Termovalorizzatori, la corsa di Schifani per inaugurarli prima di quello romano

Simone Olivelli

Termovalorizzatori, la corsa di Schifani per inaugurarli prima di quello romano

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Simone Olivelli |
giovedì 27 agosto 2026 - 4:01
Termovalorizzatori, la corsa di Schifani per inaugurarli prima di quello romano

Il rendering del termovalorizzatore di PalermoIl rendering del termovalorizzatore di Palermo Simone Olivelli 27 Agosto...

27 Agosto 2026, 06:01

Una corsa contro il tempo per mantenere le promesse e presentarsi al tavolo delle trattative per le nuove Regionali con in mano le carte giuste. Quella di Schifani sui termovalorizzatori è una scommessa non semplice da vincere. Gli annunci a favore di stampa e social fatti in questi mesi hanno alimentato le aspettative di quella parte di opinione pubblica che ha deciso di credere alle parole del presidente, secondo il quale una volta che la Sicilia avrà la possibilità di sottoporre a combustione e recupero energetico i rifiuti indifferenziati l’isola otterrà benefici di diverso tipo: bollette Tari meno onerose, un minor numero di abbandoni indiscriminati di spazzatura nelle strade e nelle campagne, l’avvio di un percorso che, con l’archiviazione della lunga era delle discariche, favorirà il recupero di condizioni ambientali migliori.

Quanto però la tabella di marcia tracciata sia compatibile con il reale andamento degli iter burocratici e di tutto ciò che può ruotare attorno all’affidamento di due opere che costeranno fino a 800 milioni di euro – tutti fondi pubblici – è ancora da capire. Le perplessità, è inutile girarci attorno, ci sono. “Prevediamo di affidare i lavori nella primavera del 2027 e di inaugurare i due impianti entro il 2028”. A dirlo, lo scorso maggio, è stato proprio Schifani, nella veste non solo di presidente della Regione ma anche di commissario straordinario per la valorizzazione energetica dei rifiuti in Sicilia. Un ruolo, quest’ultimo, tutt’altro che di facciata: i poteri commissariali concessi dal governo Meloni hanno dato l’opportunità di accorciare i tempi tradizionali di certe procedure. Ma basterà questo? Per Schifani senz’altro sì. Il presidente, che nel 2027 vedrà anche scadere – a meno di clamorosi anticipazioni – la propria legislatura e non esclude di poter ritentare il bis, ha dimostrato di credere nel cronoprogramma fin qui indicato con la pubblicazione a fine luglio di due avvisi per annunciare le prossime indizioni delle gare d’appalto che serviranno ad affidare lo sviluppo della progettazione esecutiva (al momento si è fermi al livello di fattibilità tecnica-economica) e contestualmente la costruzione degli impianti e la loro gestione.

Gare d’appalto e progettazione dei termovalorizzatori

Come riportato nei documenti, si è trattato di un modo per comunicare al mercato ciò che accadrà nel prossimo futuro. “Si precisa che il presente avviso ha finalità meramente informative della prossima indizione della gara, pertanto, gli operatori economici non devono presentare alcuna manifestazione di interesse”, viene chiarito. Tuttavia, il valore anche simbolico dell’iniziativa è forte: mentre i progetti di fattibilità tecnica-economica erano da poche settimane approdate sui tavoli della commissione tecnica-specialistica, chiamata a valutare l’impatto ambientale dei termovalorizzatori, Schifani ha guardato già in là. Sicuro di superare indenne le valutazioni.

Quando a maggio si è presentato in conferenza stampa insieme ai progettisti, Schifani ha parlato dei due impianti come qualcosa di avveniristico. Nulla di comparabile con gli altri termovalorizzatori presenti in giro per l’Europa. Tecnologie decisamente migliori di quelle utilizzate in quello di Copenaghen, da sempre punto di riferimento anche per i media quando si parla di siti capaci di recuperare energia dalla combustione dei rifiuti.

I termovalorizzatori emetteranno il 96 per cento in meno di diossine rispetto all’impianto danese”, ha dichiarato uno degli sviluppatori del progetto di fattibilità. Un altro termine di paragone utilizzato per sottolineare la qualità delle scelte che la Regione farà è stato il termovalorizzatore di Bolzano. “Emette in nove giorni le diossine che i due siciliani emetteranno in un anno”, è stato detto. Non è mancato anche il confronto a distanza con un impianto che ancora deve nascere. Quello di Roma voluto dal sindaco Roberto Gualtieri, i cui lavori sono iniziati a maggio, pochi giorni prima della conferenza stampa di Schifani. Per realizzare il termovalorzzatore nella Capitale l’investimento previsto è di un miliardo. “Da oggi si apre una nuova fase, che porterà a settembre del 2029 alla consegna del primo carico di rifiuti nella nuova struttura”, è stato annunciato dall’assessora al Ciclo dei rifiuti Sabrina Alfonsi in occasione dell’apertura del cantiere.

Sicilia e Roma, confronto sui tempi di realizzazione

Facendo un raffronto con il cronoprogramma diffuso da Schifani si può dire che in Sicilia i termovalorizzatori dovrebbero essere completati un anno prima di quello di Roma. Nella brochure di presentazione diffusa dal presidente della Regione, infatti, è riportato il mese di settembre 2028 come termine per la conclusione dei cantieri di Palermo e Catania. Un traguardo più che ambizioso se si considerano le scadenze delle tappe intermedie. Per Schifani, infatti, a settembre di quest’anno, quindi da qui a un mese, i progetti di fattibilità tecnica-economica dovrebbe ottenere i pareri ambientali. Incassati questi ultimi – nello specifico Via, Vinca, Paur, Aia, Au – entro ottobre verrebbero pubblicati i bandi delle gare sulla piattaforma di Invitalia, per poi arrivare a gennaio del prossimo anno con il nome delle imprese vincitrici. A quel punto entro aprile si dovrebbero ottenere i pareri ambientali ai progetti esecutivi e dare il via ai lavori.

