Le stragi di mafia del 1992 e 1993, Brusca: “Dovevano favorire Berlusconi e la sua discesa in campo”

Edoardo Ullo

Le stragi di mafia del 1992 e 1993, Brusca: “Dovevano favorire Berlusconi e la sua discesa in campo”

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Edoardo Ullo |
giovedì 10 settembre 2026 - 6:11
Le stragi di mafia del 1992 e 1993, Brusca: “Dovevano favorire Berlusconi e la sua discesa in campo”

brusca arrestobrusca arresto Edoardo Ullo 10 Settembre 2026, 08:11 Le stragi di mafia del 1992...

10 Settembre 2026, 08:11

Le stragi di mafia del 1992 e del 1993 usate da Cosa nostra “come strumento politico, come se fossero suggerite dalla sinistra”, con l’obiettivo di agevolare la “discesa in campo di Silvio Berlusconi”. Parola di Giovanni Brusca, ex boss – è colui che ha azionato il telecomando per la l’esplosione di Capaci nella quale morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta e usato l’autobomba nel 1983 che uccise il giudice Rocco Chinnici – adesso pentito e collaboratore di giustizia.

Brusca è stato ascoltato in collegamento da una località segreta nell’ambito del processo a carico di Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna imputato a Firenze per calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca.

La strategia degli attentati

Nel corso della sua testimonianza, Brusca ha parlato dei rapporti e dei colloqui avuti con Leoluca Bagarella, riferendo anche dei tentativi di Cosa nostra di avvicinare Berlusconi attraverso Vittorio Mangano. Secondo il racconto del pentito, all’interno dell’organizzazione mafiosa era stata presa in considerazione anche la possibilità di compiere ulteriori attentati nel caso in cui Berlusconi non avesse offerto il proprio sostegno. Gli attentati, ha riferito Brusca, sarebbero serviti anche “per metterlo in difficoltà”.

La deposizione si inserisce nel procedimento che riguarda le dichiarazioni di Baiardo, accusato di avere sostenuto e favorito l’ipotesi di un presunto “patto stragista” tra Cosa nostra e l’allora nascente Forza Italia. Il processo proseguirà nelle prossime udienze con altri importanti passaggi testimoniali. È infatti prevista la deposizione di Giuseppe Graviano, ex esponente di vertice di Cosa nostra condannato per le stragi mafiose degli anni Novanta.

Barbara Berlusconi: “Intollerabili accuse Brusca, si inseguono teoremi su mio padre”

Sulla testimonianza di Brusca, è intervenuta Barbara Berlusconi, la figlia dell’imprenditore e politico scomparso tre anni fa. “Trovo intollerabile che, ancora oggi, le inverosimili e ridicole affermazioni di persone che si sono macchiate dei delitti più efferati – e che parlano addirittura da uomini liberi – vengano utilizzate per alimentare l’ennesima damnatio memoria e contro mio padre”.

E sottolinea: “Da oltre trent’anni si inseguono teoremi, suggestioni e sospetti alimentati dalle solite procure. Le prove, invece, continuano a mancare”.

Barbara Berlusconi conclude: “Il processo Baiardo si è trasformato in un processo bis sulle stragi del ’93-’94, riesumando accuse contro Berlusconi e Dell’Utri già archiviate. Una vicenda giudiziaria semplicemente surreale. Mio padre non può più difendersi. Proprio per questo continueremo a farlo noi, ogni volta che sarà necessario”.

Il legale della famiglia Berlusconi: “Brusca? Già accertata la sua inattendibilità”

“L’inattendibilità delle dichiarazioni di Brusca a proposito di Dell’Utri e Berlusconi è già stata accertata in altre precedenti sentenze”. Lo ha detto Giorgio Perroni, legale della famiglia Berlusconi, in merito alle affermazioni di Giovanni Brusca sentito come testimone durante il processo di Firenze contro Salvatore Baiardo.

“Le sue parole – ha spiegato – sono state scartate dai giudici per la loro ‘fortissima ambiguità’, per le nettissime contraddizioni con altri incontrovertibili dati processuali, e sono state definite ‘del tutto inconsistenti ai fini probatori’, anche perché provenienti da un soggetto che ‘non ha voluto fornire uno spontaneo e leale contributo all’accertamento della verità’”, prosegue Perroni.

“Come può un processo diventare il pretesto per riesumare accuse su fatti già giudicati, tanto più nei riguardi di persone che neppure sono parti in causa nel procedimento? Che poi una delle persone trascinate in questa vicenda sia Silvio Berlusconi, scomparso da oltre tre anni e dunque impossibilitato per sempre a replicare, rende tutto questo non soltanto paradossale e gravissimo, ma anche vergognosamente ingiusto”, ha concluso.

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Fonte: QdS.it