è stata la “Forma della Bellezza”! E, ringrazio ancora il mio amico designer Pippo Rosalia per avermi coinvolto in un evento che muove dall’incontro tra due realtà artigiane e creative – DiSè e Restivo Wine – che sono riusciti nell’opera di poter scegliere, sin dall’inizio, la qualità, il tempo lento e la rarità come valore, quali elementi di riferimento nello sviluppo di ogni traiettoria d’elezione atta a poter rappresentare questo progetto che mi accingo a raccontare.
La Forma della Bellezza tra vino, architettura e installazioni artistiche
Nella brochure recapitatami leggo già una intro parecchio avvincente, che dice: “Esistono luoghi in cui la materia diventa linguaggio. In cui il vino, il legno e lo spazio danno tutti, ciascuno a modo suo, forma a qualcosa che già esiste nell’immaginazione prima ancora che nella realtà”. E basti questo, a potermi catturare nell’opera di esplorazione che costantemente muove i miei passi, alla ricerca di esperienze entusiasmanti e significative, mi auguro, con cui potervi ammaliare. Giunto sui luoghi del misfatto, posso dirvi che il progetto qui si configura come un percorso espositivo e concettuale, che riesce ad innestarsi, talvolta con opportuna brutalità ed elegante sfrontatezza, ed abitare e dunque generare una riconsiderazione degli spazi, sia interni che esterni adiacenti alla struttura del resort, ad esclusione delle aree dedicate all’impianto del vigneto, allo scopo di poter concentrare l’esperienza visiva e plastica degli avventori attorno alle sue architetture, preesistenti e innestate con il nuovo evento.
I protagonisti internazionali del design contemporaneo sull’Etna
Dieci i nomi del panorama architettonico e del design contemporaneo internazionale chiamati a dare forma a questa visione, tra cui ritrovo vecchi e cari portentosi amici, mediante serie di installazioni site-specific, destinate a dialogare con la matrice identitaria propria dell’ecosistema caratteristico del territorio vulcanico in cui ci si muove. Tale percorso, in qualche misura, pone in opera mediante l’ostensione delle proposizioni creative dei suoi autori, ove tra questi, vi figurano alcuni dei protagonisti più interessanti delle discipline del design e dell’architettura contemporanea, una mappatura sensuale capace di poter vivere ed alimentarsi del dialogo costante che riesce ad instaurare con gli elementi propri dello scenario circostante, agendo da vero e proprio amplificatore delle energie in gioco presenti nel contesto ambientale.
Questi autori sono: Arquitectura-G, Leopold Banchini, Germans Ermičs, Rossella Faraci, Formafantasma, Francesco Librizzi, Guillermo Santomà, Jerszy Seymour, Michael Schoner, Point Supreme e, a sostegno dell’opera di fruizione degli spazi è stata la narrazione con gli intervenuti da parte dell’architetto svizzero Leopold Banchini. “Può darsi che il Paradiso sia un’isola.”, dicevo in apertura, ma devo dirvi che Schalansky aggiungeva dopo: “Lo è anche l’inferno”. Facciamo in modo che la frase possa concludersi sempre più al primo stadio, questo il Design lo può fare.
