scuola studenti Giulia Biazzo 2 Ottobre 2026, 06:01 ROMA – L’ignoranza è nemica della democrazia....
ROMA – L’ignoranza è nemica della democrazia. Ma anche le disuguaglianze lo sono. E nel Mezzogiorno d’Italia si intrecciano vari livelli di disparità: quelle che si riscontrano “dentro casa” e quelle che emergono dal confronto con gli altri Paesi.
Istruzione in Italia, il divario tra laureati e diplomati
L’ultima indagine Ocse “Education at glance 2026 – Panorama sull’istruzione” dimostra che sui tassi complessivi di conseguimento di istruzione terziaria (laurea e percorsi post diploma) tra i 25 e i 64 anni pesano considerevolmente le differenze regionali. Ma prima di guardare al divario interno, salta all’occhio un dato: siamo ancora molto lontani dal raggiungere la media Ocse per numero di laureati: a fronte del 43%, gli italiani si fermano solo al 22%. Contemporaneamente, però, l’Italia supera la media sia per coloro che non hanno proseguito gli studi dopo la licenza media (33%), sia per i diplomati (45%). A dimostrazione del fatto che in Italia, molto più che in altri Paesi, raggiungere il conseguimento della laurea è ancora – tutto sommato – una questione elitaria.
D’altronde, in base al rapporto annuale Istat 2026, chi ha almeno un genitore laureato ha una probabilità di laurearsi di oltre 12 volte superiore rispetto a chi cresce in una famiglia con genitori in possesso della sola licenza media. È quindi presto detto che le condizioni di provenienza pesano sul livello di istruzione che si può raggiungere.
Divario Nord-Sud nell’istruzione e nelle lauree
E quando si parla di provenienza, oltre a intendersi quella individuale, si intende anche quella geografica che apre alla questione più sistemica: che poi è quella meridionale, ancora quasi del tutto irrisolta. Infatti, a peggiorare ancora il quadro ci pensa il non trascurabile divario Nord – Sud che emerge dall’indagine Ocse.
Il rapporto inserisce l’Italia tra i Paesi più diseguali nel conseguimento di titoli di studio elevati, riportando un dato che rende plasticamente il fenomeno: tra Sicilia e Lazio ci sono ben 12 punti percentuali di differenza tra i laureati (nell’Isola sono 17% , contro il 29%).
La conferma anche negli ultimi dati Eurispes relativi al 2025, che legano inoltre il titolo di studio raggiunto ai livelli di competenze: “Sul fronte dell’istruzione il quadro nazionale mostra luci e ombre”, si legge. La partecipazione alla scuola dell’infanzia è molto alta (95%), ma il 39% degli studenti non raggiunge livelli adeguati in lettura e il 44% in matematica. I laureati tra i 25-39 anni, secondo Eurispes, sono il 30% ma il divario territoriale è netto: al Nord i giovani laureati sono il 32-35%, al Sud scendono al 23-25% e i non adeguati in matematica superano il 50% in molte province (come Crotone, Caltanissetta e Napoli).
Laurea e competenze, il titolo di studio non basta
Se infatti le differenze sui livelli di istruzione siano esemplificative del gap, occorre riportare il disclaimer che la stessa Ocse pone all’attenzione nell’indagine: “Anche se la maggior parte delle persone con elevate competenze possiede una qualifica terziaria, non tutti coloro che hanno conseguito un titolo di studio terziario hanno competenze elevate”.
Circa il 18% degli adulti con scarse competenze (media Ocse) in tutti gli ambiti possiede una qualifica terziaria, il che indica che le sole qualifiche formali non riflettono appieno i livelli di competenza degli adulti. Detto in parole semplici: la laurea non basta, almeno non sempre, per “quantificare” la cultura delle persone.
A dimostrarlo sono anche gli ultimi dati Piaac disponibili – che si riferiscono all’anno 2023 – sulle competenze per adulti. Il 35% degli adulti italiani ha una bassa competenza in alfabetizzazione (media Ocse 26%), cioè riesce a comprendere solo testi brevi mentre è una risicata minoranza (5% su una media Ocse del 12%) quella degli “ottimi performer”, cioè coloro che hanno un grado elevato di comprensione e analisi del testo. Poco più di un adulto su tre riesce a fare la matematica di base ma si blocca davanti ad un calcolo più complesso (la media Ocse è del 25%) e solo il 6% eccelle.
Competenze degli italiani, difficoltà anche nel problem solving
Infine, sul problem solving – competenza molto richiesta nel mondo del lavoro – “casca l’asino”: quasi la metà degli italiani (46%) ha difficoltà a risolvere problemi multi-step che necessitano di più variabili e monitoraggi per arrivare alla soluzione e solo l’1% si posiziona su un livello avanzato. L’Italia in ogni ambito è al quintultimo o quartultimo posto tra i Paesi Ocse.
Inoltre, secondo il 58° Rapporto Censis (l’ultimo con dati sul tema disponibili) gli analfabeti sono ancora 260.000 e i laureati sono 8,4 milioni (il 18,4% della popolazione con almeno 25 anni), ma nonostante ciò la mancanza di conoscenze di base rimane. Non raggiungono, infatti, i traguardi di apprendimento: in italiano, il 24,5% degli alunni al termine del ciclo di scuola primaria, il 39,9% al terzo anno della scuola media, il 43,5% all’ultimo anno della scuola superiore (negli istituti professionali l’80%); in matematica, il 31,8% alle primarie, il 44,0% alle medie inferiori e il 47,5% alle superiori (negli istituti professionali l’81%).
Scuola, formazione e fiducia nelle istituzioni
Ma i luoghi della formazione non servono solo ad apprendere nozioni: sono palestre di relazioni, in cui l’incontro con l’altro e la condivisione delle conoscenze permette lo sviluppo di strumenti necessari per interpretare il mondo che ci circonda. E qui, allora, la questione sollecita l’aspetto civico e pubblico dell’istruzione e l’urgenza di abbattere le differenze in termini di accesso ai più alti gradi dell’istruzione.
“Esperienze scolastische e formative più lunghe favoriscono le relazioni con persone di ambienti differenti, contribuendo a ridurre la diffidenza verso gli altri”. A dirlo è l’ultimo rapporto annuale Istat 2026, secondo cui tra i laureati oltre una persona su tre manifesta fiducia verso il prossimo, valore più che doppio rispetto a chi possiede solo la licenza media. Inoltre, i laureati esprimono maggiore fiducia anche nelle istituzioni: in particolare nei confronti del Presidente della Repubblica, nel sistema giudiziario e nel Parlamento europe.
Istruzione e democrazia, il ruolo della scuola
Dunque più scarsa e carente è l’istruzione, più scarse saranno le risorse per “leggere” il presente e farne concretamente parte, in maniera attiva e consapevole. Come sottolineato dal presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, “per costruire una visione collettiva dobbiamo essere disposti ad affrontare un difficile processo di dialogo e compromesso che richiede Istituzioni credibili, una cultura politica matura, una società civile attiva, un sistema dell’informazione che si riappropri del proprio ruolo di pilastro della democrazia nella diffusione dei saperi”.
