Suolo divorato, la Sicilia batte tutti: il paradosso dei pannelli solari sui terreni agricoli

Simone Olivelli

Suolo divorato, la Sicilia batte tutti: il paradosso dei pannelli solari sui terreni agricoli

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Simone Olivelli |
mercoledì 04 novembre 2026 - 5:04
Suolo divorato, la Sicilia batte tutti: il paradosso dei pannelli solari sui terreni agricoli

Impianto fotovoltaico (foto imagoeconomica)Impianto fotovoltaico (foto imagoeconomica) Simone Olivelli 4 Novembre 2026, 06:04 PALERMO –...

4 Novembre 2026, 06:04

PALERMO – Se siete arrivati a leggere queste poche parole, sappiate che in Italia nel frattempo sono spariti quasi dieci metri quadrati di terreno libero. Il dato impressionante arriva dall’ultimo rapporto sul consumo di suolo redatto da Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. I numeri dicono che tra il 2024 e il 2025 nel nostro Paese la crescita è stata del 22,4 per cento, con un ritmo che raggiunge i 3,2 metri quadrati al secondo. Praticamente un fazzoletto di terra ampio quanto un letto matrimoniale.

Consumo di suolo in Italia: i dati Ispra e l’impatto ambientale

L’aumento racconta di come la questione sia tutt’altro che sotto controllo e le considerazioni si aggravano se si tiene in mente i riflessi ambientali che ciò comporta: i cambiamenti climatici, con l’aumento delle temperature e la comparsa sempre più frequente di fenomeni estremi, imporrebbero una presa di coscienza verso il recupero e la tutela degli ecosistemi naturali. In questa direzione vanno anche i recenti orientamenti in area Ue, che vincolano i Paesi ad attuare politiche di resilienza del suolo. “Il Regolamento fissa obiettivi giuridicamente vincolanti per arrestare la perdita di biodiversità; in particolare, per gli ecosistemi urbani, impone l’obbligo per tutti gli Stati membri di azzerare le perdite nette di spazi verdi e copertura arborea entro il 2030 e di garantirne l’incremento netto progressivo dal 2031, fino al raggiungimento di livelli soddisfacenti”, ricorda Ispra.

L’Italia però è indietro e al momento sembra rimasta ferma al palo: tra 2024 e 2025, sono stati 102,4 chilometri quadrati che dallo stato naturale sono stati trasformati in aree artificiali. “La crescita delle superfici artificiali – si legge nel rapporto – è solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari a quasi 7,5 km², dovuti al passaggio da suolo consumato a suolo non consumato, un valore in aumento rispetto a quello del 2024 ma ancora del tutto insufficiente a compensare l’aumento delle nuove coperture artificiali. Il consumo netto arriva così a 95 km², il valore più alto mai registrato dal 2012”.

I dati dicono che oggi in Italia le infrastrutture, gli edifici e gli altri tipi di coperture artificiali occupano il 7,19 per cento del suolo nazionale. La percentuale è decisamente superiore a quella che si registra nel resto del continente: la media europea, infatti, è del 4,4 per cento. Con il consumo di suolo cresce anche il livello di impermeabilizzazioni dei terreni. I cui effetti da Nord a Sud sono ormai noti a tutti quando in occasione delle piogge, sempre più spesso di intensità elevata, le strade delle città si trasformano in fiumi, mettendo in pericolo l’incolumità delle persone e causando pesanti danni alle aree urbane.

Sicilia prima per consumo di suolo: il peso dei parchi fotovoltaici

In questo quadro generale, la Sicilia, manco a dirlo, non è messa bene. E negli anni del governo Schifani la situazione è andata via via peggiorando. L’isola, infatti, è la regione in cui tra 2024 e 2025 si è consumato più suolo. Nel caso siciliano a incidere particolarmente è il fenomeno dell’agrivoltaico, con la realizzazione di un elevato numero di parchi solari in terreni agricoli. Una tecnologia che i proponenti affermano sia sostenibile dal punto di vista ambientale, in quanto l’installazione a un paio di metri d’altezza dei pannelli garantirebbe la possibilità di lavorare le zone sottostanti e così facendo garantirebbe il mantenimento della fertilità, ma che per l’Ispra vanno conteggiate come aree coperte artificialmente. “Le regioni con maggiore copertura artificiale sono Lombardia (12,27%), Veneto (11,87%) e Campania (10,65%), mentre le maggiori perdite di suolo nel 2025 si registrano in Sicilia (+1.619 ettari, in media oltre quattro ettari al giorno), Lazio (+1.436 ettari), Puglia (+1.198 ettari), Lombardia (+1.093 ettari), Piemonte (+854 ettari), Campania (+740 ettari) e Veneto (+584 ettari)”, si legge.