Chiunque abbia avuto a che fare, direttamente o anche semplicemente come lettore di quotidiani, con il mondo degli appalti sa bene che si tratta di una prospettiva a dir poco ottimistica. Gli elementi che possono rallentare gli iter sono tantissimi, tra i quali la presentazione di ricorsi alla giustizia amministrativa per contestare sia gli esiti delle gare – la valutazione delle offerte tecniche che saranno presentate si preannuncia un passaggio che richiederà del tempo – ma anche le eventuali contestazioni riguardanti il rilascio delle autorizzazioni ambientali. Un antipasto Schifani lo ha avuto già in occasione dell’approvazione del nuovo piano dei rifiuti che ha implementato la previsione dei termovalorizzatori. “Anche noi abbiamo avuto le nostre difficoltà, con i ricorsi presentati al Tar, magari perché qualcuno che lavora nel settore si vede limitato nella propria attività. Ma noi andiamo avanti e abbiamo raggiunto un punto di non ritorno”, ha detto il presidente della Regione nella conferenza stampa di maggio.

Termovalorizzatori, ambiente e dubbi sull’iter

Entusiasmi a parte – “posso dire che oggi è uno dei giorni più importanti della mia vita”, ha sottolineato Schifani in occasione della presentazione dei progetti di fattibilità – la cronaca di queste settimane dice come l’iter di valutazione degli impatti ambientali da parte della Cts potrebbe essere destinato ad allungarsi. La commissione tra giugno e luglio ha iniziato a esaminare i documenti, chiedendo ai progettisti e alla Regione di integrarli con decine e decine di relazioni, utili a chiarire i punti interrogativi emersi dal primo vaglio. Gli aspetti su cui fare luce vanno da aspetti strettamente tecnologici ad altri di natura logistica, compresa la compatibilità dell’impianto catanese con le ormai sempre più frequenti emissioni di cenere vulcanica da parte dell’Etna. La partita, come è giusto che sia, non è soltanto interna agli uffici della Regione. A pretendere di prenderne parte sono infatti le associazioni ambientaliste che danno voce alla parte di opinione pubblica che non vede nei termovalorizzatori la soluzione adeguata al problema rifiuti che attanaglia da decenni la Sicilia.

Associazioni volevano più tempo per esaminare i progetti, la Regione tira dritto

Che il confronto tra ambientalisti e governo Schifani fosse destinato prima o poi a tramutarsi in scontro era preventivabile. Il modo e il momento in cui il rapporto è deflagrato ha però sorpreso un po’ tutti. A trasformarsi in goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione, a oggi non modificata, da parte di Schifani di non acconsentire alla richiesta di apertura di un’inchiesta pubblica per esaminare i progetti dei termovalorizzatori.

Con questa espressione si indica la disposizione prevista dal codice dell’Ambiente all’articolo 24 bis. Una procedura che entra in gioco quando la complessità dei progetti da valutare, nell’ambito delle osservazioni che la società civile può presentare nelle fasi precedenti al rilascio delle autorizzazioni ambientali, è tale da chiedere un tempo aggiuntivo. Il codice consente la possibilità di concedere fino a tre mesi, con la costituzione di una commissione chiamata a redigere una relazione finale.

“La Regione, attraverso il dipartimento Ambiente, ha rigettato formalmente la richiesta di indire l’inchiesta Pubblica, tentando di liquidare il dibattito su un’opera dal pesantissimo impatto sanitario e ambientale con una sbrigativa audizione telematica – hanno denunciato nei giorni scorsi Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, Lipu Siclia, Associazione idrotecnica Italiana-Sicilia orientale, Cgil Sicilia, Arci Sicilia, Federconsumatori Sicilia, Italia Nostra Sicilia, Movimento Cinque Stelle Sicilia –. Il rifiuto di concedere una proroga calpesta i basilari i principi di partecipazione effettiva sanciti dalla Convenzione di Aarhus, svuotando di senso il diritto di difesa del territorio”.

Le associazioni, dopo avere notificato una diffida alla Regione, hanno fatto sapere di essere pronte a presentare ricorso al Tar “per eccesso di potere, carenza di istruttoria e violazione di legge”. A intervenire nella faccenda sono state anche Rifiuti Zero Sicilia, Zero Waste Italy, Rinascimento Green, Europa Verde, Verdi Sicilia e Movimento Ecologista, che già nelle scorse settimane avevano presentato osservazioni al primo blocco di documenti riguardanti i due progetti. “I cittadini e i tecnici non hanno ancora avuto il tempo materiale per esaminare la mole spaventosa di atti (ben 184 nuovi elaborati tecnici depositati a Ferragosto) – si legge in una nota –. Non sono ancora noti né pubblicati i pareri tecnici compiuti dei vari enti di controllo ed esperti e non sono scaduti i termini per la presentazione di osservazioni e controdeduzioni. Si chiede, di fatto, di esprimere un giudizio su impianti ad altissimo impatto sanitario e ambientale ed economico, e che avanzano sotto lo scudo di termini dimezzati e passaggi sommari senza consentire la partecipazione dei portatori di interesse. Un contraddittorio al buio che trasforma la partecipazione in una recita formale”.

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Fonte: QdS.it