Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma sfida a destra

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Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma sfida a destra

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domenica 20 settembre 2026 - 14:33
Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma sfida a destra

Redazione 20 Settembre 2026, 16:33 Roma, 20 set. (askanews) – Cita, e irride, sia Elly...

20 Settembre 2026, 16:33

Roma, 20 set. (askanews) – Cita, e irride, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte. Ma se mai servisse una conferma della direzione che la campagna elettorale ha preso, Giorgia Meloni l’ha data nel discorso con cui ha concluso Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Ed è una sfida che si gioca alla sua destra. Non serve che lo nomini – anzi, la regola è proprio fingere di ignorarlo – ma Roberto Vannacci è più che un semplice convitato di pietra, è un fantasma che aleggia sulla strada che la potrebbe riportare a palazzo Chigi.

Quello che la premier fa in questa assolata domenica di fine settembre all’evento allestito al laghetto dell’Eur, è un intervento diverso da altri fatti in passato, pur già in odore di campagna elettorale. E’ un po’ più breve, solo 40 minuti e, diversamente dal solito, non spazia a 360 gradi – espressione a lei cara – sui vari aspetti dell’attività di governo, ma si concentra sui temi più ‘vicini’ alla platea di ragazzi che la sta ascoltando: scuola, università, social, intelligenza artificiale, meritocrazia.

Ci sono però almeno due passaggi che dimostrano che la rotta imboccata da Meloni verso le Politiche vede nel leader di Futuro nazionale, e nella sua propaganda a colpi di remigrazione, il vero ostacolo. Il primo è un annuncio. La premier fa sapere che a breve in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per limitare il numero degli stranieri in aula. “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna”, dice. Non solo, perché – spiega – a ciò si affiancherà anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e l’introduzione del divieto di burqa a niqab a scuola. “In Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”, afferma la premier. E sbaglia chi pensa che quest’ultima frase fosse riferita anche all’ormai famoso ragionamento del vice premier Antonio Tajani sui criteri, e le lunghezze delle gonne, che vanno utilizzati per scegliere una fidanzata. Perchè dopo dopo, a domanda, la premier risponde che quella del leader di Forza Italia era semplicemente una espressione “uscita male” che non va ingigantita.

Ma c’è anche un secondo passaggio del discorso – ed è un avvertimento – che, senza mai esplicitarlo, sembra fare riferimento proprio a Vannacci a ai dubbi che dietro la crescita così rapida del suo movimento ci possano essere anche influenze (e non solo) russe. “Lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale – sostiene la premier – nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.

Meloni ovviamente non dimentica che per vincere le prossime elezioni Politiche c’è da battere anche il centrosinistra. Ma i toni che utilizza quando parla dei leader del campo avverso è per lo più sprezzante e sarcastico. Lo è quando attacca la segretaria del Pd Elly Schlein che le ha rinfacciato di aver tagliato le risorse per gli atenei. “Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,4?”, dice la premier scandendo i numeri in modalità irridente. Per poi aggiungere: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego. Te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma te prego, una cosa vera, dilla. Te le passo io sotto banco”.

Stesso registro oratorio nel passaggio in cui la premier torna a rivendicare l’eliminazione del bollo, al momento per il 2027, per alcune macchine e per i motorini. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato”.

Un po’ meno sbeffeggiante, ma comunque sprezzante, il punto del discorso riservato a Giuseppe Conte e alle accuse di aver finanziato la misura del superbonus, a scopi di propaganda, con soldi che in realtà sono delle Regioni. “Ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”, “la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle – accusa la premier – è costata a ciascun italiano nel 2022, 3.500 euro, anche a quelli che una casa non ce l’avevano, anche a quelli che erano appena nati, a tutti. Ecco quanto costano le vere campagne elettorali che faceva la sinistra”.

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Fonte: QdS.it