In Sicilia l’incremento registrato tra 2024 e 2025 è stato pari allo 0,96 per cento del territorio regionale e Catania – con 666 ettari consumati – è la seconda provincia per maggior consumo di suolo annuale. Di più se ne sono persi soltanto a Viterbo (969). Il quadro aggiornato al 2025 vede il consumo di suolo salire in Sicilia a oltre 170mila ettari, pari al 6,62 per cento della superficie regionale. Per 1619 ettari coperti, soltanto 23 sono stati ripristinati. Se si mettono in relazione questi dati con quelli riguardanti la popolazione, si può dire che l’incremento è stato di 3,38 metri quadrati di suolo per abitante che nel 2025 sono stati coperti. Come detto, nel caso siciliano è fondamentale soffermarsi sul contributo del fotovoltaico all’incremento. Escludendo gli impianti solari a terra, il suolo consumato nel 2025 scende di oltre la metà e si attesta a 760 ettari.

Consumo di suolo nelle province siciliane: Catania in testa

A livello provinciale, dopo Catania, con i suoi 666 ettari coperti nel 2025, l’incremento maggiore è avvenuto a Palermo (227 ettari) e Siracusa (123), seguite da Trapani (115) ed Enna (104). L’elenco prosegue con Agrigento (73), Caltanissetta (48) e Messina (45). Lo stesso dato, scomputato dal fotovoltaico, dà questa classifica: Catania (198), Siracusa (133), Ragusa (121), Enna (71), Trapani (66), Messina (48), Caltanissetta (44), Palermo (43) e Agrigento (37). Nel complesso, invece, la provincia con la maggiore percentuale di superficie coperta è quella di Ragusa con il 10,62 per cento. Al secondo posto c’è Siracusa con il 9,28 e poi Catania con l’8,22 per cento. Proseguendo in ordine decrescente, troviamo Trapani con il 7,92 per cento, Messina con il 6,05, Palermo con il 5,79, Caltanissetta con il 4,79 e infine Enna con il 3,28.

Suolo consumato nei capoluoghi siciliani: i dati di Palermo e Catania

Prendendo in considerazione soltanto i capoluoghi, Palermo presenta oltre il 40 per cento del proprio territorio comunale contraddistinto da suolo consumato. La percentuale della città di Catania – con 198 ettari coperti in un solo anno – è del 30,46 per cento. In terza piazza c’è la città di Messina (17,14%), subito dietro Siracusa (16,99%). A seguire ci sono Agrigento (9,25%), Ragusa (8,69%), Trapani (7,97%), Caltanissetta (5,95%) e infine Enna con il 3,93 per cento di suolo consumato. Tra le azioni che Ispra sottolinea siano utili attuare per il ripristino del territorio ci sono la depavimentazione delle superfici asfaltate, proposta di cui ultimamente si sente parlare con una certa frequenza, la tutela e l’aumento della copertura vegetale negli spazi naturali interclusi e il potenziamento ecologico degli ecosistemi urbani, assegnando la massima priorità ai suoli pubblici.

Ripristino del verde urbano e tutela del territorio: le proposte di Ispra

“I risultati mostrano a livello nazionale un potenziale di 212.327 ettari su cui valutare l’attivazione di progetti di ripristino della natura e 328.122 ettari sui quali poter incrementare la dotazione di copertura arborea nei soli perimetri urbani. Tuttavia – mette in guardia l’Istituto – anche questi spazi sono continuamente erosi dall’urbanizzazione, che nell’ultimo anno ha sottratto 207 ettari di aree potenziali di ripristino all’interno del perimetro urbano dei principali comuni e che potrebbero rappresentare un’importante riserva di verde fondamentale per contribuire a ridurre le temperature al suolo”.

E dire che attuando queste politiche sarebbero un po’ tutti: “Interventi locali di ripristino come l’incremento della superficie verde e, in particolare, della copertura arborea in ambiti altamente artificializzati, accompagnati da interventi di modifica della pavimentazione, possono determinare una riduzione media delle temperature superficiali di circa due gradi centigradi e un abbattimento della temperatura dell’aria nelle ore diurne compreso tra 0,5 e un grado”. A ciò si aggiunge la protezione dalle piogge: “La rigenerazione e la rifunzionalizzazione delle aree interessate dalla presenza di superfici artificializzate consentirebbero un incremento medio del coefficiente di permeabilità e, quindi, di aumentare l’infiltrazione dell’acqua di pioggia da valori inferiori al 10 per cento per le superfici asfaltate a valori che possono arrivare al 70 e al 100 per cento”.

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Fonte: QdS.it