Ma quando è successo che siamo diventati così?

Gianvito Pipitone

La Corda Pazza

Ma quando è successo che siamo diventati così?

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martedì 27 Ottobre 2026 - 07:00

Allora: blocco dei tir rientrato e, da domani, sembra che si riparta con la consegna delle merci negli scaffali. Il paese tira un sospiro di sollievo, perché oggettivamente, pare una buona notizia, giusto? Eppure, perché mi sembra invece che non lo sia per niente? Al netto delle infiltrazioni mafiose, su cui si è discusso, la protesta dei trasportatori contro il carovita e l’insostenibile prezzo del gasolio resta sacrosanta. Il punto, semmai, è capire se quei lavoratori abbiano ottenuto qualcosa di serio, di strutturale, o se tutto si sia risolto nella solita “mangiata di pasta” con cui, da decenni il potere, fa il gesto di mettere le mani al portafoglio, per riuscire a placare le categorie con il sangue agli occhi.

Spero poi che questi provvedimenti ad hoc per la categoria – sotto forma di ristori, crediti d’imposta, pagamenti forfettari e compagnia cantante – significhino anche una minore incidenza dei costi delle merci che finiscono a scaffale. Sennò, a spanne: non mi pare si sia risolto una beata mazza.

Di certo, i problemi restano intatti e non saranno un paio di provvedimenti di Meloni & co. che, trascinati nell’agone per i capelli, si sono dovuti impegnare a prodursi nell’ennesima torsione innaturale, facendo buon viso a cattivo gioco. Ma l’impressione è che non sia finita qua. E che siamo solo all’inizio di una lunga fase di proteste. Perché forse è arrivato – una buona volta – il momentum storico di andare/tornare in piazza. E forse stavolta tutti: studenti, padri e madri di famiglia, operai e pensionati. E magari, sia detto per inciso: in maniera civile! Senza cioè fare i furbetti e assaltare Foot Locker per divertimento …

Onestamente, però, non mi pare di aver visto in questi giorni grandi folle in piazza al Sud. A parte qualche liceo cittadino in mobilitazione. Ma forse ero distratto io. In compenso, ho sentito molti, moltissimi, lamentarsi del blocco dei camion e degli scaffali vuoti. Il panico, signora mia …

Eppure, non mi pare che le famiglie se la passino un granché bene, dalle nostre parti. Le città e i paesi sono piene di disperati che non arrivano alla terza settimana, che fanno la cernita delle bollette da pagare, che risparmiano sulle cose essenziali. Perfino sull’immondizia. Forse anche per questo alcuni, al sud, la abbandonano agli angoli delle strade. Non vi risulta?

Ecco, se davvero è così invece, che cioè i morsi della “bedda Matri du bisognu” si fanno sentire sulla carne viva delle persone, suona alquanto strano che nessuno – con l’eccezione di una piccola parte – sia sceso a manifestare in piazza in questi giorni, insieme ai trasportatori. Forse che, domanda retorica, si è persa l’ennesima occasione per far valere il proprio diritto alla dignità di cittadini? Chi lo sa …

L’impressione, in realtà, è che quaggiù da noi, non si protesta più perché protestare è da sfigati e se lo fai, sembri un poveraccio. Diciamolo … o, per citare Fiorello: dicetevelo.

Protestare e manifestare a Roma o Milano, o magari anche a Torino e Bologna è una cosa, ma nelle vaste periferie dell’impero, dai! non è figo, non è cool. Anzi, diminuisce l’hype e, soprattutto, non è instagrammabile.

A meno che – attenzione! – non si aderisca alla nuova moda su tik tok. E si scenda in piazza per spaccare tutto. Allora sì. Ma questo è un altro paio di maniche. E però non si dice! In ogni caso, meglio mandare avanti i ragazzini incappucciati, a favore di camera. Quanto a noi, ce ne possiamo stare bellamente distesi sul divano a scrollare i video che nel frattempo ci mandano immagini delle vetrine spaccate …

Ma quando diavolo è successo che siamo diventati così?

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