Luigi Sturzo e Piero GobettiLuigi Sturzo e Piero Gobetti Marco Vitale 27 Ottobre 2026, 06:39...
Voglio confessare come è nata la mia conoscenza di Sturzo. Risale agli anni del liceo, primi anni Cinquanta. La cultura dominante nei giovani liceali progressisti di allora era decisamente di sinistra. Quelli più di sinistra erano decisamente comunisti. I loro riferimenti erano Stalin, Fidel Castro, Togliatti. I moderati erano democristiani di sinistra dossettiani e fanfaniani. Personaggi come De Gasperi erano per loro già vecchi. Sturzo, poi, era un vecchissimo trombone liberale che faceva battaglie di retroguardia.
Io, invece, che non mi sentivo inquadrato in nessuno di questi raggruppamenti, fui attratto da questo antico antifascista che combatteva la sua ultima battaglia per la libertà, che era antistatalista, che era contro l’industria statale, che lanciava continui allarmi contro le tre “male bestie”: corruzione, statalismo, partitocrazia, che, per il suo Mezzogiorno, per la sua Sicilia, predicava non assistenzialismo ma sviluppo alla libera impresa. È da allora che mi innamorai di questo spirito libero, profondo, coraggioso, anticonformista sempre, religioso autentico, ma mai clericale.
Luigi Sturzo e Piero Gobetti, l’incontro tra due spiriti liberi
Sono ricordi evocati da una recentissima nuova edizione di un libro importante che era diventato quasi introvabile e che il Comitato Edizioni Gobettiane ha rieditato per i caratteri del bravissimo editore “Edizioni di Storia e Letteratura”: è un libro di Luigi Sturzo edito da Piero Gobetti nel 1925, dal titolo “Pensiero Antifascista”, che raccoglie gli scritti di battaglia politica di Sturzo che vanno dall’autunno 1922 all’autunno 1924.
Come si legge nella postfazione di Paolo Bagnoli, “essi, quindi, rappresentano la testimonianza dell’ultimo operare politico di Sturzo in Italia in un periodo nel quale la progressiva conquista dello Stato da parte di Benito Mussolini si stabilizza e l’uccisione di Giacomo Matteotti testimonia di come il fascismo ritenga l’omicidio una pratica legittima di lotta politica; un atto non destinato, nel breve giro di due anni, a rimanere isolato poiché anche Giovanni Amendola e lo stesso Piero Gobetti moriranno per mano fascista”.
L’esilio di Sturzo e la lotta contro il fascismo
Quando il libro apparve, Sturzo, per l’opposizione al fascismo, dovette lasciare la segreteria del Ppi e prendere la via dell’esilio forzato il 5 ottobre 1924, esilio che sarebbe durato più di venti anni. Il libro è oggi particolarmente importante perché testimonia il bellissimo incontro tra due grandi spiriti liberi, il giovanissimo e geniale editore Piero Gobetti e il maturo leader politico, filosofo cristiano ma non clericale e neanche democristiano.
Il Partito popolare italiano e i principi di libertà e democrazia
Tutto Sturzo, anche quello delle battaglie postbelliche, è documentato nel Congresso del Ppi di Torino del 12-13 aprile 1923. Il contenuto del Congresso è bene analizzato da Bagnoli nella postfazione. Tre concetti sono fondamentali: il Ppi è un partito democratico di ispirazione cristiana, basato sul fondamento della libertà, sull’uguaglianza di tutti di fronte alla legge; il Ppi è contrario a ogni forma di clericalismo sia religioso che laico; lo spirito cristiano è inconciliabile con il fascismo. Questa inconciliabilità è la stessa che il giovanissimo Bonhoeffer dichiarerà tra cristianesimo e nazismo dieci anni dopo.
Sturzo, Giolitti e le responsabilità della borghesia italiana
Questo libro cancella la favola (che di autentica favola si tratta) che il rifiuto di Sturzo di collaborazione con Giolitti favorì il fascismo. La verità storica è che la borghesia italiana voleva il fascismo nell’illusione di controllarlo mentre Sturzo aveva capito che il fascismo non si poteva fermare con un nuovo governicchio.
La stampa del tempo ricorda che in occasione dell’ultimo discorso di Mussolini al San Carlo di Napoli, prima della marcia su Roma, in mezzo a un pubblico eccellente, bene in vista in un palco c’era anche Benedetto Croce plaudente. Poi Croce si corresse e diventò, rapidamente ma tardivamente, nemico del fascismo. Ma al momento dell’insediamento del Governo fascista, Croce, come quasi tutti, era d’accordo.
L’attualità del pensiero antifascista di Sturzo e Gobetti
Non lo era Sturzo, come non lo era il giovanissimo genio Gobetti. Perché sapevano che libertà e cristianesimo da un lato e fascismo dall’altro, sono inconciliabili. Per queste condivisioni e testimonianze pagarono entrambi un caro prezzo. Ma sono ancora tra noi, più vivi che mai, in questo montante neofascismo e neomilitarismo che si è impadronito nuovamente del nostro amato e infelice Paese.
Marco Vitale
Economista d’impresa
